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“Il tempo di morire”

61ij3QBjGpL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

I giudici italiani sono stati molto criticati per le decisioni assunte nel caso di Eluana. Per molti, hanno sostituito il potere legislativo: le Camere sollevarono infatti conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale, che però lo respinse: incredibile attivismo istituzionale di un potere legislativo paralizzato e balbettante ma pronto a reagire alle scomuniche del presidente di turno della cei, ogni volta che si tratta di affrontare temi etici e, soprattutto, bioetici. Non sono un difensore della magistratura italiana, che soffre di gravi difetti ed evidenti deficienze, ma ho imparato una cosa da uno dei miei maestri, Benedetto Conforti: se l’individuo ha qualche speranza di vedere affermati i suoi diritti, questa speranza non può che essere riposta nel potere più indipendente e imparziale, cioè nel potere giudiziario. Quando l’individuo invoca un diritto, come quello all’autodeterminazione nel campo della cura del corpo e delle decisioni finali sulla propria esistenza, non gli si può opporre l’assenza di una legge che regolamenti la materia nel dettaglio, ma, semplicemente, vanno ricostruiti i princìpi del sistema (tanto più in presenza di una carta costituzionale che riconosce e garantisce un ricco catalogo di diritti e libertà) in modo da assicurare, secondo le circostanze del caso concreto, il godimento di quel diritto, già esistente nell’ordinamento giuridico. Il vero errore di prospettiva, nell’esame del caso Englaro, è infatti pensare che l’esercizio della libertà di rifiuto delle cure equivalga ad affermare la legittimità dell’eutanasia…

Il tempo di morire – Breve esortazione per una cultura della morte, Eduardo Savarese, Wojtek edizioni. La morte non è niente, sono solo scivolato nella stanza accanto, recita un celebre e dolcissimo adagio: la morte del resto è parte integrante della vita, senza l’una non esisterebbe l’altra, e viceversa, è nella natura delle cose, è inevitabile, è giusta ed equanime, prima o poi si accosta, nella stessa maniera, a tutti. E nonostante non vada temuta, perché quando c’è lei non ci siamo noi, manca ancora sovente una cultura della morte: Savarese, con agile eleganza, muovendosi abilmente tra livelli, chiavi e riferimenti, con prosa bella e lieve indaga proprio questo decisivo aspetto del nostro tempo e del nostro mondo. Da non perdere.

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