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“Cala il sipario”

di Gabriele Ottaviani

Nudo, era uno spettacolo meraviglioso…

Cala il sipario, Josh Lanyon, Triskell. Traduzione di Raffaella Arnaldi. Il finale, a causa di una banale quanto orrenda e infida caduta per le scale, rischia di essere tragico per l’Agatha Christie a stelle e strisce, ormai diversamente giovane e che per anni ha funto da mentore per Kit Holmes, scrittore di gialli che non può sottrarsi all’appello, anche se aiutare la donna significa interrompere il fine settimana ad alto tasso di coccole e sesso con il nuovo amore, Moriarty: se a questo si aggiunge un pericoloso criminale… Un piacevolissimo divertissement.

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“Qualcuno ha ucciso il mio editor”

di Gabriele Ottaviani

Abbandonai quel pensiero; avremmo complicato tutto, e l’ultima cosa che volevo erano le complicazioni. Semplice, rapido, caldo sollievo. Ecco qual era lo scopo. La sua pelle ambrata riluceva per il sudore, e il suo cuore martellava forte contro il mio…

Qualcuno ha ucciso il mio editor, Josh Lanyon, Triskell, traduzione di Raffaella Arnaldi. Miss Butterwith è la geniale detective, con tanto di irresistibile gatto dall’intelligenza sopraffina, nata dalla fantasia di Christopher Holmes, giallista sufficientemente misantropo che da lustri e lustri le deve la sua fortuna. Ma i gusti del pubblico cambiano, e non è facile continuare a intercettarli. Così Holmes è costretto a cambiare, ma nel cammino si imbatte in un delitto niente affatto su carta, ma in carne, ossa e sangue. E per di più anche in un editor che al colore del grano preferisce il rosa… Intrigante, da leggere.

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“Gli omicidi dei Monuments Men”

cover500 (1)di Gabriele Ottaviani

Jason lasciò che la porta del suo ufficio si chiudesse alle sue spalle…

Gli omicidi dei Monuments Men, Josh Lanyon, Triskell, traduzione di Raffaella Arnaldi. Bersaglio di uno stalker, Jason West, agente speciale della squadra dell’FBI che si occupa dei crimini artistici, dedito con abnegazione al lavoro, per la cui scelta ha svolto un ruolo fondamentale l’ammirazione provata nei confronti del suo idolo da sempre, il nonno, un eroico reduce della seconda guerra mondiale, non ha tempo per dedicarsi ai suoi problemi personali, né ha voglia di affrontarli: è proprio però il nome di suo nonno, il capitano di corvetta della Naval Reserve Emerson Harley, che rischia, a decenni di distanza, di essere infangato irrimediabilmente. Jason non può esimersi dal gettarsi a capofitto nell’impresa: al tempo stesso, però, qualcun altro ordisce oscure e infide trame alle sue spalle… Intrigante.

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“Gli omicidi del mago”

cover500di Gabriele Ottaviani

La morte non gli donava. Non dona a nessuno, ma in particolare non donava a Michael Khan. In parte perché era appeso a rovescio. La forza di gravità, la pressione del cervello che scorreva verso la testa… una scena di grande impatto, sconvolgente. Jason cercava di togliersi dalla mente l’immagine degli occhi sporgenti e iniettati di sangue di Khan e della sua lingua gonfia che spuntava dal viso rosso-verdastro, ma sapeva dall’esperienza che l’uomo avrebbe popolato i suoi incubi per un po’. Come diavolo dovevano essere i sogni di Sam? Ah, giusto. A malapena dormiva. Non c’era da stupirsi. Jason riprese a osservare il cadavere. L’appeso. Aveva riconosciuto la messa in scena, prima ancora che il medico legale dell’ufficio del coroner della contea di Laramie scoprisse la carta dei tarocchi infilata in una tasca dei pantaloni del morto. Quella carta era uno degli arcani maggiori del mazzo dei tarocchi.

Gli omicidi del mago, Josh Lanyon, Triskell, traduzione di Raffaella Arnaldi. Jason è la punta di diamante della divisione dell’FBI che si occupa di crimini artistici e dopo essere stato investito da un’auto si trova in convalescenza nel Wyoming a casa del capo dell’Unità analisi comportamentale Sam Kennedy: qui viene raggiunto dalla richiesta di prendere parte come consulente a un’indagine in merito al furto di una inestimabile collezione di poster vintage di magia, di proprietà di Kubla Khanjurer, mago part-time assai odiato e accusato di aver svelato i segreti ben custoditi degli illusionisti professionisti, che nello spazio di un sospiro viene rinvenuto cadavere. Parrebbe un banale, ammesso e non concesso che l’aggettivo sia appropriato, assassinio per vendetta. Ma… Intrigante.

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“Il fantasma non ha pagato il conto”

91OrfcVJg5L._AC_UY218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fiamma divina? Ma che voleva dire? Quel vegliardo si sarebbe trovato bene all’Alston Estate, insieme alla vecchia Miss Dembecki e all’inquietante Mr. Teagle. Perry rispose educatamente: «Immagino che si debba essere portati.» La buona nuova era che l’uomo non sembrava più ritenerlo in combutta con gli “uomini scheletro”. Come leggendogli nel pensiero, l’anziano chiuse di scatto l’albo e gli porse la mano. «Mi chiamo Horace Daly. Vorrei ringraziarti per quello che hai fatto per me prima, e mi scuso se non sono stato più… cortese.» «Va bene così,» rispose Perry. Sperava che non avesse intenzione di tenersi il suo albo. «Mi…» «No, non va bene,» disse l’uomo con sincerità. «Ma è difficile spiegare senza sembrare uno squinternato totale.» Uno squinternato? Horace Daly pareva proprio avere il gusto del melodramma. D’altronde viveva in un hotel quasi interamente abbandonato ed era stato appena attaccato da tre tizi in costume da scheletro: forse il melodramma per lui era all’ordine del giorno? Perry aprì la bocca per… be’, per cosa, non era sicuro. Per chiedere a Horace se gli servisse aiuto per tornare a casa? Domandargli se voleva sporgere denuncia? Perché di certo era ciò che avrebbero dovuto fare. Chiamare la polizia. Più aspettavano, minori probabilità avevano di… Ma chi voleva prendere in giro? A quel punto avevano zero chance di prendere gli assalitori. L’uomo lo stava ancora osservando con l’intensità di una fiamma. Quando lo fissava così, quasi… in un certo senso… gli sembrava familiare. Aveva già visto Horace in passato? Dove? Perché aveva come la strana sensazione di averlo incontrato in chiesa? Perry non andava in chiesa da quando aveva lasciato la casa dei suoi genitori, quasi due anni prima, ed era piuttosto certo che l’uomo non fosse presbiteriano. Horace, sempre immerso nei propri pensieri, dichiarò in quella sua maniera solenne e seria…

Il fantasma non ha pagato il conto, Josh Lanyon, Triskell. Traduzione di Raffaella Arnaldi. Perry vive a Los Angeles con Nick, amato che l’ama, ma Horace, anziano divo del cinema horror e ora proprietario di un vetusto albergo, gli chiede aiuto poiché a quanto pare oscure presenze gli danno molto filo da torcere, e dunque Perry mette per un po’ da parte la sua quotidianità e dà la priorità a questa gentile richiesta. Naturalmente le conseguenze andranno ben oltre l’atteso e l’immaginato, perché non è certo dell’ira di qualcuno di incorporeo che bisogna avere timore, bensì… Divertente, coinvolgente, piacevole.

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