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“L’amico degli ultimi”

51Rq+nA87HL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Noi abbiamo fatto sempre una resistenza passiva, non siamo state capaci di fare di più, i tempi non ce lo permettevano. Ci arrestavate, ci mandavate in carcere, ci comminavate multe sostanziose, ma il giudice ci rimandava a casa subito e voi tornavate ad arrestarci ancora, finché i giudici si sono stufati di questo sopruso e hanno cancellato l’antica legge del codice fascista che vi permetteva, con un’errata interpretazione, di arrestarci. Con pazienza, con perseveranza, ci siamo costruite un nostro mondo nel quartiere più disgraziato e dimenticato della città, senza dare fastidio a nessuno. Chi ci conosce e ci ha come vicini non ha mai reclamato per la nostra presenza in questi lunghi quarant’anni. Al contrario, venuti a conoscenza dei nostri attuali problemi si sono sentiti in dovere di difenderci da questa ulteriore persecuzione, testimoniando il loro appoggio con una petizione a nostro favore. Ma adesso, onestamente, vi chiedo: dove vorreste che andassimo? Vi siete almeno posti la domanda di quale possa essere l’alternativa per la sopravvivenza? Vi siete chiesti se questa società darebbe un lavoro a noi trans? Se non potete o se non volete risolvere questo problema, non sarebbe più opportuno che continuaste a ignorarci come avete fatto negli ultimi quarant’anni? Noi siamo in grado di sopravvivere senza disturbare nessuno e se è il vostro senso di pudore a essere disturbato (nella motivazione di chiusura si faceva riferimento al fatto che i nostri bassi dovevano essere chiusi perché erano una turbativa al senso del pudore), è un piccolo prezzo che pagate. Credeteci, noi abbiamo pagato e continuiamo a pagare molto di più. In questo quartiere poi, di chi offendiamo il pudore? Degli spacciatori di eroina? Dei venditori di merce contraffatta? Dei tossici scippatori? Non certo dei lavoratori e dei commercianti, perché quelli hanno firmato in blocco una petizione per farci rimanere, coscienti del fatto che simile provvedimento equivale a consegnare il quartiere alla delinquenza, rendendolo invivibile e intransitabile. Ma grazie di tutto, perché in fondo noi siamo felici anche così.

L’amico degli ultimi – Don Gallo visto dalle princesas, Rossella Bianchi, Imprimatur. Il messaggio di Cristo è un messaggio d’amore. Di pace. Di accoglienza. La misericordia ha braccia tanto grandi da avvolgere tutti coloro che le si affidano. È come l’amore di una madre, che all’aumentare dei figli non si divide ma si moltiplica, anzi, si innalza a potenza. E va sempre prima da chi ha più bisogno. Non perché ci sia qualcuno che bisogno non ha, perché tutti necessitiamo d’amore, forse soprattutto chi si fa sempre forza ma poi in fondo non ha forza da sé, e quando smette di illudersi, perché non ha più energie, che il suo amore basti anche per chi non lo prova, piomba nella disperazione più cupa, ma perché l’equità di un mondo si vede dal trattamento che riserva ai suoi figli più fragili. E i più fragili hanno avuto, hanno e avranno sempre, perché il suo messaggio è immortale, perché non cessano di vivere i suoi insegnamenti, perché ancora danno frutto i suoi esempi, dalla loro parte don Gallo. IL sacerdote. Il prete dagli ideali pacifisti e comunisti, che ha trascorso tutta la sua vita al fianco degli esclusi, in ascolto delle loro necessità, senza giudizi, senza pregiudizi, senza riserve. Drogati, prostitute, derelitti, per tutti la porta della Comunità di San Benedetto al Porto, a Genova, non è mai stata nemmeno per un attimo socchiusa, figurarsi serrata. Nei suoi ultimi anni di vita terrena don Andrea aveva abbracciato la causa delle transessuali della via del Campo immortalata dal più grande autore che si ricordi, battendosi affinché non  venissero cacciate dai loro bassi, e con il suo aiuto è stata fondata Princesa, presieduta dal duemilanove da Rossella Bianchi, associazione promotrice dei diritti e dell’identità sociale e personale delle persone transgender, che spesso si trovano a non poter nemmeno lavorare perché nessuno assume una persona che ha deciso di affrontare il travaglio di far somigliare il suo corpo a quello che la sua anima le dice. L’amico degli ultimi è un libro necessario.

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