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“Le guerre delli atomobilisti” – Roberto Sandrucci

IMGdi Gabriele Ottaviani

Nello mondo esserci corpi sfinati e corpi corpulosi, e stanci occasioni che premiano lo sfino e stanci altre adolatte al corpuntoso; si ocorre sicuri et ripartati esse, est da prefferire come dote il grosso; si ocorre defilarse con rapidotà, melios est flessuoso esse.

 

Lithos, con una bella introduzione dell’esimio Professor Francesco Muzzioli, critico letterario e docente dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, pubblica Le guerre delli atomobilisti di Roberto Sandrucci, un testo agile, piccolo, denso e divertentissimo, una fotografia nitida, anche se presa in movimento, della realtà.

Dialetto e invenzione letteraria, frasi mangiate dalla fretta, insulti, disattenzioni, messaggi più o meno subliminali che ottundono le menti, nervi a fior di pelle che producono reazioni esplosive come le onomatopee dei fumetti, le tavole parolibere futuriste, la bambina che corre sul balcone di Giacomo Balla, all’interno di quella giungla di lamiera in cui ognuno, chi ama guidare e ancor di più chi lo detesta, trascorre giocoforza buona parte del suo tempo, e si trasforma, senza diventare però una creatura centauriforme, un uomo-macchina, ma un uomo-in-macchina, uno che dice “Sòno, dunque sóno”.

Un divertissement che si può leggere in ogni occasione: al semaforo (quelli di Piazza Ungheria o Via Tieri permettono, lunghi come sono…), in coda sul Raccordo, comodamente seduti sul divano di casa. In ogni modo, non è il caso di perderselo.

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