Libri

“La penultima città”

la penultima cittàdi Gabriele Ottaviani

Come un uovo, Michela rinasceva ogni giorno da un travaglio lungo e difficile ed era l’unica forma vivente della Giolla Unita a farlo, esercizio di un’arte dimenticata.

La penultima città, Piero Calò, Las Vegas. Stravagante. Singolare. Unico. Ricco di riferimenti eppure originale. Senza termini di paragone che possano essere completi e pienamente calzanti. Visionario, profetico e fotografico, scritto in un linguaggio sorprendente, che distrugge e rielabora ogni convenzione, lirico e fantascientifico. Dolente. Tragico. Speranzoso. Ironico, tagliente come una lama affilata. Multiforme come l’ingegno di Odisseo. Classico, nel senso più ampio ed elevato del termine. Distopico. Realista e surreale. Iniziatico. Difficile ma non incomprensibile. Allegorico. È una realtà altra, degenere e degenerata ma non troppo lontana dall’attuale, per certi versi, quella in cui si muovono i personaggi, tra reminiscenze orwelliane, maxischermi, sarcasmo, comicità, paradossi, pericoli incombenti, manifesti e subdoli, utopie e oppressioni, un mondo finito eppure ancora nemmeno cominciato. Non c’è più il denaro, ma un baratto che idolatra l’oro, e nuove strutture di potere. In questo gli uomini, ognuno di loro, cercano il senso. Della vita e delle cose. Un viaggio sensazionale, pagina dopo pagina.

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