Libri

“Gambetto di cavallo”

unnamed.pngdi Gabriele Ottaviani

Niente pubblico stavolta, niente spettatori, non solo perché qualunque cosa stesse facendo il capitano Gualdres con la cavalla avveniva di notte e di solito avanzata, ma perché lo stesso capitano Gualdres li aveva pregati di non andare a spiare, chiedendolo con quella passione tutta latina per il decoro e la cortesia diventata naturale in lui a furia di combattere con quelli della propria sensibilissima razza, come risaltava anche attraverso la pochezza linguistica: “Non dovete venire a vedere perché, sul mio onore, non c’è niente adesso da vedere.” Così non andarono. Si mostrarono deferenti, forse non al suo onore di latino, ma tali si mostrarono. Forse non c’era proprio un bel niente da vedere: come avrebbe potuto del resto esserci tutto questo gran che a quell’ora da vedere per cui valesse la pena di far tutto quel tragitto; solo di tanto in tanto qualcuno, un vicino che tornava a casa, passando di lì nel silenzio della sera, sentiva rumor di zoccoli in uno dei recinti dietro le stalle a una certa distanza dalla strada: un unico cavallo, prima al trotto poi al piccolo galoppo poi per qualche passo a tutta birra, mentre il rumore si arrestava di colpo…

William Faulkner, Gambetto di cavallo – Sei racconti polizieschi. Traduzione di Emanuela Turchetti e Ottavio Fatica per La Nave di Teseo. Vincitore settant’anni fa del Premio Nobel per la Letteratura, assegnatogli con la seguente motivazione, ossia per il suo contributo forte e artisticamente unico al romanzo americano contemporaneo, Faulkner, vero e proprio maestro, modello e punto di riferimento, ha con ogni evidenza saputo cimentarsi in modo magnifico anche con la dimensione del racconto, e con quella ancor più particolare della narrazione di genere, ovviamente declinata, un po’ sul modello dell’elegia antica, che mantenendo il medesimo metro sapeva farsi di volta in volta cornucopia di primizie dai sapori politici, amorosi o finanche funerei, a suo modo, veicolo per contenuti più alti ancora. Ecco dunque sei storie poliziesche che sono anche un affresco della natura umana in tutti i suoi vividi colori: da non perdere per nessuna ragione.

Standard
Libri

“Su con la vita”

Schermata-2019-07-30-alle-17.36.03-1di Gabriele Ottaviani

I figli nel bene e nel male si sono dileguati e i mariti giacciono dove il morso di zanzara del desiderio illecito non si può più grattare. Tutto quel che spetta alle vedove adesso dovrebbe essere loro – dimenticate onore, amore, obbedienza, frotte di amici: solo quiete e una lieve perturbazione del cuore ogni tanto. Ma parrebbe che il genere umano debba vedersi negare la felicità per sempre. Le vedove sono state liberate da una schiavitù solo per essere condannate a un’altra. Grazie alla scienza e alla tecnologia, grandi prolungatrici imparziali di ciò che non ha altra ragione di essere prolungato se non quella che può essere prolungato, vivono più a lungo solo per soffrire più a lungo.

Su con la vita, Howard Jacobson, La nave di Teseo, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra. Non è mai troppo tardi per essere quel che avresti voluto essere, diceva il poeta, ma spesso e volentieri in verità non è affatto facile aderire nella realtà all’anelata immagine di sé medesimi: Beryl, però, arrivata a un’età che non è iperbolico definire veneranda, pare aver mantenuto il suo spirito del tutto anticonformista, quello che le ha fatto attraversare la vita sulla cresta dell’onda. Ha amato, è stata amata, si è sposata, più volte, ha avuto tre figli, di cui non si è mai occupata, e in particolare per uno di loro, come una delle due ragazze che le fanno compagnia ha modo di comprendere leggendo i diari della donna, che, neghittosa, non ricorda più nulla, o quasi, o almeno così sostiene, l’esistenza è stata un autentico disastro. Molti aspetti le sono del tutto ignoti, e l’incontro con un uomo che, viceversa, non ha dimenticato né dimentica mai nulla sembra davvero risolutivo, anche sotto alcuni risvolti completamente inattesi… Ironico, brillante, profondo, agrodolce: irresistibile.

