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“La felicità è un sistema complesso”

NoteVerticali.it_LaFelicitaEUnSistemaComplesso_ValerioMastandreadi Gabriele Ottaviani

Enrico Giusti lavora per una società che acquista aziende da padroni irresponsabili per rivenderle ad altri imprenditori. Che le risaneranno. Ovvero licenzieranno senza pensarci su un nanosecondo la gran parte dei dipendenti. Ma stavolta la situazione è diversa. Stavolta i proprietari non sono dei debosciati che vogliono solo divertirsi, spendere e spandere, e che considerano il lavoro come una malattia da cui non farsi contagiare nemmeno per sbaglio. Stavolta sono due ragazzi appena rimasti orfani. Oltretutto, il fratello di Enrico, Nicola, è scappato. Come ha già fatto in passato il loro papà. Lasciandogli in custodia, se così si può dire, la sua fidanzata, che dorme per terra e tenta il suicidio. Ricerca molto, forse un filo troppo, in certi frangenti, la bellezza estetica e l’impatto per lo più visivo, ma è un gran bel film La felicità è un sistema complesso di Zanasi. Scritto bene e con una cifra stilistica e autoriale interessante e originale, nonché di respiro internazionale, girato meglio, montato come si deve. Ha una colonna sonora favolosa e un protagonista che come d’abitudine si staglia sugli altri, pur quasi tutti bravi: Valerio Mastandrea. Da vedere.

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Facendo ridere ti stringe il cuore

la-felicita-e-un-sistema-complesso-il-trailer-ufficiale-241433-1280x720di Erminio Fischetti

Nel 2007 quando era stato presentato a Venezia Non pensarci aveva ottenuto il plauso della critica e del pubblico a ragion veduta. Ora che presenta a Torino La felicità è un sistema complesso, dal 26 novembre nelle sale italiane, Gianni Zanasi ci riprova con un’opera più complessa, ma che segue lo stesso filo rosso della precedente, rivelandosi così regista dall’occhio internazionale e poco incasellato negli schemi filmici nostrani (lo dimostra anche la scelta di una giovane attrice protagonista, straniera e di talento come Hadas Yaron, vincitrice della Coppa Volpi nel 2012 al Festival di Venezia per il film israeliano La sposa promessa e l’anno scorso sempre a Torino del premio come miglior attrice per il canadese Felix & Meira). Anche in questo caso si tratta di una commedia amara sul dolore della vita, sulla perdita, attraverso il racconto di una serie di perdenti, con lo stesso sfondo, il lavoro, la piccola e media impresa, la storia di un uomo che deve cambiare la sua vita. A incarnare il protagonista è sempre Valerio Mastandrea, che dopo le rocambolesche vicende di Stefano Nardini e della sua famiglia disfunzionale entra nei panni di Enrico Giusti, un uomo che si è inventato un lavoro utilissimo, in particolare per la società italiana: convince dirigenti incompetenti di grosse aziende a lasciare il loro lavoro. Sua madre è morta, suo padre aveva una piccola azienda ed è fuggito in Canada in seguito all’accusa di frode, suo fratello è un irresponsabile che senza avvisarlo gli molla in casa la fidanzata israeliana. Enrico sembra aver capito tutto nella vita, ma la giovane donna, che tenta il suicidio nel suo lussuoso appartamento da scapolo, e i figli di diciotto e tredici anni, Filippo e Camilla, di una coppia di industriali trentini morti in un incidente d’auto, gli faranno comprendere che al mondo non sono tutti o solo buoni o completamente cattivi. Una commedia agrodolce bellissima, con una colonna sonora toccante e commovente. Straordinaria analisi del mondo contemporaneo, Gianni Zanasi è ancora una volta capace di raccontare la vita attraverso un’opera originale, onesta e soprattutto senza pretese, che si rivela assolutamente sfaccettata ed emozionante. D’altronde la vera commedia è quella che facendo ridere ti stringe il cuore.

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