Libri

“La grammatica della corsa”

3517334di Gabriele Ottaviani

Forse vuole solo dirti che ti vuole bene…

La grammatica della corsa, Fausto Vitaliano, Laurana. Aveva poco più che vent’anni quando se n’è andato dal natio borgo selvaggio. E non ha conquistato il mondo, anzi. Ne sono passati più o meno altrettanti, e ora torna. Pare che il padre si sia suicidato, ma non è che tutti i tasselli collimino alla perfezione, tutt’altro. Il ritorno, come sempre, porta inoltre con sé la speranza di un vivificante cambiamento e insieme un misto di sensazioni contrastanti dovute al ritrovarsi mutati in contesti familiari ma che non si riconoscono più completamente: come gli amici di un tempo, che nel corso della propria storia hanno mutato vita, interessi, abitudini, opinioni, atteggiamenti. Inoltre, come se non bastasse, un commissario, che non eccelle in nulla ma non si ferma di fronte a niente, è coinvolto in un’inchiesta che non mancherà di generare conseguenze ben più che semplicemente significative… Con prosa fluida e cristallina Vitaliano trascende il genere per raccontare, bene, l’umana natura e le sue contraddizioni.

Standard
Libri

“Il pranzo della domenica”

41bhmBxbvEL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La fiducia in te non è mai stata messa in discussione, vorrei solo capire quali saranno le prossime mosse.

Il pranzo della domenica, Paolo Panzacchi, Laurana. Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice, si sa, è invece disgraziata a modo suo. E soprattutto ogni nucleo, piccolo o grande che sia, nasconde, grande o piccolo, un segreto. Quello che pende come la proverbiale spada dell’arcinoto Damocle sulla tranquillità che gli Arienti hanno impiegato non poco a costruire, e che entra in crisi come fosse un’azienda, con le conseguenze che ognuno può facilmente immaginare, è gigantesco. Così come l’ondata di eventi che travolgerà tutto… Adrenalina allo stato puro per questo noir profondo e sottilissimo, da non lasciarsi scappare.

Standard
Libri

“Storia di due donne e di uno specchio”

41uQ2MAQpKL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

–          Stai bene?

–          Sì – mento – Sto bene.

Lei aveva venticinque anni quando la mamma le è morta di tumore ai polmoni ed è rimasta sola col padre che poi si è ammalato e ha iniziato ad accudire senza smettere di litigarci finché poi un giorno non ce l’ha fatta più, l’ha affidato a Valentina, una brava donna della Romania, di fatto però un’estranea, ed è scappata da Vicenza a Bari. Non ha un lavoro. Non ha nulla. È allo sbando. Si chiama Alessandra. Torna al nord per il funerale di Lisa. Che ha lasciato sola. Che era già malata quando se n’è andata. Che però ne parlava bene con gli altri. Con lei non parlava più invece da due anni. Dal distacco. Dalla fine. Dalla rottura. Non si era più ricomposto nulla. E adesso è troppo tardi. Ma con gli altri Lisa, della cui morte Alessandra ha saputo da Valentina, le riservava parole gentili: questo le dice Marta, giovinetta di un paesino presso Roma trasferitasi a Padova per il conservatorio e poi rimasta in Veneto per insegnare musica nella stessa scuola di Lisa, durante il cui estremo saluto si incontrano. E… Storia di due donne e di uno specchio (Edoardo Zambelli, Laurana) è un romanzo di sensibilità insolita e piacevolissima. Da non perdere.

Standard
Libri

“Pura razza bastarda”

41nIfB33ssL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A pensar male ci si azzecca sempre.

