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“La perla”

9788845299124_0_0_300_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

È bello vedere che i vostri primi pensieri sono pensieri buoni. Dio vi benedica, figli miei.

La perla, John Steinbeck, Bompiani, illustrazioni di Alessandro Sanna. Traduzione di Bruno Maffi riveduta e corretta da Luigi Sampietro. Torna in una nuova edizione in cui la lirica della prosa magnifica, suadente, emozionante, vibrante, potente, elegante, intensa, avvolgente, allegorica, formidabile e memorabile si sposa in maniera a dir poco perfetta con delle immagini che la esaltano e vivificano la storia di Kino, che è un povero pescatore. Un giorno trova una perla. Sembra essere l’inizio del suo riscatto. La fine della miseria, delle privazioni, degli stenti, degli abusi subiti. Sembra. La fortuna e il male sono continuamente a contatto, come l’onda con lo scoglio, come il vero col falso. È brevissimo e deflagrante (torna in libreria a sette decenni dalla prima edizione italiana, sempre per la meritoria Bompiani, che seguì a distanza di due semestri quella a stelle e strisce), un classico pieno di significati, scritto da un autore che in tutta onestà davvero non ha bisogno di presentazioni. Si può solo leggerlo, amarlo, mandarlo a memoria il più possibile. Fare il modo che il suo messaggio, di fondamentale importanza, nel mondo protervo d’oggi più che mai (chissà che penserebbe di Trump…), non si perda. Quello di uno scrittore che in ogni sillaba della sua opera, di ogni sua opera, non compie solo una dichiarazione di poetica, ma scolpisce con una prosa fiammeggiante, in cui ciascun lemma è un mondo di sensi, una verità che in una società che fa sentire sbagliato chi vuole solo vivere a modo suo,  seguendo altre priorità che non hanno a che fare con la mera dittatura delle cifre, è necessaria: non è nel benessere economico perseguito a ogni costo la chiave per la felicità. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“La perla”

la perladi Gabriele Ottaviani

Uccidere un uomo non era un male così grande come uccidere una barca.

John Steinbeck, La perla, Bompiani (a cura di Luigi Sampietro, traduzione di Bruno Maffi). Kino è un povero pescatore. Un giorno trova una perla. Sembra essere l’inizio del suo riscatto. La fine della miseria, delle privazioni, degli stenti, degli abusi subiti. Sembra. La fortuna e il male sono continuamente a contatto, come l’onda con lo scoglio, come il vero col falso. È brevissimo e deflagrante (torna in libreria a sessantotto anni dalla prima edizione italiana, sempre per Bompiani, che seguì di dodici mesi quella statunitense), un classico pieno di significati, scritto da un autore che non ha bisogno di presentazioni. Si può solo leggerlo, amarlo, mandarlo a memoria. Fare il modo che il suo messaggio non si perda. Quello di uno scrittore che in ogni sillaba della sua opera, di ogni sua opera, non compie solo una dichiarazione di poetica, ma scolpisce con una prosa fiammeggiante, in cui ognuna delle parole è un mondo di sensi, una verità che oggi più che mai, in una società che fa della prepotenza talvolta il suo unico ideale, che fa sentire sbagliato chi vuole vivere diversamente, seguendo altre priorità, più intime, umane, e che punta il dito contro chi è ai margini, è da tenere presente: non è nel benessere economico perseguito a ogni costo la chiave per la felicità. Fa bene all’anima, ed è grandissima letteratura. Se non l’avete ancora letto, siete fortunati. Potete farlo ora.

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