Libri

“Johnny Tenorio”

unnamed (2)di Gabriele Ottaviani

Va precisato che il protagonista, prima incarnazione di uno dei grandi miti moderni, non è un seduttore nel significato comune della parola, ma un personaggio di statura quasi tragica, pieno come è di tentazioni perverse, complicate per di più da una sottile ipocrisia e da una presunzione che lo rendono temerario nei suoi rapporti con gli altri. Ripercorrerne sia pure sommariamente la storia, coglierne i dubbi, le ansie di trasgressione, il desiderio di amore e di possesso da cui è animato, scandagliarne il rapporto con Dio e nel contempo con l’ipocrisia della società in cui vive, fa sì che possiamo calarci nelle grandezze e nelle bassezze dell’animo umano. Detto altrimenti, tale approccio ci aiuta a scoprire il segreto del grande gioco della vita. Il personaggio ha assunto nel tempo molteplici facce…

Johnny Tenorio, Carlos Morton, Aracne, a cura di Elena Errico, professore associato di Lingua spagnola presso l’Università degli Studi di Genova, saggista, esperta di traduzione della variazione linguistica, con particolare riguardo per la letteratura chicana, ossia dei messicani immigrati negli Stati Uniti d’America, di sociolinguistica del contatto tra inglese e spagnolo e di didattica dell’interpretazione, con contributi anche di Francisco A. Lomelí, professore emerito di letteratura chicana e latinoamericana, formatosi a San Diego e nel New Mexico, Laura Sanfelici, docente e saggista le cui linee di ricerca si concentrano principalmente sul mantenimento della heritage language da parte degli immigrati di origine ispanoamericana nella scuola secondaria di primo grado e sul contatto tra le lingue in contesti di immigrazione (language attrition and language loss) nonché sulle self-translations dallo spagnolo all’inglese di autobiografie di autrici di origine latinoamericana negli Stati Uniti, e Roberto Trovato, Professore Associato di Drammaturgia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova nel corso di laurea di Lettere e in quello del D.A.M.S., autore di centotrenta studi su vari momenti, figure e aspetti del teatro italiano fra Cinquecento e Novecento, curatore dell’edizione critica di ben sette inediti nonché, fra l’altro, firma di una monografia sul teatro di Lasca e, assieme a Enrico Baiardo, di Un classico del rifacimento (L’Amleto di Carmelo Bene). Johnny Tenorio è una farsa in un atto che si svolge, in ossequio all’unità di tempo, nel corso di un solo e significativo giorno, il proverbiale e tradizionale – è diventato patrimonio anche della filmografia, basti solo pensare al film d’animazione Coco e a Spectre, episodio della saga di James Bond, ossia 007 – Día de Muertos: la vicenda è imperniata sulla figura di un don Giovanni, personaggio che per sua natura si presta alla rivisitazione e alla parodia, si pensi anche al Bellè (e del resto un classico non finisce mai di dire quel che ha da dire, così come sempiterne d’altro canto sono le istanze alla base delle azioni umane) reinterpretato in chiave chicana e trasferito nel Barrio de las Tripas di San Antonio (Texas). Il fulcro è il bar di Big Berta, una cameriera–curandera che sa evocare le anime dei morti, e in questa sorta di nèkyia rivisitata, cambiando quel che dev’essere cambiato, i fantasmi di Johnny e le sue malcapitate vittime, in  una vorticosa analessi, indagano misfatti collettivi e individuali. Eccellente.

Standard