Pura razza bastarda, Paolo Grugni, Laurana. La storia d’Italia è lunga, complessa, dolorosa, costruita spesso sul sangue, e questo non è che l’inizio: il Novecento, il secolo breve per antonomasia, è stato quello delle guerre, della dittatura, della nascita della repubblica, degli anni di piombo. Paolo Grugni, con stile impeccabile, appassionante, mozzafiato, che tiene destissima in ogni istante l’attenzione del lettore, che si ritrova catapultato sin da subito in un passato talmente recente da essere ancora una ferita sanguinolenta nel corpo della società, prende le mosse dalla Milano del millenovecentosessantacinque per raccontare la malavita e non solo, e, attraverso il destino e le sorti umane e progressive di Sergio Malfatti, suo protagonista e filo conduttore, personaggio caratterizzato molto più che solidamente, ex partigiano membro ora delle forze di polizia, le bombe, le stragi, il terrorismo, la loggia massonica P2, i tentati colpi di stato, i servizi segreti deviati, la corruzione, la mafia, organismo proteiforme in continuo mutamento, osservato per la prima volta da un’angolazione settentrionale, tutti i tasselli, in definitiva, del mosaico del nostro mondo. Monumentale: da non lasciarsi sfuggire assolutamente.

Standard
Libri

“La traiettoria dell’amore”

cop_volpe.jpgdi Gabriele Ottaviani

“Le nostre azioni non ci appartengono mai veramente”, dice.

La traiettoria dell’amore, Claudio Volpe, Laurana. Giuseppe è un uomo come tanti. Fa un incidente, come sventuratamente può succedere a tutti, per una serie infinita di motivi. Del resto si chiamano incidenti proprio perché capitano, perché le due rette che definiscono due diverse traiettorie di due distinte esistenze arrivano in un momento qualsiasi e in un punto qualunque a incrociarsi. Entrano in contatto, collidono. E tutto cambia, perché ogni azione non solo prevede com’è noto una reazione uguale e contraria, ma perché ogni atto ha le sue conseguenze. Niente è né può essere più come prima, quando si è innescato il lento e inesorabile crollo del domino nulla può impedirlo, a meno che non si decida di intervenire, di interferire profondamente, dall’esterno. Giuseppe non accetta Andrea. Non le parla da anni. Andrea è sua sorella. Fa la tatuatrice. Ama Sara. Che era una prostituta. Il tempo passa però, e la vita, è noto, ama giocare come una marionettista dispettosa con i destini degli uomini e delle donne. Il cupo tonfo della lamiera sul corpo è il rumore dell’epifania della nuova consapevolezza: Claudio Volpe conferma l’efficacia della sua vena di narratore, con una prosa limpida, precisa e solida che non lascia nulla al caso, e che descrive con profonda credibilità l’ampia gamma delle dinamiche dei sentimenti e delle opere degli individui, che sempre si pongono le medesime domande, che sempre si prefiggono lo stesso obiettivo. Ovvero la felicità. Presentato all’edizione del premio Strega prossima ventura, è da leggere.

Standard
Libri

“L’odore acido di quei giorni”

copertina_6di Gabriele Ottaviani

Non appena finimmo di parlare, la telefonata mi sembrò già un ricordo legato a una persona morta molti anni prima.

