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“La gabbia di vetro”

Cover Colin WILSON.La gabbia di vetro.Carbonio Editoredi Gabriele Ottaviani

L’uomo era piuttosto robusto, con un cappello scuro e un soprabito, e li stava aspettando fuori dalla stazione di South Kensington. Doveva avere passato i cinquant’anni da un pezzo e aveva il volto rosso e cascante di un uomo con un buon estratto conto. La sua voce suonava piacevole e cortese. Salì sul sedile posteriore della Jaguar dicendo: “Salve, molto piacere”. Reade si aspettava qualcosa di più sfacciato e spontaneo, e rispose al saluto con imbarazzo. Saunders si appoggiò allo schienale, con l’ombrello fra le ginocchia, e disse: “Be’, è un vero piacere, mio caro Jeremy. Spero non rimarrete delusi”. “Sono sicuro che non sarà così. Hai mai incontrato Kit Butler, il compositore?”. “No, ma sono felice di farlo ora”. “A proposito, Charles” disse Bryce, “David Miller non era un socio del club?”. “In effetti lo era. Lo conoscevo abbastanza bene”. “Hai qualche teoria su questo assassino?”. “Nessuna. Tutto quello che so è che un paio di giorni prima David aveva litigato con il suo ragazzo e si era trasferito in un’altra stanza. Sfortunatamente era una persona piuttosto riservata, quindi se si fosse trovato un nuovo compagno, probabilmente non ne avrebbe parlato con nessuno”. “Dunque pensi che il suo assassino fosse omosessuale?”. “Oh, proprio così, senza ombra di dubbio”.

La gabbia di vetro, Colin Wilson, Carbonio, traduzione di Nicola Manuppelli. Tigre! Tigre! / Divampante fulgore / Nelle foreste della notte, / Quale fu l’immortale mano o l’occhio / Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria? / In quali abissi o in quali cieli / Accese il fuoco dei tuoi occhi? / Sopra quali ali osa slanciarsi? / E quale mano afferra il fuoco? / Quali spalle, quale arte / Poté torcerti i tendini del cuore? /  E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito, / Quale tremenda mano? Quale tremendo piede? / Quale mazza e quale catena? / Il tuo cervello fu in quale fornace? / E quale incudine? / Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti? / Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra / e il paradiso empivano di pianti? / Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro, / Chi l’Agnello creò, creò anche te? / Tigre! Tigre! Divampante fulgore / Nelle foreste della notte, / Quale mano, quale immortale spia / Osa formare la tua agghiacciante simmetria? Così William Blake, in quello che è solo uno dei più celebri fra i suoi numerosi e preziosissimi componimenti: Damon Reade ne è un suo giovane e bravissimo studioso, che, nonostante l’età, non è affatto attirato dalle rutilanti atmosfere della swinging London, e vive pertanto isolato in campagna. È a lui che però si rivolge chi indaga sugli efferati delitti che un serial killer compie nella metropoli, firmandoli proprio con versi di Blake. Che per lui pare rappresentare una passione. Una perversione. Un’ossessione. Ben scritto, ben tradotto, eccellente.

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