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“I sonnambuli”

7134n1h1giL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

L’eredità della storia serba pesò fortemente sull’atteggiamento che Belgrado assunse nell’estate del 1914…

I sonnambuli – Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Christopher Clark, Laterza. Traduzione di David Scaffei. Finché i problemi non ci toccano da vicino, si sa, è difficile, per non dire impossibile, averne piena coscienza: è decisamente umano, accade di continuo, e chi ha più strumenti di norma paradossalmente è spesso il primo a sottovalutare azioni, reazioni, conseguenze. La società della belle époque si è dunque neghittosamente ritrovata immersa nella ribollente carneficina della prima guerra mondiale, in apparenza dalla sera alla mattina, mentre i segnali, in verità, c’erano eccome, come questo testo semplicemente straordinario, un vero e proprio paradigma della ricerca storica, racconta con dovizia di dettagli. Da leggere, assolutamente. Per conoscere, riflettere, capire, imparare, migliorare; la storia è una grande maestra, facciamo in modo di smentire Gramsci: che non le manchino gli allievi…

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“Storia del diritto nell’Europa moderna e contemporanea”

312G9Ji14KL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La politica di riforme adottata da molti principi europei è stata definita con l’espressione di assolutismo illuminato…

Storia del diritto nell’Europa moderna e contemporanea, Mario Caravale, Laterza. Giurista, storico, docente, allievo di Calasso e Astuti, Medaglia d’oro per i benemeriti dell’Università e della scienza, Premio Scanno per il diritto, Premio Giovanni Cassandro per la storia del diritto italiano, esperto di medioevo, età moderna e contemporanea, autore di manuali nei quali ha sempre sottolineato la necessità di inserire ogni riferimento nel contesto appropriato per poterne comprendere pienamente la reale portata e la completezza d’informazione, fine esegeta e ricostruttore dell’evoluzione in senso diacronico, diatopico, diafasico e diastratico della la storia del diritto sulla base del principio della pluralità dei cosiddetti ordinamenti giuridici, evidenziando il bisogno di rivolgere un’attenzione peculiare al ruolo della consuetudine, che fino ai codici del secolo decimonono è stata in quest’ambito una fonte prevalente, e della giurisdizione, che a lungo comprese anche la funzione legislativa, Caravale è, nel settore, un vero e proprio nume tutelare. E il volume è una pietra miliare, da leggere, rileggere e far leggere.

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“L’Italia è un sentiero”

71S4gdOjwZL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La strada si inoltrava nelle terre sannite…

L’Italia è un sentiero – Storie di cammini e camminatori, Natalino Russo, Laterza. C’è chi sostiene che un vero viaggio si possa percorrere solo a piedi, perché così il contatto col mondo circostante è diretto. E l’Italia è fatta per le passeggiate, in effetti, del resto: il cammino ha un valore storico, sociale, culturale, finanche economico, simbolico, allegorico, politico, religioso, morale. Natalino Russo, con cura e bello stile, guida con mano sicura il lettore alla scoperta del nostro territorio e della nostra storia: da leggere.

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“Gli interessi in comune”

615TZfF0hIL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ottobre. Sono le otto e mezza. Suona la sveglia in camera di Federico Melani. Prima ancora che la mente si renda ben conto, un braccio esce da sotto le coperte e la spegne. Sono le undici. Il sole debole d’autunno che filtra dalla finestra sveglia di nuovo il Mella, che rimane sotto le coperte calde fino a mezzogiorno e quaranta. “Se mi muovo, ce la faccio a prendere il treno dell’una e ventotto,” pensa. Il Mella riesce ad alzarsi solo a mezzogiorno e cinquantotto, sicché gli tocca vestirsi di corsa con quel che trova, saltare la colazione, prendere lo zaino e avviarsi in bici verso la stazione. Un cannino in bagno, però, il tempo di farselo lo trova. Con quella botta brutta che ti cala addosso come una coltre tigliosa quando fumi al mattino senza aver preso il caffè, traversa Figline in macchina quasi senza aprire gli occhi, trova il parcheggio pieno zeppo, bestemmia tra sé, parcheggia in una strada lontana, si trascina a piedi verso la stazione, prende un treno al volo e sprofonda in un sedile. Per fortuna non c’è nessuno che conosco… Figlinesi bastardi, pensa. La mezz’ora passa veloce. Il Mella scende al binario sedici di Santa Maria Novella, si accende una sigaretta per placare la fame che gli sta montando addosso, poi ci ripensa, la butta e si infila al McDonald’s. Esce sazio e si pente di essere entrato perché se c’è una cosa che gli fa schifo è quel puzzo indefinibile e dolciastro che rimane sulle mani dopo che hai mangiato le pepite di pollo. Ripresosi dallo stono con un caffè, il Mella si fuma un’altra MS, fa un rutto di pollo unto e sale sull’autobus 17, direzione Anfiteatro…

