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“La scrittrice che decise di voltare pagina”

51T+M-er2OL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sospirai ma riflettei comunque sulla risposta. Ora che Simone mi ci faceva pensare, mi rendevo conto di aver fatto poco caso all’aspetto fisico di James, e di averne scritto ancora meno. A parte qualche accenno al suo sguardo inquietante, i commenti su di lui riguardavano tutti il fatto presunto che fosse un personaggio losco, e senza dubbio questo aveva offuscato il mio giudizio. Ma ora che ero uscita dall’errore e avevo scoperto la sua preferenza per la monogamia, era impossibile negare che fosse un tipo piuttosto attraente sia fisicamente sia caratterialmente. Soprattutto, ripensando al suo volto mentre gli stavo davanti impalata al Racked senza sapere come salutarlo, mi resi conto che aveva un bel sorriso, una volta che aveva completato il lungo, lento viaggio dal cervello ai muscoli facciali.

La scrittrice che decise di voltare pagina, Jo Platt, Corbaccio, traduzione di Elisabetta De Medio. Ognuno è artefice del suo destino. Uno scrittore è artefice anche del destino di altri. I suoi personaggi, nella fattispecie. Quantomeno. Il destino di Grace però sembra puntare dritto verso il fondo di un baratro: il suo ex si è decisamente rifatto una vita e la sua ultima prova letteraria è, per usare un eufemismo, abominevole. È giunto il momento di darsi una scrollata, dunque: e l’occasione gliela dà Rose. La sua colf. La sua amica. La sua confidente. La sua protettrice. La sua ancora al reale. È in partenza per la Spagna, ma quella che avrebbe dovuto essere la sua sostituta al lavoro le dà buca all’ultimo secondo: così nella testa confusa di Grace si accende una lampadina. Sarà lei a prendere il posto di Rose: e… Lieve ma niente affatto superficiale, fresco, brillante, divertente.

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