Libri

“Buio”

di Gabriele Ottaviani

Con tutta la furia del proprio desiderio soffocato, Tadeusz ha dipinto l’unico bel quadro di tutta la sua vita…

Buio, Anna Kańtoch, Carbonio, traduzione di Francesco Annicchiarico. Non è solo quello che ha nella mente, il buco nero del passato che cerca di dimenticare fin sotto il livello della coscienza e della consapevolezza piena e che la conduce, lei che non ha nome né nessuno, a parte il fratello maggiore, che l’accompagna dal sanatorio sulle sponde del mar Baltico da cui, nell’anno del Signore millenovecentotrentacinque, è stata finalmente dimessa, a Varsavia, con la speranza di ricominciare. Buio non è solo una condizione, la sua, è anche un luogo. Il luogo. Quello della sua infanzia. Quello della sua crescita. Quello della perdita dell’innocenza. Quello dov’è morta, oltre vent’anni prima, Jadwiga Rathe. Un’attrice. Bella. Bellissima. Sensuale. Irrefrenabile. Irresistibile. Chi l’ha uccisa? E perché? Omosessualità, femminismo, perversione, ossessione, malattia, incesto, la psiche e i suoi recessi reconditi, i suoi meandri torbidi: c’è tutto questo, e molto altro, in un romanzo, premiato col principale riconoscimento letterario, mai prima d’allora appannaggio d’una donna, appena uscì, otto anni fa, e adesso finalmente se ne può celebrare pure l’edizione italiana, in patria, la Polonia in cui da un lato si manifesta, fino a coinvolgere con tali istanze anche il parlamento europeo, per i diritti civili e arcobaleno e dall’altro si promulgano decreti che paiono estremisti e oscurantisti, e persino che hanno ben poco a che vedere col messaggio d’amore universale della fede che pretendono di difendere da quella che è considerata una pericolosa deriva eterodossa, che si legge in un lampo ma si radica nel cuore.

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