Standard
Libri

“Nella camera oscura”

Faludi_piattodi Gabriele Ottaviani

Sul piatto dello stereo girava l’Oratorio di Natale di Bach o un suo equivalente. A Pasqua si partiva in pellegrinaggio per qualche chiesa cattolica – o greca ortodossa o russa ortodossa – dove aveva sentito dire che ci sarebbe stato un rito della Resurrezione di particolare magnificenza. Era affascinato dal “fasto” del clero, che sfilando esibiva la propria suprema autorità spirituale. Dopo la funzione, mentre i sacerdoti vestiti dei paramenti sacri passavano in processione tra i fedeli agitando gli incensieri, mio padre catturava tutta quella pompa magna con la videocamera. Il suo desiderio di immortalare i riti cristiani sulla pellicola veniva da lontano. Alcune settimane dopo aver ricevuto la cinepresa Pathé come regalo per il bar mitzvah, il giovane István era andato a Esztergom, sede tradizionale dell’arcivescovado cattolico, per “fare un film” dei fedeli che entravano nella più grande cattedrale (anzi edificio) di tutta l’Ungheria, la primaziale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in cielo. Mio padre non partecipò mai nemmeno a una funzione nell’unica sinagoga di Yorktown Heights. Un giorno del 1976, tuttavia, si recò nei suoi uffici per vedere se il giovane rabbino riuscisse a far desistere mia madre dalla richiesta di divorzio. “E sai che cosa mi disse?” chiese mio padre mentre guardavamo foto di cattedrali ungheresi sul suo computer. “Beeeee’, Mr Faludi,” diede un tono acuto alle parole del rabbino, “nel giudaismo moderno il divorzio è qualcosa che va preso in considerazione.”

Nella camera oscura, Susan Faludi, La nave di Teseo. Traduzione di Carlo Prosperi. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Le domande che gli uomini si pongono, in fondo, sono sempre le stesse, quali che siano l’estrazione sociale, il ceto, il sesso, le preferenze sessuali, l’età, la religione, il livello culturale e via discorrendo: siamo golosi di vita, affamati di conoscenza, assetati d’amore, e il tema dell’identità è fondamentale, perché è la nostra definizione ontologica, che passa inevitabilmente per la relazione con gli altri, le nostre radici, i nostri genitori. Per la scrittrice e giornalista premio Pulitzer ventotto anni fa per un’inchiesta sui costi umani della finanza il padre è pressoché uno sconosciuto: d’un tratto scopre addirittura che si è sottoposto a un’operazione per diventare donna. Da qui prende le mosse la sua ricerca personalissima e universale del senso dell’esistere: da non perdere.

Standard
Libri

“Bohémien minori”

81kIcEnjuTL._AC_UL320_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

E dormire è meraviglioso stanotte sul mio letto. Le sue palpebre sono morbide.

Bohémien minori, Eimear McBride, La nave di Teseo. Traduzione di Tiziana Lo Porto. Tutto ha inizio con un’audizione (e pavlovianamente il pensiero vola verso Emma Stone che canta in La La Land, cambiando quel che dev’essere cambiato), nell’anno del Signore millenovecentonovantanquattro, un sabato di marzo, il giorno dodici, quando il calendario ricorda fra gli altri numerosi martiri di Nicomedia, il patrono degli obiettori di coscienza e finanche Brian Bòruimhe, un santo re d’Irlanda, la terra nella quale è nata l’autrice, che ha studiato recitazione a Londra e che ha già conquistato con pieno merito un mare di riconoscimenti per la sua prosa esemplare: Eily ha diciott’anni, è irlandese, vuole fare l’attrice e si è appena trasferita nella capitale del Regno Unito. Pian piano, nonostante qualche difficoltà, ma del resto è noto che gli esordi non siano mai facili, comincia a trovare il suo posto nel mondo, finché non incontra Stephen, che è un attore, e dunque un uomo fragilissimo e pieno di demoni, e se invaghisce di un amore folle ed elettrizzante, disastroso e sublime. Magistrale.

Standard
Libri

“Carissimi”

Screenshot_20190926-171824.pngdi Gabriele Ottaviani

Io credo che la sua data di nascita, che questa storia c’entri con la donazione che ha fatto, con l’idea che i figli debbano essere, come posso dire, non imprevisti, molto desiderati.

