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“La casa senza finestre”

di Gabriele Ottaviani

Quindi un giorno nuotò fino al cottage. La tenda dei Carrenda non c’era più, tutto era come prima. Ma questa volta non le sembrò ripugnante. Aprì la porta ed entrò nell’accogliente salotto con il camino. Poi esplorò attentamente tutta la casa. Trovò una stanza con delle credenze di vetro, piene di una stupefacente collezione di ogni tipo di alga, conchiglia e corallo (quanto sarebbe piaciuta a Fleuriss! pensò); c’era anche una piccola cucina. C’era una stanzetta di sopra, con una scala che saliva in una botola, dove si trovava un letto morbido con coperte calde e un camino. Sopra il letto c’erano tre intelaiature, ed Eepersip pensò a quanto sarebbe piaciuto a Fleuriss riuscire a vedere le stelle da lì. Quando salì al secondo piano, Eepersip trovò un’accogliente nicchia con porte di vetro che davano sul porticato, colpito dal vento e dal sole, affacciato verso il mare, e due luminose camere da letto. Ma mentre si preparava per andare a prendere Fleuriss, la ragione la trattenne. Ovviamente Fleuriss non avrebbe potuto cominciare a vivere nella natura durante l’inverno: doveva iniziare con l’estate, per capire com’era. Quindi Eepersip attese pazientemente l’arrivo della primavera. Durante l’inverno visse in un grande pascolo su una collina dietro al cottage. La primavera arrivò molto in fretta, ed Eepersip si preparò a partire.

La casa senza finestre, Barbara Newhall Follett, Rogas. Traduzione di Francesca Cavallucci. Introduzione di Laura Madella e Laura Salvarani. Una donna, un mistero: a quattro anni compone poesie, a dodici anni ha già pubblicato il suo primo romanzo, a venticinque fugge da un matrimonio stagnante, scompare nel nulla e non se ne sa più alcunché. Figlia del critico Wilson Follett, nata in un paesucolo del New Hampshire, stato il cui motto è live free or die, e nulla, in questa vicenda, appare decisamente casuale, Barbara Newhall Follett racconta con inusitata e simbolica grazia la vicenda di Eepersip, una ragazzina che ama la natura e aborre le restrizioni di una casa tradizionale, con muri e finestre, e che pertanto decide di andare incontro al proprio destino. Un gioiello da scoprire e riscoprire.

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“La casa senza finestre”

51YdsBxaPnL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Era destinata a qualcosa di più grande, a incidere nella vita delle persone.

La casa senza finestre, Nadia Hashimi, Piemme, traduzione di Francesca Capelli. L’Afghanistan è un paese di struggente bellezza e dalla storia difficile e martoriata: altrettanto tremenda è la vicenda di Zeba. Che aveva una vita serena nella sua casa impreziosita da un piccolo giardino con un cespuglio di rose all’angolo. Finché, proprio lì, nel suo cantuccio di paradiso, un giorno non rinviene il cadavere di suo marito. E tutto le crolla addosso. Anche perché viene trattata come se ne fosse l’assassina, perché non è stata capace di proteggerlo, e quindi finisce nella casa senza finestre, una prigione per sole donne, laddove però sembrerebbe che ci sia più vita che alla luce del sole. E… Grandi sentimenti senza traccia di sentimentalismo, e un’intensa, sincera e potentissima emozione che tutto impregna e ammanta: sensazionale.

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