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“King Kong Theory”

9788860446299_0_150_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Avevo scoperto una ricetta per attirare più attenzioni di quante potessi gestirne. Questa cosa ha diminuito più di quanto avrei creduto la mia aggressività nei loro confronti – che, contrariamente a quel che si crede, è piuttosto moderata. A mandarmi in bestia è ciò che si vuole impedirmi di essere o di fare, non ciò che loro sono o fanno. È parlarne che è difficile. Quello che implica nella testa della gente che poi mi ritroverò ad affrontare. La condiscendenza, il disprezzo, la familiarità, le conclusioni fuori luogo. Quando sono arrivata a Parigi, la pratica si è complicata. Molte più ragazze, molte più bianche, dell’Est, bellissime, molti più clienti pericolosi. I server Minitel erano sempre più controllati, difficile selezionare come prima. Conoscevo male i quartieri dove andavo. E se cercavo di ripiegare su lavori tipo massaggiatrice o spogliarellista, per avere un inquadramento, le percentuali erano ridicole, i locali troppo piccoli, l’offerta sempre superiore alla domanda, cosa che tra le ragazze creava un clima di merda. E non ero più single, per cui sono cominciate le bugie, con la sensazione di portare a casa le mie schifezze. Perdita dell’equilibrio. Smettere è difficile. Tornare a lavori pagati normalmente, essere trattata normalmente, da stipendiata. Alzarsi la mattina, doverci passare le giornate. E comunque, per quanto mi presentassi dappertutto, non riuscivo a trovare niente.

King Kong Theory, Virginie Despentes, Fandango, traduzione di Maurizia Balmelli. Sono stata a letto con centinaia di maschi senza mai rimanere incinta, e comunque sapevo dove andare ad abortire, senza l’autorizzazione di nessuno, senza rischiare la pelle. Sono diventata una puttana, ho passeggiato per la città con tacchi alti e profonde scollature, senza doverne render conto a nessuno, ho incassato e speso ogni centesimo che ho guadagnato. Così parla di sé medesima l’autrice di questa pubblicazione, un potentissimo atto di autodeterminazione: scrittrice e regista – celebre e scandaloso Baise-moi, in Italia Scopami -, Virginie Despentes dipinge a suo modo l’affresco policromo della nostra proterva società. Destabilizzante, formidabile, mirabile. Da leggere.

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