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“La vita degna”

41W7tC5FQyL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Avrebbe potuto scrivere un manuale: Come vivere da vecchi in mezzo ai giovani. Il sottotitolo, un po’ alla Thomas Bernhard, sarebbe potuto essere Un destino; o: Una condanna. Secondo i momenti, la cosa lo faceva sorridere oppure lo irritava. Per quanto potesse sembrare impossibile, era quello che gli era sistematicamente capitato: prima con lo Sportello Giovani – lui sempre più vecchio, loro immutabilmente ventenni, un ricambio continuo, inesauribile, da girone infernale o da sogno, uno di quei sogni che stanno appena al di qua del limite dell’incubo e non se ne vogliono andare, ti tormentano per tutta una notte e, in via del tutto eccezionale, ricominciano anche dopo che ti sei svegliato, hai bevuto un bicchier d’acqua e ti sei riaddormentato fiducioso – quindi con la nuova convivenza inaugurata a casa di Lis. Come vivere da vecchi in mezzo ai giovani? Più precisamente: come vivere da ultrasessantenni, pensionati e pure falliti in un appartamento condiviso con due studenti pieni di sogni, di ambizioni, di idee deliranti, di naturale spocchia? Come prendere sonno quando dall’altra parte della parete dieci demoni pieni di energie e di ormoni e di sostanze più o meno alteranti sbraitano tutta la notte intorno a un film che vorrebbero girare, uno spettacolo che devono assolutamente mettere in scena, un romanzo sempre da terminare?

La vita degna, Dario Buzzolan, Manni. Dario Buzzolan, autore televisivo, drammaturgo e sceneggiatore, racconta con limpida eleganza e accenti che rimandano alla più grande prosa del ventesimo secolo e alle più importanti e significative figure della letteratura e dell’arte in genere, quelle di inetti alla vita che pienamente rispecchiano e sintetizzano, racchiudendola in sé, la figura dell’eroe antieroico che si sente alieno rispetto alla spersonalizzante e mercificante realtà che lo circonda e che lo fa sentire inutile e solo, quand’anche in mezzo alla folla, la bella e intensa storia di Leonardo. Leonardo sa perfettamente ciò che accadrà stasera a casa, conosce i movimenti a uno a uno, il rumore delle pantofole sul pavimento, il viso di Giulia, la disposizione dei piatti e delle posate sul tavolo della cena, la buonanotte a Matteo e a Maddalena; e sa perfettamente ciò che accadrà domani mattina dal risveglio in poi, le stesse cose che si stanno susseguendo ora, ordinate, pigre, il caffè e lo spazzolino e lo scatto della serratura e lo sbuffo delle porte del bus e lo schermo del finestrino con la città che sfila via. Sa tutto a memoria, non c’è nulla da raccontare nelle sue giornate, e non gli sembra neanche più che quell’uniformità sia un problema. Tutto sommato, gli va bene così. La sua vita, infatti, è bigia. Gli pare inutile. Indegna. Leonardo Bolina è un impiegato comunale che ha da sempre il sogno, mai divenuto veramente concreta realtà, del teatro. Quando va in pensione investe tutta la liquidazione nell’allestimento di uno spettacolo teatrale che è un flop epocale. Perde tutto, in primo luogo la famiglia, finisce a vivere in una casa di studenti, dove Lis, che gli potrebbe essere nipote, si innamora di lui, e lui la ricambierebbe pure, se non conservasse come sua unica ricchezza superstite un barlume di senso del ridicolo, ritrova Adele, il grande amore di gioventù, bella e irraggiungibile, si imbatte in un produttore disonesto, viene sfruttato come il fattorino, ha due figli detestabili, Matteo, che pare aver ingoiato un manico di scopa, e Maddalena, in balia della sua abulia, ha un coinquilino preda del più inane e imbecille dei sentimenti, la gelosia… E così, tra una nevrosi e l’altra, si accorge che magari dovrebbe starsene proprio solo. Oppure… Tragicomico, esilarante e amarissimo, è una grande prova narrativa.

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