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“Il silenzio è d’oro”

Screenshot (156).pngdi Gabriele Ottaviani

La sequenza successiva inizia dal dettaglio di una mano che gira la manovella di una macchina da presa: regista e operatore stanno girando una farsa slapstick, dove finalmente è stata sfruttata anche la capra (la vediamo, insieme al suo padrone, inseguita da gendarmi e altra gente: una tipica comica di inseguimenti, il genere più diffuso in quegli anni). Tra le comparse c’è anche Jacques con una ridicola barba finta. A fine ripresa, il giovane comunica ai colleghi la decisione di arruolarsi, ma per soli 28 giorni, nell’esercito: probabilmente allo scopo di dimenticare la delusione d’amore. I colleghi lo prendono amichevolmente in giro. All’interno di una carrozza privata…

Il silenzio è d’oro, Giulio D’Amicone, Gremese. Programmista, regista radiofonico e televisivo, dottore in lettere, esperto di cinema, Giulio D’Amicone in questo volume ben confezionato e di grande fruibilità realizza un’esegesi dettagliatissima di una celebre pellicola di un autore a cui ha già dedicato degli scritti, Renè Clair, che nel millenovecentoquarantasette si aggiudica il Pardo d’Oro nella magnifica cornice di Locarno con la storia poetica, metacinematografica e profondamente simbolica, in cui il grandissimo Maurice Chevalier interpreta il suo alter ego, ambientata nella Parigi del millenovecentosei, di un anziano regista cinematografico dell’epoca del muto, Émile Clément, che impartisce a Jacques, il suo timido assistente, per cui nutre un affetto quasi paterno, lezioni d’amore per fargli conquistare la ragazza di cui è innamorato. Che però… Da non lasciarsi sfuggire per nessun motivo.

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