Intervista, Libri

Eleonora Mazzoni e l’ingrediente della speranza

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La testa sul tuo petto è il suo ultimo romanzo, ma Eleonora Mazzoni è un’artista poliedrica: Convenzionali ha la gioia di intervistarla.

Da dove nasce l’idea di questo libro?

L’idea di un libro su Giovanni Evangelista mi è stata suggerita dalla San Paolo edizioni e da Davide Rondoni, curatore della collana “Vite esagerate”. Ma è chiaro che non avrei scritto il libro se il “personaggio” non avesse risuonato profondamente dentro di me (e credo che leggendo “La testa sul tuo petto” si capisca bene!). Ho scelto di raccontare la storia dell’apostolo più giovane e più amato attraverso due voci. Una è la sua. E parte dalla fine. Ovvero da Cristo in croce, da quel rapporto di filiazione non di sangue ma di cuore che nasce quando Gesù affida Giovanni a Maria e Maria a Giovanni, e da quel temporaneo ma infinito silenzio di Dio che i discepoli sperimentano con la morte del Maestro. Questa voce prosegue a narrare gli eventi fino all’altra morte, quella di Giovanni stesso, che avviene tardi, intorno al 104 d. C. La seconda voce è la mia: io che mi metto sulle tracce del santo e dei cristiani del I secolo d. C. cercando di rispondere a una domanda. Come ha fatto – mi chiedo – una religione così ostica e ruvida, nata in Galilea, ovvero ai margini estremi del mondo, seguita all’inizio da un manipolo di illetterati e poveri a sedurre e a convertire il sofisticato mondo pagano? Quali sono stati gli elementi di novità che l’hanno affascinato?

 

Cosa rappresenta la religione per lei?

Il tentativo di offrire un senso all’esistenza, di dare una spiegazione al mondo,  all’inizio della vita, alla sua bellezza, alle sue ingiustizie e soprattutto al suo finire. La ricerca religiosa mi ha accompagnato fin dall’infanzia e ancora oggi è un motore importante delle mie giornate. Anche se mi riconosco nella filosofia buddista, il mio viaggio continua. Mi meraviglio sempre quando leggo di altri scrittori o intellettuali o artisti che dicono di essere pacificati nei confronti della morte. Io non lo sono per niente, purtroppo.

 

Cosa c’è di divino in ogni uomo? E di umano nella divinità?

Credo che esista in ognuno di noi, anche nel più orribile delinquente, una parte incontaminata e luminosa, pura, incondizionata, gioiosa, giusta e degna, eterna. Il buddismo la chiama, appunto, la buddità. È qualcosa che accomuna tutti tutti tutti gli esseri umani. Spesso è ignorata. Invece la si dovrebbe tirare fuori e fare emergere. Per quanto riguarda l’umano nella divinità, il Budda dice di essere un uomo che “si è risvegliato” alla sua divinità. Cristo dice di essere Dio che è diventato uomo per incontrarlo. Non più l’uomo che cerca Dio ma Dio che cerca l’uomo. Da questo punto di vista, il Cristianesimo è una religione rivoluzionaria.

Che valore ha per lei il dubbio?

Purtroppo tendo più al dubbio che alla fede. Come in quello strepitoso cameo di Anna Magnani nel film “Roma”: Fellini la segue fino al portone di casa, dicendole che lei è il simbolo della città eterna. E quando le chiede se le può fare una domanda, lei con la sua risata disperata gli risponde: “No, Federì, nun me fido”. Ecco. Anch’io ho la tendenza a non fidarmi.

E la speranza?

È un ingrediente fondamentale per vivere una vita decente. Non si può stare continuamente nella condizione dello scettico. Significherebbe essere fermi, immobili. Per me la speranza è una tensione da coltivare ogni giorno.

 

 

Recitare e scrivere: due attività diverse, unite dal fatto che si tratta comunque di due modalità narrative, si prende un tema e si racconta una storia. Quali sono le differenze? 

Ho affrontato entrambe le attività nello stesso modo. Con lo stesso impegno e onestà. Con la stessa consapevolezza che occorre stare nel presente con totale apertura e sensibilità. La differenza più importante è che per recitare hai comunque bisogno di un pubblico e, anche se si lavora in povertà e essenzialità, di una minima copertura finanziaria. Per scrivere ti serve solo carta e penna, o un computer. Stop. Scrivere è la forma artistica più economica che esista.

 

E cos’è la cosa più importante da tener presente quando si decide di narrare una vicenda?

Direi innanzitutto la necessità. Sentire che quella è la storia che devi assolutamente raccontare tu in quel momento, aldilà di mode o pianificazioni a tavolino, che non funzionano quasi mai (a parte qualche volta commercialmente, ma meno spesso di quanto si creda). Poi è importante la capacità di costruire un’architettura. E quella di trovare la “voce” giusta, parola difficile da spiegare, si potrebbe dire sinteticamente che è l’insieme del punto di vista e del tono.

 

Qual è il libro che avrebbe voluto scrivere? 

Uno qualsiasi di Dostoevskij.

 

E il film che avrebbe voluto interpretare? 

Uno qualsiasi di Truffaut.

 

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Libri

“La testa sul tuo petto”

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Io ero l’amato. Lui l’amante. Lui era l’amato. Io l’amante.

La testa sul tuo petto, Eleonora Mazzoni, San Paolo. In lizza per il premio Comisso di quest’anno. Il sottotitolo dice già molto: sulle tracce di San Giovanni. Il discepolo che lui amava, come si sente sempre dire, quasi come se si trattasse di una vera e propria frase formulare, ogni volta o quasi in cui viene fatto il suo nome. Il nome di Giovanni. Perché il lui di cui si è detto, naturalmente, è Gesù. Che ha reso dei normali pescatori dei pescatori di uomini. Eleonora Mazzoni (Cronache del terzo millennio, Ritorno a casa Gori, Tre uomini e una gamba, Milonga, Tutta la conoscenza del mondo, Luce dei miei occhi, Dillo con parole mie, Volevo solo dormirle addosso, Il compleanno) è un’attrice di chiara fama attiva sia sul piccolo che sul grande schermo, per non parlare, ovviamente, dei palcoscenici dei teatri italiani. È nata in Emilia-Romagna da una famiglia, come lei ci racconta, che legittimamente ha altre priorità rispetto alla religione tradizionale, interessi diversi. Ed è una brava scrittrice. Che ha uno stile brillante, originale, piacevole. Sempre credibile, quale che sia il tema che decide di trattare. In questo volume amalgama compiutamente, come se si trattasse degli ingredienti dei manicaretti che le preparava la mamma da piccola, due voci. In primo luogo la sua, quella di una donna curiosa che decide di seguire il proprio innato istinto alla trascendenza, che compie un percorso di fatto di aneliti, speranze e rivelazioni, oltre che, naturalmente, di domande, visto che il libero arbitrio si nutre di dubbio mentre la fede, invece, di consapevole e amoroso abbandono. E com’è stato possibile che un gruppuscolo di uomini sia stato capace di compiere una vera e propria rivoluzione? Perché hanno saputo e voluto andare per le strade? Perché hanno saputo interpretare la fame di speranza del mondo del loro tempo? Per cosa ancora? Ma oltre a questo c’è anche un’altra voce, quella di Giovanni. Un uomo che ha trovato una nuova madre, un nuovo credo, una lunga vita… Da leggere.

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