Teatro

“Isla Neruda”

isla-neruda-foto-2di Gabriele Ottaviani

Come uno stagno è l’amore, che ci colse tra civico e civico… La potenza della passione che tutto travolge e fa sì che i corpi si allaccino in un abbraccio d’amore irresistibile ovunque si trovino, fosse anche in mezzo alla strada, bocca contro bocca, pelle su pelle. La fame di esistere che scorre nelle vene, impetuosa e irrefrenabile. La sensualità di cui ogni cosa è imbevuta. La tenerezza per un sentimento nuovo che sta sbocciando. Il desiderio che acceca e annebbia la mente. La rabbia per le ingiustizie sociali e politiche. La vita, semplicemente, se così si può dire. In tutte le sue forme, i suoi aspetti, i suoi cangianti e scintillanti petali di essere. E la poesia, che è l’essenza, il fulcro e la sintesi, e che, con il suo linguaggio fatto di immagini, suoni e commistioni di sensi, si fa chiara e comprensibile narrazione, esplicita più della prosa nel racconto della vita di un uomo come tanti e speciale come tutti, più di tutti, sensibile come sa essere solo chi affida la sua anima a un verso, unendosi alla musica dal vivo del violino di Claudio Merico, al canto, alla danza, alla dolce melodia della chitarra, al corpo e ai suoi movimenti, al suo vocabolario. Un viaggio alla ricerca della verità, del centro, del cuore di tutte le cose, tra valigie e papaveri di diverso colore, attraverso parole non semplici ma limpide, ammalianti, una raffinata costruzione niente affatto virtuosistica: un tuffo in un fiume che rinfresca e dà pace. Fuori concorso nel cartellone del DOIT Festival, rassegna dall’anima letteraria fortemente voluta e organizzata con rara passione e straordinaria bravura da Angela Telesca e Cecilia Bernabei, nella splendida cornice del Teatro Due di Roma, è ancor oggi in scena, liberamente tratto da Memoriale di Isla Negra e Confesso che ho vissuto, con Antonio Sanna e Laura Amadei, Isla Neruda. Da non perdere.

Standard