Cinema

“La grande rabbia”

800x516xLa-grande-rabbia_int.jpg.pagespeed.ic.nvXxmR9-VPdi Gabriele Ottaviani

Roma, duemilaquattordici. La realtà della cronaca si mescola all’invenzione nel film, in sala dal prossimo ventotto di aprile, La grande rabbia, di Claudio Fragasso, cineasta, per lo più di genere, di lungo corso: basti solo pensare a Palermo Milano – Solo andata, con cui ha partecipato alla mostra del cinema di Venezia ed è stato anche premiato ai David. È il tempo dell’esasperazione, della periferia che sviluppa un astio bruciante nei confronti di chi viene da fuori, cercando a tutti i costi un capro espiatorio, un colpevole a cui addossare la responsabilità della propria frustrazione: sono le rivolte di Tor Sapienza al centro della narrazione, rappresentate anche attraverso autentici filmati. Su questa base si innesta la storia di due amici che vivono ai margini, Matteo, bianco, e Benny, dalla pelle scura. E in bianco e nero è girata la pellicola, ambientata nell’arco di una giornata, su e giù per la capitale, con Maurizio Matteo Merli, figlio del grande Maurizio Merli, star dei polizieschi degli anni Settanta, Miguel Gobbio Diaz, Ydalia Suarez, Edoardo Purgatori, Simone Sabani, Nicole Cadeddu, Stefano Molinari, Giuseppe Milazzo Andreani, Flavio Bucci, Vincenzo Peluso e Giulio Base. Le musiche di Pino Donaggio e le canzoni e le liriche di Tommaso Zanello (Piotta) sono belle: tutto il resto, francamente, viceversa non convince affatto.

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