Carissimi, Letizia Muratori, La nave di Teseo. Nurit ha diciott’anni, ama il cinema, sa da tempo di essere nata attraverso l’inseminazione artificiale, è riuscita a intessere un certo legame con il padre biologico che ora però è morto e a cui vuole dedicare un documentario entrando più strettamente in contatto con la sua famiglia, quella alla quale di fatto lei non ha preso parte, cresciuta da suo papà anche in seguito all’abbandono da parte della madre. È inevitabile dunque che voglia ricostruire il percorso delle proprie radici, ma quello che non sa è che il viaggio, fisico e spirituale, le riserverà non poche sorprese… Intenso, avvolgente, emozionante.

Standard
Libri

“Sentinella della pioggia”

Screenshot_20190926-171403.pngdi Gabriele Ottaviani

Linden, balbettante per l’emozione, chiede a Paul se può sentirlo, se riesce a rispondere, se riesce a fargli un piccolo segno per dirgli che ha capito. La mano di Linden viene stretta nuovamente, e gli occhi giganti battono le palpebre ritmicamente, come se picchiettassero un qualche codice morse. Linden salta in piedi, sfreccia fuori in corridoio. Deve trovare un’infermiera, un medico; devono sapere che il padre sta reagendo. Di sicuro è un’ottima notizia. Due stanze più in là c’è un’infermiera (non riesce a credere alla fortuna che ha; quasi si aspettava di vagare inutilmente dentro l’ospedale vuoto) e lei lo accoglie con un amabile sorriso. Arriverà tra un secondo. Linden torna di corsa nella stanza del padre, sollevato nel vedere che gli occhi azzurri sono ancora aperti e pieni di vita. Aveva dimenticato che erano così azzurri. Il colore dei cieli estivi a Vénozan, un azzurro profondo e puro che non ha trovato da nessun’altra parte del mondo. Azzurri, e sfavillanti, come se tutte le emozioni di Paul si riversassero fuori dalle iridi, arrivando fino al lui. Si aggiusterà tutto, è lì per prendersi cura di lui. Paul ha avuto un ictus; ecco cosa è successo. Ricorda qualcosa? Ricorda il ristorante? Bene, è lì che è successo, ma per fortuna hanno portato Paul subito in ospedale. L’infermiera arriva di corsa, spingendo un carrello davanti a sé. Linden potrebbe uscire mentre lei si occupa del padre? Lascia la stanza, ancora estasiato dalle reazioni del padre. Ha fatto tutto Bowie; ne è sicuro. È stato Bowie. È stato grazie a Bowie. Ricorda di avere parlato con Paul il giorno della morte di Bowie. Paul era devastato; a fatica riusciva a parlare al telefono.

Sentinella della pioggia, Tatiana De Rosnay, La nave di Teseo, traduzione di Tiziana Lo Porto. Il padre ha settant’anni, la madre pressoché la stessa età, è mezzo secolo che stanno insieme, la ricorrenza è duplice: ma se Londra brucia, come sostiene una celebre canzone, Parigi invece in questo caso annega sotto il peso d’una massa d’acqua che piove dal cielo e che, complice anche un improvviso malore del patriarca, costringe a restare bloccati in casa, troppo vicini, in balia delle proprie omissioni e idiosincrasie e dei propri conflitti, due genitori e due figli, una madre forse non fedele, un fratello fotografo e gay (ma non si deve sapere), una sorella infelice. E… Gruppo di famiglia in un interno che è anche un po’ un inferno: ottimo.

Standard
Libri

“Testosterone Rex”

di Gabriele Ottaviani

Anche nel pesce ciclide il testosterone non è l’onnipotente giocatore che pare essere sulle prime.

Testosterone Rex – Miti di scienza, sesso e società, Cordelia Fine, La nave di Teseo, traduzione di Giuseppe Bernardi. Filosofa dal bel nome shakespeariano, psicologa, scrittrice, addottoratasi all’istituto di neuroscienza cognitiva dello University College di Londra dopo una laurea a Oxford e un master in criminologia a Cambridge, premiata con l’Edinburgh Medal, nata a Toronto, di nazionalità britannica, docente di storia e filosofia della scienza a Melbourne, inventrice del termine neurosexism, Cordelia Fine indaga con prosa godibilissima e chiaramente divulgativa l’universo del testosterone, un ormone steroideo caratterizzato per lo più nelle cellule di Leydig interstiziali dei testicoli e considerato l’emblema della virilità, sinonimo, nella nostra società maschilista persino nella grammatica, di potere: ma è davvero così? Da non perdere per nessuna ragione, splendido sin dalla copertina.

