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“Il weekend”

unnamed (1)di Gabriele Ottaviani

Le sembrò di ragionare come Catherine e Michael. Era troppo chiedere del cibo semplice? Loro elogiavano sempre il servizio di pasti a domicilio per gli anziani, anche se quello non si poteva certo chiamare cibo. Roba da denuncia, pensava Jude. Il servizio individuava gli anziani più vulnerabili, stanchi e denutriti e gli diceva che dovevano essere grati per un vassoio di brodaglia calda lasciato davanti alla porta. E poi si sorprendevano se la gente impazziva o finiva in coma. «Non era una brodaglia calda» aveva urlato Michael un giorno, una delle pochissime volte in cui l’aveva visto arrabbiato da adulto. Era un ottimo piatto di arrosto con un contorno di verdure. «Quanto sei snob» le aveva detto amareggiato. «Guarda che non sei più speciale degli altri». Jude non gli aveva risposto, ma l’aveva guardato con sufficienza e si era scusata freddamente per averlo offeso. Ma dentro di lei, ignobile e orgogliosa, aveva pensato: Sì che lo sono. Aveva sempre considerato Michael e Catherine due persone della generazione precedente alla sua, anche se suo fratello aveva solo cinque anni più di lei e la cognata era sua coetanea. Ma come mai? Tra amiche, quando Sylvie era ancora viva, avevano spesso riflettuto su quanto fosse strano che alcuni sembravano appartenere più alla generazione dei loro genitori che alla propria. Sylvie diceva che dipendeva dall’ossessione per i medici. Per un certo periodo si erano trovate d’accordo: tutt’e quattro disprezzavano i medici e li vedevano solo se strettamente necessario. Rifiutavano i medicinali prescritti – o almeno così raccontavano – e prendevano in giro i conoscenti che avevano trasformato le proprie patologie in passatempi, che vivevano nelle sale d’attesa facendo un esame dopo l’altro e consideravano i propri specialisti i migliori di tutti. Adele, Jude, Wendy e Sylvie detestavano quelle donne la cui idea di conversazione si era ridotta a una disamina dei livelli di colesterolo e della densità minerale ossea.

Il weekend, Charlotte Wood, NN, traduzione di Chiara Baffa. Sylvie è morta da poco, e sulle spalle delle sue tre diversissime amiche, tre cuori senza età che non si ricordano più cos’hanno in comune né, forse, ciò che inconfessabilmente le divide, una rigorosa e austera, una sempre fra le nuvole, una che ancora spera di diventare diva, nonostante, come le altre, sia sui settanta, tenute insieme da una vita difatti solo proprio da colei che è venuta a mancare, ricade il triste onere di svuotarne, in una torrida e umida fine di settimana sulla costa australiana, la casa delle vacanze, una cornucopia di rimembranze: Sylvie è morta, ma non scomparsa, e… Maestoso e scritto in stato di grazia, l’ennesima gemma in un catalogo eccezionale.

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