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“Il primo anno va male, tutti gli altri sempre peggio”

Ilprimoanno.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ecco, dico, come si fa a conservare un documento dell’hotel in cui sei stato con l’amante e portarlo a casa? Cosa pensava, di scaricare l’IVA? Solo un uomo può essere così pirla!

Sono una coppia di innamorati. E come tutti gli innamorati, che siano una donna e un uomo, due donne o due uomini, se ne fanno e dicono di ogni. Perché, nella fattispecie, lui è pigro e dopo quarant’anni ancora non riesce a capire che magari se non trova un vestito è perché è a lavare, dato che non è il caso di rimetterlo nell’armadio sporco, lei è iraconda e con uno strepitoso eloquio da camallo, sia detto senza offesa per chi si ammazza di lavoro a scaricare pesantissimi colli al porto, non le interessa la tecnologia né l’inglese e perde il cellulare con dentro tutto. Perché si divertono a farsi i dispetti. Perché condividono il lavoro e la quotidianità, l’educazione delle figlie, la cura dei nipoti, il supermercato, drammi, risate, momenti di rabbia, di teatralità  e di inquietudine. Da una vita. Perché ne hanno passate e ne passano tante, avventure e disavventure, senza fare tante storie. Perché fanno le cose senza fronzoli, d’istinto, ma mica senza cervello. Perché sbagliano e si correggono. Perché hanno sempre voglia di imparare. Perché sono curiosi. Perché pensano di avere avuto nell’esistenza tanta fortuna, e al tempo stesso di essere l’uno quella dell’altra, e viceversa, oltre che la peggiore rottura di scatole capitabile. Il primo anno va male, tutti gli altri sempre peggio, edito da Baldini e Castoldi, non è semplicemente esilarante. È così sincero e vero che fa lo stesso piacere di una ventata fresca in un giorno di canicola. Cominci a sfogliarlo e non puoi smettere finché non sei arrivato all’ultima pagina, quando hai visto crescere insieme a te quei personaggi che sono prima di tutto persone, brave persone, che ti paiono ancora più familiari di quanto non lo siano già perché magari li conosci attraverso lo schermo o i giornali. Li hai visti attraversare un’Italia in mutamento, sposarsi, diventare genitori tenendo sempre presente l’insegnamento dei propri, per esempio di una madre bolognese saggia per lei, per lui di un padre di origini partenopee straordinaria eleganza, uno dei miti della musica italiana, sposo di un’ebrea in pieno regime fascista e fatto prigioniero in Algeria, lavorare sodo, con umiltà, scoprire buona parte dei migliori talenti della musica leggera italiana, spaccare scrivanie e lanciare piatti di peltro con i segni zodiacali cesellati sopra, fare tv e giocare a burraco. E ci rivedi te, e buona parte delle famiglie e delle coppie che ti sono care e vicine, al netto delle specificità caratteristiche. È un’autobiografia corredata di bellissime foto che non ha nulla di agiografico, e più che un libro sembra una gustosa cena tra amici. Che si chiamano Mara e Alberto, Maionchi e Salerno. Da non perdere.

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