Gli interessi in comune, Vanni Santoni, Laterza. Vorrebbero andarsene, ma non fanno altro che tornare, vorrebbero essere consapevoli, ma non fanno altro che stordirsi, vorrebbero la felicità ma non credono nemmeno al mero benessere, che in effetti non è altro che un’effimera patina fatta di nulla mescolato con niente, materia vacua, vuota, inconsistente, solo e soltanto apparenza, completamente priva di sentimento e di senso. Sono giovani, giovanissimi, è il millenovecentonovantacinque, sono ragazzi, fragili, belli, indomiti, pieni di vita e timorosi della morte, che evitano ma sfidano, sono un gruppo d’amici, ma quel fazzoletto di Toscana per loro è angusto, ma è la cosa che più somiglia al loro posto nel mondo, al trampolino di lancio per una vita futura che anelerebbero non fosse troppo agra, anche se non sperano granché che possa capitare qualcosa di realmente esaltante. Forse. A meno che… Vanni Santoni, con maestria estrema e credibilità rara, dipinge il ritratto rubizzo della giovinezza. Da leggere, rileggere e far leggere.

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“La guerra per il Mezzogiorno”

818zYYg1OGL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le autorità reagirono sempre con fermezza contro i religiosi che sostenevano i briganti…

La guerra per il Mezzogiorno – Italiani, borbonici e briganti 1860-1870, Carmine Pinto, Laterza. È terra di conquista pressoché dalla notte dei tempi, e i governanti che si sono avvicendati al potere in quelle terre benedette dalla presenza di molte risorse si sono ben guardate dallo sfruttarle in modo che la ricchezza potesse essere condivisa e ridistribuita: quando poi Garibaldi ne fa dono ai Savoia, per certi versi è l’inizio della fine. La dinastia che infatti ha avuto il grandissimo merito di unire un paese nato diviso esporta i suoi usi e costumi senza tenere conto delle specificità territoriali, e non ci vuole molto perché cominci a serpeggiare la sensazione di essere stati nuovamente truffati, nonché di essere semplicemente passati di mano, da un padrone a un altro: il brigantaggio, per certi versi, è stato dunque anche espressione di un anelito di libertà e autodeterminazione, e Pinto lo racconta in un testo dotto, ricco, leggibile, istruttivo.

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“12 dicembre 1969”

811ZOMojj3L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Chi è Mariano Rumor? Un uomo apparentemente mellifluo, con un atteggiamento politico pragmatico.

12 dicembre 1969, Mirco Dondi, Laterza. L’Italia ha una storia giovane, in fondo ha poco più di centocinquant’anni. E sono diverse le date fondamentali nel corso della sua vicenda. Una di queste è senza dubbio quella che dà il titolo al volume, dal ritmo serrato, ricchissimo di dettagli e particolari, approfondito, minuziosamente indagatore, scritto da Mirco Dondi: il giorno che ha dato inizio alla stagione del terrorismo. Delle stragi. Degli anni di piombo. Scoppia, in una banca, una bomba, facendo decine di morti e feriti. È stato sferrato un attacco al cuore dello stato. Alle istituzioni. Al potere. Alla legalità. Ma tanto deflagrante è l’esplosione quanto devastante è l’affioramento della rete di connivenze con il crimine, che ancora non è affatto stato sconfitto… Da non perdere.

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“Piccola città”

7109g6MR5ZL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Vedo la piccola città e i suoi abitanti. E vedo gli struzzi e la sabbia. E vedo mio padre dentro questa sabbia.

