cultura, Libri

“Mare in fiamme”

MARE IN FIAMME COVERdi Gabriele Ottaviani

Vedrai che avremo presto notizie…

Mare in fiamme, Francesco Troccoli, L’asino d’oro edizioni. La Libia è vicina, ma al tempo stesso lontanissima: diversi gli usi, i costumi, le condizioni, convenzioni, situazioni e connotazioni sociali, economiche, culturali, politiche, religiose. Eppure la storia di questo grande paese che fu l’avventura coloniale di un’Italia che se ne tornò al di là di quello che tutto sommato non è che un piccolo braccio di mare con le pive nel sacco parlando di uno scatolone di sabbia è strettamente connessa, in primo luogo proprio per questo motivo, a quella dello Stivale: ed è una storia che purtroppo spesso si declina attraverso abusi, soprusi, delitti, misteri. Che seducono e inquietano, e che non ci si può esimere dal tentare di svelare, per raggiungere la verità e la consapevolezza. Troccoli indaga la storia attraverso il romanzo e la narrativa per il tramite delle testimonianze dei fatti, descrivendo una parabola umana molteplice e variegata che valica il tempo e le generazioni e costringe a fare i conti, soprattutto con sé stessi. Da non perdere, magnetico sin dalla splendida copertina.

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Libri

“Il giardino delle verità nascoste”

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Anche a distanza di anni Nora ricordava il numero esatto di quelle mele…

Il giardino delle verità nascoste, Paola Cadelli, L’asino d’oro edizioni. Il giorno dopo la caduta del muro di Berlino la vita terrena di Giacomo – esule istriano, libraio e padre di tre figli (Lorenzo, autore di acclamati gialli, Giorgio, biscazziere da strapazzo, e Rachele, mamma casalinga di un’adolescente che punta a fare splendida mostra di sé sulle più sfavillanti passerelle, Ludovica) cresciuti assieme alla premurosa governante Nora dopo la fuga della madre di questi ultimi, Angelica – si interrompe per sempre. I fratelli si ritrovano dunque nella casa d’infanzia, quella del faro, protesa verso l’Adriatico come una nave. Dalla terrazza, però, è precipitato un uomo, e della sua morte è accusata nientedimeno che Nora… Ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, potente, solido e riuscito, il romanzo di Paola Cadelli – cardiologa nata ad Aviano, formatasi a Padova e ora residente a Pordenone, narratrice abile e capace – inserito nella prestigiosa longlist di quest’anno di una delle più importanti rassegne letterarie italiane, il Premio Comisso, giunto alla trentanovesima edizione,  è interessante e appassionante.

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“Non piangere”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Come se niente fosse, l’episcopato spagnolo, venduto agli assassini, benedice il terrore che costoro instaurano in nomine Domini. E come se niente fosse, tutta l’Europa cattolica resta a guardare senza aprire bocca. Davanti a tanta immonda ipocrisia, Bernanos prova un indicibile disgusto. A distanza di anni, anch’io provo la stessa sensazione.

Non piangere, Lydie Salvayre, L’asino d’oro, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala. Agli albori del secondo decennio del ventunesimo secolo Montse è un novantenne che racconta alla figlia gli ultimi ricordi che ha, visto che la sua mente è minata dall’infame erosione di un male che non lascia scampo ai suoi pensieri, alla sua identità, alla sua essenza di uomo. Ha perso tutto, tranne le immagini di quel tempo glorioso e doloroso, pericoloso e impavido, eloquente finanche nel silenzio, punteggiato dal macabro fragore delle armi, strumenti mortiferi in una guerra fratricida, tra speranze di libertà, orge di prevaricazione e atroci connivenze tra poteri, come raccontato dalla voce di Bernanos, che si alterna a quella del ragazzo che nel millenovecentotrentasei aveva quindici anni e in Spagna si avviava a grandi passi insieme al fratello José verso la città, laddove pensava fosse possibile veder sorgere il sol dell’avvenire. Di romanzi come questo, forti, potenti, entusiasmanti, caratterizzati nel dettaglio sia per quanto riguarda i ritratti intensi e credibili dei personaggi sia per gli ambienti, profondi, mai banali, avvincenti ed emozionanti ne nascono davvero pochi, come virgulti che bucano faticosamente l’asfalto e si fanno forza nonostante tutto: motivo in più per non lasciarselo sfuggire.

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“Sul corno del rinoceronte”

di Gabriele Ottaviani

Gocce di pioggia cadono sul parabrezza come colpi di fucile, tirandomi fuori dai ricordi e riportandomi con il pensiero al frastuono della rivolta. Se le nostre emozioni sono dentro l’acqua, come pensava Meriem, in questo improvviso temporale c’è il riflesso del profondo tormento dei tunisini e il desiderio di ricostruire il paese. Di assistere alla nascita di una nuova Tunisia purificata.

La ricerca della propria identità talvolta può passare anche attraverso una corsa in taxi: Hedi, moderno Virgilio, è la guida di Mary in una Tunisia in cui il vento di cambiamento spira fresco e forte insieme allo zefiro capriccioso della precarietà. Si susseguono i ricordi, in particolare quelli che la vedono insieme a Meriem, appena morta. Per questo Mary è in Africa, per partecipare al suo funerale, e dall’aeroporto di Tunisi deve raggiungere la città natale dell’amica, Kairouan. La rivoluzione interiore e quella di piazza si intrecciano nel valido tessuto narrativo, insieme alla fusione di due culture diverse. Sul corno del rinoceronte di Francesca Bellino per L’asino d’oro è un libro di viaggio, nello spazio, nel tempo e nel cuore, bello e scorrevole: una buona occasione per leggere.

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