L’odore acido di quei giorni, Paolo Grugni, Laurana. Il millenovecentosettantasette è uno di quegli anni che nella storia recente del nostro paese hanno senza dubbio rappresentato un momento di svolta. Quantomeno per quel che sarebbe potuto essere e che invece non è stato, tant’è che in realtà è forse in misura maggiore a posteriori, con lo sguardo di oggi, che si sottolineano quegli aspetti che in nuce avrebbero forse potuto determinare per l’Italia una svolta decisiva e più moderna, meno distante da quel modello della socialdemocrazia di stampo mitteleuropeo e ancor di più scandinavo, per esempio, tanto evocato e vagheggiato e mai raggiunto. Nel millenovecentosettantasette prende il via il processo per la strage di Piazza Fontana, Luciano Lama, segretario della CGIL, viene violentemente contestato all’Università La Sapienza di Roma, è fatto letteralmente bersaglio da autonomi e indiani metropolitani e costretto ad abbandonare il comizio, nasce il movimento del ’77, per l’appunto, Renato Vallanzasca viene arrestato, i radicali chiedono l’imputazione del presidente della repubblica Leone per lo scandalo Lockheed, il ministro dell’interno Cossiga, che vieterà anche per un certo periodo qualsiasi tipo di manifestazione pubblica, manda i carri armati a Bologna per porre fine a delle manifestazioni, Mistero buffo di Dario Fo si becca tutti gli strali possibili e immaginabili da Vaticano e DC, Indro Montanelli viene gambizzato, Walter Rossi viene ucciso: e non sono che alcuni degli eventi di quei dodici mesi sospesi tra utopia e tragedia, tra aneliti e morte. Come quella degli animali travolti dagli automobilisti che tra Persiceto e San Giacomo del Martignone, in provincia di Bologna, Alessandro recupera dall’asfalto ogni mattina. La sua storia però comincia prima, e non solo perché quando rientra a casa con quello che gli sembra un cadavere – ma non d’animale, bensì di donna – il millenovecentosettantasette ancora non ha fatto capolino dalla piccola risma di fogli del calendario dell’anno nuovo, visto che è il quindici di dicembre del millenovecentosettantasei, ma perché un tempo lui era il Dottor Bellezza. Poi, un giorno, le BR… La nuova edizione del romanzo di Grugni è una spedizione alla ricerca della verità, scritta con uno stile che vibra di passione civile: da non perdere. Per capire, pensare e abbandonarsi a una prosa che conquista.

Standard
Libri

“Sotto un altro cielo”

1460060754_LAURANA-Rimmel-028-Sotto-un-altro-cielodi Gabriele Ottaviani

Quando la sera giunse portando con sé un leggero e fresco vento, le bambine erano tutte pronte, pulite e in perfetto ordine. Avevamo fatto indossare loro vestiti neri che lasciavano il volto perfettamente visibile. I miliziani giunsero accompagnati da un frastuono di risate e grida euforiche. Quello che doveva essere il comandante se ne stava in prima linea col suo kalashnikov tra le braccia. Indossava una tunica bianca e la barba nera e riccia era molto lunga. Gli uomini erano più di venti mentre le bambine poco meno di dieci. Sentimmo i miliziani discutere animatamente sull’ordine col quale si sarebbero potuti prendere il proprio piacere; discussione che si fece ancora più accesa quando li accompagnammo nella stanza dove le bambine aspettavano in religioso silenzio. Sentimmo gli uomini fare a gara per conquistarsi la preda che più preferivano mentre il comandante, individuata quella di sua spettanza, già si avviava con lei in un’altra stanza. Le ore seguenti trascorsero all’insegna di violenti gemiti di piacere e di guaiti soffusi provenienti dalle giovani donne. “Sono tutte vergini”, mi disse una compagna, “loro le vogliono così”.

Dacia Maraini, Giampiero Rossi, Gianfranco Di Fiore, Renato Minore, Francesca Pansa, Pierfrancesco Majorino, Simone Gambacorta. Questi, insieme a Claudio Volpe (dal cui Donne di ferro si trae la citazione iniziale), che scrive anche la postfazione e cura la raccolta, nata da una sua idea e ulteriormente impreziosita dai contributi di Paolo Di Paolo, Alessandro Di Meo – autore pure della bella foto di copertina – e Michela Marzano, sono i prestigiosi autori dei racconti – belli, densi, intensi – di Sotto un altro cielo, Laurana editore. Un libro importante, da leggere per un semplice e chiaro dovere di civiltà. Perché il tema, trattato senza retorica, è la migrazione. La fuga. Il viaggio. Il bisogno. Il futuro. Di una vita migliore. Per sé e per i propri cari. L’impossibilità di restare lì dove il mondo ricco vorrebbe che si stesse, lontano dagli occhi e dal cuore, la necessità di affrontare l’ignoto, il pauroso, il terribile, aggrappati a un filo esilissimo chiamato speranza. Da non perdere.

Standard