Libri

“La donna del faro”

di Gabriele Ottaviani

Era così l’Islanda a quei tempi, mio caro…

La donna del faro, Ragnar Jónasson, Marsilio, traduzione di Silvia Cosimini. Il tempo è passato ma sembra che non sia scorso: eppure ne è fluita di acqua sotto i ponti dall’ultima volta in cui Ásta ha messo piede a Kálfshamarsnes, la piccola lingua di terra sulla penisola di Skagi, nel Nord dell’Islanda, posto splendido e romito della sua infanzia e giovinezza da dove è dovuta andare via, dove ora la accolgono un ricco padrone di casa, un fratello e una sorella ormai in là con l’età e un bel giovane che risiede in una vicina fattoria, e dove adesso, a tre giorni da Natale, trova anche la morte. Cosa è successo davvero? E perché? Magistrale, trascinante, mozzafiato.

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“Fuori dal mondo”

91eCwfKz4HL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non preoccuparti. So gestirlo.

Fuori dal mondo, Ragnar Jónasson, Marsilio, traduzione di Silvia Cosimini. Alla stazione di polizia di Siglufjörður, mentre il villaggio è colpito da un violento contagio che ha costretto alla quarantena tutti gli abitanti, Ari Pór, giovane poliziotto necessariamente in servizio ma che in quello specifico frangente non ha per ovvie ragioni granché da fare, si appassiona a una storia misteriosa e mai chiarita, nonostante i molti anni passati: nel millenovecentocinquantacinque due coppie si trasferiscono in un fiordo isolatissimo dell’estremo nord dell’Islanda. Una delle due donne, poco dopo, si è sempre detto a causa della paura del buio e della solitudine, ma oggettivamente non v’è cosa che suoni più inquietantemente anomala, muore. Ari inizia dunque a indagare, e… Magnifico.

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“Il centenario che voleva salvare il mondo”

51eUbH59HPL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’ambasciatore ONU si sentiva già a proprio agio con le due nuove conoscenze.

Il centenario che voleva salvare il mondo, Jonas Jonasson, La nave di Teseo, traduzione di Margherita Podestà Heir. Così come non c’è due senza tre, non c’è cento senza centouno, e non si tratta di dinoccolati, pasticcioni e irresistibili dalmata inseguiti invano come fossero un Oscar da una diva furente: si tratta di anni. E Dio lo benedica, questo epigono scandinavo della longevità di Kirk Douglas, Olivia De Havilland e tanti altri meno noti che attraversano i decenni con agilità, protagonista esilarante e fuori da ogni schema di una nuova avventura che non sarebbe affatto sbagliato trasporre al cinema, anzi. Anche perché stavolta non si tratta di una semplice, ammesso e non concesso che l’aggettivo sia adeguato, fuga per la libertà; la missione è ancora più importante, neanche fosse il nonno putativo di Greta Thunberg, che può essere attaccata solo da chi è privo di coscienza o ha come argomento di discussione di maggior levatura la pappa col pomodoro, absit iniuria verbis: Allan si è messo in testa, infatti, di salvare il mondo, e nel percorso, in cui incontrerà finanche un presidente diversamente intelligente e malato di Twitter, Angela Merkel, una venditrice di bare che , mostrerà a tutti di che pasta sia fatto, e quanti assi abbia ancora nella manica. Imperdibile.

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“L’angelo di neve”

3172617di Gabriele Ottaviani

Un frustrante vicolo cieco.

È quello che a un certo punto sembra essere diventata l’indagine. Un frustrante vicolo cieco. Nessun progresso, niente di niente. Solo un continuo, costante, incessante, insostenibile brancolare nel buio, reale e metaforico, impantanato in una neve che si fa fango, ghiaccio, mota, e continua inarrestabile a cadere, coprendo tutte le cose, annullando ogni contorno, ammantando qualsiasi oggetto. Suggestivo, e insieme soffocante, claustrofobico, angosciante. Ari studiava teologia. Poi è diventato poliziotto. Ed è finito in un villaggio nel punto più settentrionale dell’Islanda, laddove il maltempo vuol dire isolamento pressoché totale. La sua fidanzata è lontana, nella capitale, gli autoctoni rivolgono ai forestieri la stessa ospitalità che riserverebbero a un invasore, un anziano scrittore cade alla filodrammatica e muore, una ragazza è in un giardino, nuda dalla cintola in su, in una pozza, di sangue… Fossero tutti così brillanti, originali, ben congegnati i romanzi polizieschi, fossero tutti così potenti gli esordi letterari. Ragnar Jónasson, L’angelo di neve, Marsilio, traduzione di Roberta Scarabelli. Da non perdere.

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“L’assassino, il prete, il portiere”

download_2_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il cimitero era stato trasformato in un parcheggio capace di ospitare cinquecento macchine.

Il suo Centenario che saltò dalla finestra e scomparve, libro di maggior successo commerciale in Svezia nell’anno dell’uscita, tanto che ne sono poi state fatte oltre trenta versioni in altrettanti differenti idiomi, è diventato a suo modo un cult anche sul grande schermo, un film stranissimo, bizzarro, con un cast internazionale, presentato a Berlino e nominato agli Oscar per il miglior trucco, connotato vividamente da un proprio umorismo tutto particolare a colpi di pantofole, torte, valigie, fughe e candelotti di dinamite, solo per dirne qualcuna, che lascia interdetti e al tempo stesso a tratti sconcertati e sbalorditi. Il nuovo romanzo di questo autore che ha ormai una folta schiera di appassionati lettori prosegue la strada tracciata dall’opera precedente, e muovendosi nello stesso solco dà corpo a una commedia – o meglio farsa – umana esilarante, noir e straniante, in cui un ex galeotto troppo spesso brillo che fa l’aiutante della mala, un pastore protestante e il receptionist di un albergo sulla cui insegna splende una e una sola stella (d’altro canto si tratta in realtà di un vero casino, e la mancanza dell’accento non è un refuso) si mettono in società, hanno un nugolo di criminali contro e vogliono fondare una nuova chiesa. Assurdo e divertente. Jonas Jonasson, L’assassino, il prete, il portiere, Bompiani. Traduzione di Margherita Podestà Heir.

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