Libri

“Testosterone Rex”

di Gabriele Ottaviani

Anche nel pesce ciclide il testosterone non è l’onnipotente giocatore che pare essere sulle prime.

Testosterone Rex – Miti di scienza, sesso e società, Cordelia Fine, La nave di Teseo, traduzione di Giuseppe Bernardi. Filosofa dal bel nome shakespeariano, psicologa, scrittrice, addottoratasi all’istituto di neuroscienza cognitiva dello University College di Londra dopo una laurea a Oxford e un master in criminologia a Cambridge, premiata con l’Edinburgh Medal, nata a Toronto, di nazionalità britannica, docente di storia e filosofia della scienza a Melbourne, inventrice del termine neurosexism, Cordelia Fine indaga con prosa godibilissima e chiaramente divulgativa l’universo del testosterone, un ormone steroideo caratterizzato per lo più nelle cellule di Leydig interstiziali dei testicoli e considerato l’emblema della virilità, sinonimo, nella nostra società maschilista persino nella grammatica, di potere: ma è davvero così? Da non perdere per nessuna ragione, splendido sin dalla copertina.

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“Più lontano di così”

81KA7z5fxZL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il dolore, il dolore parassita. Mio padre pagò a diciannove anni gli effetti del suo.

Più lontano di così, Lucrezia Lerro, La nave di Teseo. Lucrezia Lerro ha una voce originale e chiara, che non ha paragoni nonostante la sua espressività immediata sia comunque colta, raffinata e ricca pertanto di rimandi, suggestioni e riferimenti, capace di amalgamare pienamente sapori che di primo acchito si potrebbero considerare stridenti ma che invece la sua abilità esalta e impreziosisce. Leda, ossessionata sin da quando è piccola dallo zio Luigi, morto diciannovenne per un colpo d’arma da fuoco e che conosce solo in foto, parte proprio dall’immagine e inizia un’indagine che si nutre della linfa della ricerca per immergersi nei meandri dell’anima e nel meccanismo torpido e torbido dei segreti che si arrampicano sulla parete delle nostre vite. Intensissimo.

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“Il romanzo dell’anno”

71Uez3F9WuL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Donnie Darko non è nient’altro che una storia d’amore…

Il romanzo dell’anno, Giorgio Biferali, La nave di Teseo. Biferali è giovanissimo, ma la maturità e la solidità della sua stentorea, limpida, policroma voce narrativa non temono nulla: scrivemmo di lui che sa dare voce alla verità con un’opera in cui non è possibile non immedesimarsi, e che lascia letteralmente senza fiato, perché pare di leggere la propria biografia non autorizzata, come se qualcuno avesse messo nero su bianco i pensieri che nemmeno ci si era accorti di pensare, e non è possibile non confermare e ribadire quanto già sostenuto. Se possibile, Biferali migliora persino, è sempre più bravo, più intenso, più profondo, più capace, più solido, più raffinato: non conosce retorica, indaga il sentimento senza essere mai sentimentale. E dire che sdrucciolevole è il parlar d’amore sopra ogni cosa; si sa, non c’è nulla di più ridicolo, specialmente in questa nostra società sempre più invidiosa, cinica, rabbiosa, cattiva, precaria e reificante, che tutto fagocita, riduce a una storia d’Instagram, quindici secondi che non restano nella memoria più di ventiquattr’ore, delle lettere d’amore scritte da qualcuno che non siamo noi, dalle cui emozioni ci sentiamo estranei, al quale ci riteniamo con superbia superiori: invece le lettere che Niccolò, che non ha più nessuno a parte il fratello minore e i nonni nella casa adiacente e che lavora per quanto di più effimero esista, ossia la tv, scrive alla sua Livia, che è in coma dalla notte di Capodanno, quando scappava via dalla loro lite e dalla loro rottura e ha fatto un incidente col motorino, sono la magnifica costruzione di un amore che non solo spezza le vene delle mani, mescola il sangue col sudore, non ripaga del dolore e sale fino al cielo, ma salva e dà pace. Eccezionale sin dalla copertina, classico eppure originale.

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“Il maestro di Regalpetra”

91iRYLi5D8L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La famiglia per me non è un problema né una fonte d’ispirazione.

Il maestro di Regalpetra – Vita e opere di Leonardo Sciascia, Matteo Collura, La nave di Teseo.  Giornalista, scrittore, saggista, politico (prima consigliere del PCI e poi parlamentare, anche europeo, per i Radicali, nei cui ranghi militava anche quando fu nominato fra i membri della commissione d’inchiesta sul caso Moro), drammaturgo, critico d’arte e poeta. Tutto questo e molto altro è stato Leonardo Sciascia, in assoluto uno dei più grandi intellettuali che il nostro paese abbia prodotto nel secolo breve. Oltre che, naturalmente, essere stato per diversi anni maestro elementare, a strettissimo contatto con la realtà, incredibilmente formativa, contadina, periferica, disagiata e assai intensa della natia provincia siciliana. La celebre biografia dell’intimo amico Matteo Collura, girgentino esegeta anche di Pirandello, torna sugli scaffali delle librerie in una splendida e imperdibile edizione.

