Libri

“Lo chef segreto”

81cZaczhSHL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Mi domandai quanto sarebbe durata tutta quella devozione.

Lo chef segreto, Crystal King, Piemme, traduzione di Cristina Ingiardi. A Bartolomeo Scappi, nato a Dumenza, nel varesotto, nel millecinquecento, e morto a Roma settantasette anni dopo, si deve il primo e più dettagliato trattato d’arte culinaria che il rinascimento e non solo, italiano ma anche a livello internazionale, sia in grado di rammentare. Personaggio geniale e poliedrico, chiede al nipote, che ha ricordato generosamente nelle sue ultime volontà, di bruciare i suoi diari. La curiosità però se di certo ha ucciso il gatto è altrettanto vero che non può da sola fermare un ragazzo, che decifra il codice in cui i quaderni erano vergati e scopre una ridda di segreti, lotte intestine, complotti e manipolazioni: e anche, per il cuoco segreto del papa, la confessione di una travolgente storia d’amore… Appassionante, leggibilissimo, potente.

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“Un assassino alla mia porta”

514DUDijD9L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La mano sulla mia fronte è gentile, rassicurante, mi accarezza delicatamente avanti e indietro scendendo poi verso il mento. Sento tintinnare gli acchiappasogni e penso a casa mia, sospiro e giro il viso in quel palmo ora sulla mia guancia. È ruvido, caldo… Non capisco. Le mani del dottore sono lisce, fresche, profumano di disinfettante. Annuso acqua di colonia agli agrumi e, all’improvviso, mi si chiude la gola, non riesco a respirare, le narici bruciano e soffoco contro la mano che mi copre la bocca e mi forza la lingua verso la gola fino quasi a soffocarmi. Sento il petto compresso come sotto un pesante macigno. Sto annegando, sto per svenire…

Un assassino alla mia porta, Samantha King, Newton Compton, traduzione di Mariacristina Cesa. Madeleine aveva una vita perfetta. Ha un marito che ama riamata. Due figli gemelli. Belli. Bellissimi. Amatissimi. Un giorno un uomo bussa alla sua porta. E la costringe a scegliere. Quale figlio deve vivere. Quale figlio deve morire. E per lei è l’inizio del baratro. La vita prosegue schiacciata dall’ossessione. Lei ha bisogno di capire. Cosa sia successo. Perché. Perché con ogni probabilità non è ancora fuori pericolo. Né lei né i suoi cari. E… Un esordio deflagrante, un romanzo mozzafiato da cui non si riesce a staccarsi.

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“Il mistero delle ninfee”

download (7).jpgdi Gabriele Ottaviani

Giardinaggio, pittura, cibo: Clemenceau aveva convinto Monet a recarsi in Vandea facendo leva sui suoi tre grandi amori. E a tutti e tre si dedicò l’artista durante la sua visita di otto giorni. Come aveva fatto a Les Zoaques otto anni prima, con Sacha Guitry e Charlotte Lysès, anche al Belébat, offrì a Clemenceau consigli su quella minuscola striscia di giardino tra le dune. Gli portò alcune piante, inclusa una che il Tigre chiamò «boules d’azur» – una pianta dai fiori blu che, a quanto pare, gli ricordavano gli occhi di Blanche. (Clemenceau faceva spesso riferimento agli occhi blu di Blanche, e sembra che fosse questo il motivo – insieme all’infinita pazienza della donna con quel vecchio bisbetico del patrigno – per cui la chiamava Angelo blu.)

Il mistero delle ninfee – Monet e la rivoluzione della pittura moderna, Ross King, Rizzoli, traduzione a cura di Chicca Galli. Giverny, in Francia, nel dipartimento dell’Eure, nella regione della Normandia, a pochi chilometri da Vernon e a circa ottanta da Parigi, è il luogo che Monet ha eletto a suo personale paradiso. Lì, contemplando le ninfee, fiori misteriosi quanto nessun altro al mondo, ha dato vita alla sua arte immortale. Un percorso che, come ogni creazione, connette la bellezza al dolore, alla desolazione, allo sforzo sovrumano e finanche autolesionistico, alla tensione per sfiorare la perfezione. Come l’amore, che è salvifico e insieme tormenta. Specie se impossibile, specie se destinato eternamente a non realizzarsi, e quindi a durare per sempre nell’assenza. Ross King scrive un’opera splendida e corredata da una vera e propria messe di magnifiche immagini che accompagna il lettore per mano, lungo le rive dello stagno, sul prato, nell’erba, tra i fiori e nei meandri più reconditi dell’arte, della vita e della visione del mondo di uno dei più grandi esponenti della pittura mondiale di ogni tempo. Interessantissimo.

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“La fine dell’alchimia”

la-fine-dell-alchimia.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ogni tanto qualche banca può fallire; del resto, il fallimento è parte del gioco in un’economia di mercato fiorente. Il banco dei pegni dà alle banche a rischio di fallimento un anno di tempo per ristrutturarsi. Basta attacchi di panico e salvataggi varati nei week‑end, basta drammatiche rievocazioni memorialistiche. La risoluzione bancaria – un regime fallimentare specifico – sarebbe più semplice rispetto a oggi, poiché i depositi (passività) e le garanzie preventivamente presentate alla banca centrale (attività) potrebbero essere sottratti alla banca in fallimento e trasferiti a un’altra banca insieme alle riserve liquide di cui quelle garanzie sono il pegno. In tal modo, l’autorità di risoluzione potrebbe riordinare il resto della banca senza arrecare troppo scompiglio ai depositanti.

La fine dell’alchimia – Il futuro dell’economia globale, Mervyn King, Il saggiatore, traduzione di Marco Cupellaro. Spesso e volentieri quando si pensa all’economia la prima cosa che sovviene alla mente sono le pagine niente affatto leggibili, a meno che non si sia davvero esperti nel settore, dei quotidiani in cui, tra righe e righe fitte di termini tecnici per lo più stranieri, e dunque già per questo non di immediata e scontata comprensione per tutti, si elencano giornalmente le quotazioni di borsa delle varie tipologie di azioni. Spesso variazioni percentuali niente affatto marcate, ma che si traducono in spostamenti di milioni e milioni di euro che d’altro canto appaiono molto distanti dai soldi veri che tangibilmente ognuno di noi tiene nel borsellino. Incorporei, eppure determinanti, perché influiscono sulle scelte politiche, culturali, sociali degli stati sovrani, e quindi direttamente sulle vite delle persone. Il modello comunista ha fallito, naturalmente, ma anche il capitalismo così come lo abbiamo sempre conosciuto non pare aver portato quel benessere diffuso che invece sembrava la promessa impossibile da non mantenere all’inizio della vicenda di questo fenomeno. Se la crisi è certo anche un’opportunità, di cambiamento, di svolta, di ritorno alle priorità più giuste, è altrettanto vero che la sperequazione sociale in una società sempre più mercificata e mercificante è un problema che ogni giorno che passa si fa più oneroso, in un mondo che ha tanti problemi, di ordine politico e ambientale, per esempio, fattori che concorrono all’edificazione della solidità economica di vari settori produttivi e non solo. Mervyn King, con assoluta cognizione di causa, affronta infatti il problema di petto, e con spirito divulgativo ammirevole: questa crisi è prima di tutto una crisi delle ideologie e delle idee. Da non perdere. Per riflettere, conoscere, capire. E sapere come comportarsi di conseguenza, a meno di non voler procedere per forza d’inerzia o quieto vivere, mettendo la testa sotto la sabbia.

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