Libri

“La libraia di Auschwitz”

di Gabriele Ottaviani

I libri non erano molti, ma…

La libraia di Auschwitz, Dita Kraus, Newton Compton. Traduzione di Laura Miccoli. La sua è una storia vera e ora finalmente la sentiamo della sua viva voce, dopo che in parte la vicenda è stata anche raccontata in un romanzo di successo internazionale. Qui però non c’è spazio per altro che non sia la deflagrante verità di una tredicenne che con la madre viene deportata ad Auschwitz e diventa la custode di pochi preziosissimi libri, e dunque, come una sacra vestale, nell’abiezione più nera, della fiamma della speranza. Da non perdere.

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Libri

“Il maestro di Auschwitz”

91ZkH9D9FVL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cominciò a camminare su e giù per il comignolo orizzontale e cantò la prima strofa che parlava della testa dell’uccello. I bambini si unirono al canto e proseguirono nominando le altre parti da spennare del corpo dell’allodola: le orecchie, il collo, gli occhi, le zampe e i piedi. La canzone andò avanti per un bel po’, spensierata e chiassosa, anche se non del tutto fuori controllo, perché Fabian dirigeva il coro di voci con le mani, con la testa e con il corpo intero. Alcuni bambini iniziarono a muovere le braccia a tempo con lui e altri, come Bubenik, presero un secchio e ci tamburellarono sopra il ritmo con le dita. Erano talmente assorti nella melodia che dimenticarono il tempo, il luogo e lo squallore della loro esistenza. Fabian iniziò a cantare una canzone tradizionale ceca e poi un’altra, e infine un canto popolare che parlava di nove canarini e di un gabbiano sorridente che sopravviveva a una piena. Cantarono e cantarono e, così facendo, trascendevano la propria miseria. Erano un corpo solo, che cantava con un’unica voce forte e, fintantoché avessero cantato, non sarebbero stati infelici.

Il maestro di Auschwitz, Otto B. Kraus, Newton Compton, traduzione di Laura Miccoli. Nato nel millenovecentoventuno a Praga, morto diciannove anni fa circondato dall’affetto della propria famiglia, in casa sua, Kraus nel maggio del millenovecentoquarantadue fu deportato a Terezin e poi ad Auschwitz, fu inviato dai nazisti a Schwarzheide-Sachsenhausen, tornò a Praga, scoprì d’essere rimasto solo al mondo, ottenne una piccola borsa di studio, studiò letteratura, filosofia, inglese, spagnolo, ricostruì, per quanto poté, la sua esistenza e scrisse questo romanzo ispirandosi a sé medesimo e alla propria ribellione alle regole degli aguzzini, cercando di dare di nascosto ai bambini raccolti nell’abominevole Blocco 31 una parvenza di normalità. Oggi più che mai un libro necessario.

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