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“Zabor o I salmi”

915eVyUferL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Io, frattanto, mi rannicchiavo accanto a lei…

Zabor o I salmi, Kamel Daoud, La nave di Teseo, traduzione di Sergio Claudio Perroni, Prix Méditerranée 2018 (e un riconoscimento come questo non può non essere meritato, pare proprio evidente). Scrivere di questo volume splendido sin dalla copertina sapendo che il suo raffinatissimo, colto, preparato, sensibile, intelligente e brillante traduttore, uomo di cultura di pregio estremo che con la sua opera esalta le parole profonde e molteplici, caleidoscopiche e intense, di Daoud, non c’è più, avendo contezza del fatto che Sergio Claudio Perroni abbia deciso di porre fine alla sua permanenza su quest’atomo opaco del male, innegabilmente dà il la a un crogiuolo di contrastanti sensazioni. È vero però che la letteratura ha anche questa fra le sue salvifiche proprietà, rende immortali: fai un figlio, scrivi un libro e pianta un albero, diceva Tagore, e allora esisterai per sempre. In effetti è vero. E così la sua opera rimarrà, intessuta a filo doppio anche con queste magnifiche parole, che raccontano proprio del potere salvifico della scrittura, che è urgenza, ossessione, necessità: le personali mille e una notte di Zabor iniziano nel momento dell’agnizione, della scoperta. Zabor infatti non pare proprio avere alcunché in comune con i suoi coetanei: non ha più la mamma, e per la nuova famiglia del padre è un fastidio che se non esistesse sarebbe meglio. Cresce solo e triste alle porte del deserto, in un villaggio. La zia e il nonno si occupano di lui, di notte cammina senza meta, di giorno dorme, unici compagni i libri, grazie ai quali scopre di avere un dono. Se scrive allontana la morte, se parla di qualcuno nelle sue storie ecco che quello guadagna anni di vita. Ma se la sente di aiutare anche chi non l’ha mai amato?… Imprescindibile.

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“Gioventù che muore”

81v4etqMs4L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Furono allegrissimi, ma quello stesso giorno egli ritornò dalla città…

Gioventù che muore, Giovanni Comisso, La nave di Teseo, con una prefazione di Paolo Di Paolo. Vissuto fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, scrittore cui è intitolato un prestigioso premio letterario, nipote del generale Tommaso Salsa, sodale di D’Annunzio nell’impresa di Fiume di cui raccontò nella sua prosa, anche, per il tramite di velate ma non oscure allusioni, la vita gay, libraio e commerciante d’arte che nella vita si legò sia a uomini che a donne, Giovanni Comisso torna sugli scaffali delle librerie. Il racconto che si sviluppa in queste pagine dense di senso, raffinatissime, ammalianti e imperdibili è quello, pure simbolico, del sentimento ostinato che cresce giorno dopo giorno fra Adele, quasi trent’anni, benestante, borghese, annoiata, e Guido, ventenne, irrequieto, bramoso di vita e in fuga dall’arruolamento sulle colline in quel millenovecentoquarantatré che odora di fine del mondo, di un mondo, di un’epoca. E… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“La bambina che somigliava alle cose scomparse”

81nSPMZ4BqL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Bisogna sempre avere due desideri a portata di mano in caso di stelle cadenti!

La bambina che somigliava alle cose scomparse, Sergio Claudio Perroni, La nave di Teseo. Disegni di Leila Marzocchi. La sua tragica scomparsa ha lasciato tutti sgomenti, sotto choc, sbigottiti, senza fiato né parole: Sergio Claudio Perroni era un editor raffinatissimo, un bravo scrittore, un uomo di cultura nel senso più pieno, ampio ed elevato del termine. Essere sensibili, però, espone, purtroppo, ai dolori della vita più di quanto non capiti a chi conosce l’arte egoista della noncuranza, e i solchi che le pene e i turbamenti scavano nell’anima sono profondi, ferite dolorose che non cessano mai di sanguinare. Quanto abbiamo perso, quanto il male, in primo luogo quello di vivere, ci abbia tolto, benché si debba comunque essere grati per ciò che abbiamo e ciò che ci resta – chi legge vive mille vite, chi scrive resiste alla corruzione del tempo e rimane ad accompagnarci anche quando non c’è più –, lo testimonia anche quest’ultima, delicatissima prova letteraria, lirica, struggente, malinconica sin dal titolo, di fatto un verso alessandrino, che profuma di desiderio, amicizia, amore, sogno, speranza, tenerezza: una fiaba, dedicata a tutti coloro che sanno ancora abbandonarsi alla meraviglia. Da non perdere. Commovente, oggi più che mai.

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