Libri

“La rilegatrice di storie perdute”

Caboni-rilegatricedi Gabriele Ottaviani

Ma uno di loro si fece da parte, e un altro la incitò a muoversi. «Fate presto, signora. La carrozza attende.» Le sembrò che il viaggio verso la casa degli zii non avesse mai fine. Un fischio acuto minacciava di spaccarle in due la testa. Le dolevano le orecchie e la gola. Quando scese, Marta era sui gradini. Abbracciò la nipote e la condusse di sopra, nella sua vecchia stanza. «Penserà tuo zio a inculcare un po’ di buonsenso in quella testa matta di tuo marito. Non temere cara, le cose cambieranno. D’ora in poi August ti tratterà come meriti.» Ordinò alla cameriera di portare una tazza di cioccolata e restò ancora un po’ con la nipote. «Adesso è meglio che tu riposi.» Le prese il viso tra le mani. Clarice, ancora scioccata, ubbidì. In cuor suo sapeva che sia Maud sia la zia si stavano ingannando. August non si sarebbe fermato, non prima di ucciderla. Ma non importava, niente era più importante. Con quella consapevolezza si addormentò. La mattina seguente Kurt la convocò nella biblioteca. Seduto in un angolo c’era August. La camicia era stazzonata, i capelli in disordine. Lo sguardo stralunato. «Mia cara, vieni avanti. Tuo marito mi ha detto che ultimamente ci sono stati dei dissapori tra di voi. Credo che sia venuto il momento di affrontarli insieme. Cosa ti rende tanto infelice, mia cara?» Clarice sollevò la testa, studiando il volto dello zio. Le macchie viola sulla sua pelle erano una risposta più che evidente. Lui distolse lo sguardo, e borbottò qualcosa. La tensione crebbe. August si alzò, e lei si ritrasse correndo verso la porta. «Stai lontano da me!» gli urlò un istante prima di sbatterla dietro di sé e correre in camera sua. Era questione di tempo, ma poi gli zii si sarebbero dovuti arrendere. Era proprietà di suo marito, il resto non contava. L’amarezza le stringeva la gola, l’impotenza la spingeva a prendere in considerazione idee folli. Ore dopo, mentre guardava dalla finestra, seduta con le ginocchia al petto, vide passare una carrozza.

La rilegatrice di storie perdute, Cristina Caboni, Garzanti. Sofia restaura libri. Vi si dedica anima e corpo. Il lavoro, si sa, come e meglio del tempo, è un gran dottore. Ti aiuta a distrarti, a non pensare, a non focalizzarti su ciò che ti addolora. Ti costringe a restare in vita. Ti obbliga a salvarti. Sofia, oltre ai libri, non ha altro. I volumi sono la sua ancora di salvataggio. Se ne prende cura e ne ricava una cura, un nutrimento, un balsamo per la sua anima ferita e sanguinante, che scivola sempre più nella depressione. Un giorno, mentre sta restaurando un libro, si imbatte in un foglio. Una pagina. Scritta a mano. La storia di una donna. Che in un tempo lontano faceva cose che non avrebbe potuto. Che ha lottato per essere quello che voleva essere. E così, pian piano, Sofia capisce che è il momento di lasciarsi andare… Che la bellezza salverà il mondo e che la letteratura abbia potere taumaturgico e salvifico non è certo una novità. Anzi. Ma questo libro ha qualcosa in più, al di là del canone: una delicatezza autentica, sincera, nel raccontare i moti dell’anima, il sedimentarsi del tempo, come un tappeto di foglie, la potenza dei ricordi. Intenso.

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