Standard
Libri

“Più lontano di così”

81KA7z5fxZL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il dolore, il dolore parassita. Mio padre pagò a diciannove anni gli effetti del suo.

Più lontano di così, Lucrezia Lerro, La nave di Teseo. Lucrezia Lerro ha una voce originale e chiara, che non ha paragoni nonostante la sua espressività immediata sia comunque colta, raffinata e ricca pertanto di rimandi, suggestioni e riferimenti, capace di amalgamare pienamente sapori che di primo acchito si potrebbero considerare stridenti ma che invece la sua abilità esalta e impreziosisce. Leda, ossessionata sin da quando è piccola dallo zio Luigi, morto diciannovenne per un colpo d’arma da fuoco e che conosce solo in foto, parte proprio dall’immagine e inizia un’indagine che si nutre della linfa della ricerca per immergersi nei meandri dell’anima e nel meccanismo torpido e torbido dei segreti che si arrampicano sulla parete delle nostre vite. Intensissimo.

Standard
Libri

“Il romanzo dell’anno”

71Uez3F9WuL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Donnie Darko non è nient’altro che una storia d’amore…

Il romanzo dell’anno, Giorgio Biferali, La nave di Teseo. Biferali è giovanissimo, ma la maturità e la solidità della sua stentorea, limpida, policroma voce narrativa non temono nulla: scrivemmo di lui che sa dare voce alla verità con un’opera in cui non è possibile non immedesimarsi, e che lascia letteralmente senza fiato, perché pare di leggere la propria biografia non autorizzata, come se qualcuno avesse messo nero su bianco i pensieri che nemmeno ci si era accorti di pensare, e non è possibile non confermare e ribadire quanto già sostenuto. Se possibile, Biferali migliora persino, è sempre più bravo, più intenso, più profondo, più capace, più solido, più raffinato: non conosce retorica, indaga il sentimento senza essere mai sentimentale. E dire che sdrucciolevole è il parlar d’amore sopra ogni cosa; si sa, non c’è nulla di più ridicolo, specialmente in questa nostra società sempre più invidiosa, cinica, rabbiosa, cattiva, precaria e reificante, che tutto fagocita, riduce a una storia d’Instagram, quindici secondi che non restano nella memoria più di ventiquattr’ore, delle lettere d’amore scritte da qualcuno che non siamo noi, dalle cui emozioni ci sentiamo estranei, al quale ci riteniamo con superbia superiori: invece le lettere che Niccolò, che non ha più nessuno a parte il fratello minore e i nonni nella casa adiacente e che lavora per quanto di più effimero esista, ossia la tv, scrive alla sua Livia, che è in coma dalla notte di Capodanno, quando scappava via dalla loro lite e dalla loro rottura e ha fatto un incidente col motorino, sono la magnifica costruzione di un amore che non solo spezza le vene delle mani, mescola il sangue col sudore, non ripaga del dolore e sale fino al cielo, ma salva e dà pace. Eccezionale sin dalla copertina, classico eppure originale.

Standard
Libri

“Il maestro di Regalpetra”

91iRYLi5D8L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La famiglia per me non è un problema né una fonte d’ispirazione.

Il maestro di Regalpetra – Vita e opere di Leonardo Sciascia, Matteo Collura, La nave di Teseo.  Giornalista, scrittore, saggista, politico (prima consigliere del PCI e poi parlamentare, anche europeo, per i Radicali, nei cui ranghi militava anche quando fu nominato fra i membri della commissione d’inchiesta sul caso Moro), drammaturgo, critico d’arte e poeta. Tutto questo e molto altro è stato Leonardo Sciascia, in assoluto uno dei più grandi intellettuali che il nostro paese abbia prodotto nel secolo breve. Oltre che, naturalmente, essere stato per diversi anni maestro elementare, a strettissimo contatto con la realtà, incredibilmente formativa, contadina, periferica, disagiata e assai intensa della natia provincia siciliana. La celebre biografia dell’intimo amico Matteo Collura, girgentino esegeta anche di Pirandello, torna sugli scaffali delle librerie in una splendida e imperdibile edizione.

Standard