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“Il vuoto intorno”

il vuotodi Gabriele Ottaviani

A Roma arrivammo col treno. Eravamo partiti carichi di nulla. Del nulla delle cose. Due piccoli trolley, uno per me e uno per lei: era tutto quello che ci occorreva o che sembrava potesse esserci davvero utile per fare come i ragni che se gli distruggi la ragnatela, riprendono a costruirla daccapo.

Il vuoto sarà anche intorno, ma certamente non c’è nel testo. Anzi. È un romanzo compiuto, pieno, una musica in cui non c’è una battuta superflua. Non dà respiro, non suona mai a vuoto. Forse c’è persino troppo, ma è evidentemente una scelta poetica e stilistica. È come una di quelle pitture fiamminghe del Seicento, dove il macabro si mescola alla vita: le nature morte traboccano di frutti e fiori, ma le mele cominciano a marcire, i fiori a diventare vizzi. Il lettore non è preso per mano, è spinto, strattonato, forzato a tenere gli occhi aperti e puntati laddove non volgerebbe mai lo sguardo, perché la vita è fatta anche, se non, in certi casi, periferici, di confine, soprattutto, di dolori che non si possono ignorare, anche se sarebbe di gran lunga la scelta più facile e comoda, respingere tutto ciò che provoca repulsione. I protagonisti sono maschere tragiche sulle quali si abbatte la perversione del fato, raccontata con un vocabolario ricchissimo e colto: è un lento, inesorabile e palpitante scivolare nella perdizione che commuove e addolora, sconcerta e appassiona. C’è la morte. La tragedia. La rinascita. La caduta. L’assenza. Un ragazzo padre. Suo figlio. Una madre annichilita dalle sue stesse fragilità. Un padre che si sfoga sulle prostitute che incontra per strada. Ma ci sono anche uomini che si prostituiscono, uno in particolare. Che sembra non riuscire a resistere – forse non può farlo, forse non vuole – al peccato. Lo cerca. Anela il torbido, brama l’oscurità. Una ragazzina violentata dal padre, e raramente si leggono pagine così incisive e dolorose. L’incesto. Il desiderio. La fuga. Il viaggio. La speranza. Il perdono. L’amore. Nonostante tutto. Il vuoto intorno di Claudio Volpe, per EdizioniAnordest, è stato presentato da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli al Premio Strega del duemiladodici, quando il suo autore aveva solo ventidue anni. Il perché si capisce sin dalla prima riga.

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