Piccola città – Una storia comune di eroina, Vanessa Roghi, Laterza. Si dice sempre che non vi sia nulla di più semplice che parlare di ciò che si conosce bene. In realtà non è così in ogni caso. Talvolta è infatti assai arduo affrontare determinati argomenti che ci toccano da vicino, che sfiorano corde dolorose, che pizzicano e solleticano nervi scoperti, prendendo le mosse da un punto di vista personale. Al tempo stesso però è altrettanto evidente come sia necessario farlo, per liberarsi e per darne testimonianza, eternarne la memoria, poiché chi non ricorda è destinato a rivivere, e di norma in modo ancora peggiore. C’è un’intera generazione che è dimenticata perché non esiste più. Uccisa dalla droga, spesso nell’indifferenza, se non nella riprovazione, generale. Vanessa Roghi parla di questo, e di molto altro, con delicata empatia antiretorica. Da leggere.

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“La filosofia di Enzo Jannacci”

41Vl-u86gUL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Quattro frasi senza dire che il treno è là

com’è triste quel lamento, non lo vuole neanche il vento

mentre questa vita va. (Due gelati)

La filosofia di Enzo Jannacci – Storie di un barlafuus, Isabella D’Isola, Domenico Laterza, Raffaele Mantegazza, Simone Porro, Mimesis. Medico di chiara fama, è ancor più noto per la sua attività artistica: uomo ironico, coltissimo, brillante, divertente, geniale, che mai e poi mai ha dato l’impressione di prendersi sul serio pur essendo persona di assoluta serietà, perché la sostanza non necessita dell’apparenza, scomparso a settantotto anni ancora da compiere ormai più di un lustro fa, rivive in primo luogo nelle sue canzoni, storie, affreschi, veicolo di messaggi e contenuti di chiara impronta etica, civile, morale, politica, social, culturale: l’esegesi qui proposta è approfondita e da non lasciarsi sfuggire assolutamente.

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“A sinistra”

415+qCKm8+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’esempio storico che richiama l’incompatibilità tra impero e moltitudine è San Francesco.

A sinistra – Il pensiero critico dopo il 1989, Giorgio Cesarale, Laterza. Giorgio Agamben, Alain Badìou, Étienne Balibar, Luc Boltanski, Wendy Brown, Judith Butler, David Harvey, Ernesto Laclau, Jacques Rancière, Wolfgang Streeck e tanti altri sono tra i principali pensatori dell’era contemporanea di cui, con prosa dotta ma mai ostica, e per il tramite di un’abbondante messe di citazioni, nessi e riferimenti, Giorgio Cesarale, professore associato di filosofia politica, laureatosi con una tesi su contrattualismo e modernità nella filosofia politica di Jacques Bidet, addottoratosi tredici anni or sono discutendo un elaborato in merito alla teoria hegeliana della società civile nella filosofia del diritto,  traccia un dettagliatissimo ritratto. E prendendo le mosse da costoro l’esegesi e la riflessione si fanno ancora più ampie: la caduta del muro di Berlino infatti non è stato il solo semplice e fragoroso schianto di un manufatto protervo, bensì ha incarnato lo sfarinamento di una visione del mondo sconfitta dalla storia di cui però non mancano i nostalgici, e che ha prodotto, in Italia, dove esisteva il maggiore partito comunista d’occidente, ma non solo, dubbi, sconcerti e meditazioni in merito al senso stesso delle ideologie progressiste. Da leggere.

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“25 aprile 1945”

515ZtgwhT9L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Chissà come sarebbe andata, se Mussolini fosse tornato.

25 aprile 1945, Carlo Greppi, Laterza. È uno dei giorni più importanti della storia d’Italia, paese dalla memoria corta e in cui si tende a perdonare tutto, specialmente l’imperdonabile, e a ridiscutere tutto, specialmente l’indiscutibile. Ne viene celebrato ogni anno il ricordo. Significa liberazione. Che è cosa con ogni evidenza strettamente connessa alla libertà, ma al tempo stesso ben diversa da essa. Perché la liberazione è sia il recupero che il ritrovamento della libertà, dopo l’asfissia, lunga, lunghissima, quasi completamente esiziale, dell’oppressione. Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri e Luigi Longo sono pressoché coetanei e compaesani, le loro vite sono strettamente intrecciate le une alle altre: sono uomini che hanno combattuto il nazifascismo e tentano di fare in modo che la fenice di una nazione dalle vicende appassionanti, appassionate, complesse e complicate ancora una volta risorga dalle sue ceneri e si libri in volo perso il sole dell’avvenire e la felicità: il racconto di Greppi, avvincente e dettagliatissimo, è bello e importante, dal punto di vista morale, civile, civico, sociale, politico, etico, culturale.

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