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“Il pensiero in fumo”

pif-primacover-696x1024di Gabriele Ottaviani

Giordano Bruno e Pier Paolo Pasolini, a loro modo, denunciano la retorica, il disamore, la cultura dell’equivoco. Insieme all’eretico, può essere anche “un imbecille qualsiasi” a decidere, a un certo punto, come dice il filosofo Jankélévitch, di parlare di corde dove non si dovrebbe. L’eretico diventa una figura spregiudicata e inopportuna in questo clima. La bestialità istituzionale, impersonale, si mette in stato d’allerta di fronte al biasimo, alla diffidenza e allo sdegno eretico. Per Sloterdijk, lo studioso della “ragione cinica”, Pasolini, intellettuale “corsaro”, dà battaglia contro “l’effeminatezza” della critica e di tutto mettendo in azione anche la sua “sfrontatezza”. Lo stesso discorso di Sloterdijk può essere esteso a Giordano Bruno: “Dal momento che la filosofia può fare ancor solo finta di vivere quel che essa a parole dichiara, ci vuole sfrontatezza a dichiarare quel che si vive” (Sloterdijk 1983, p. 67). Prima della condanna, senza appello, la mentalità eretica segnala dunque uno stato di emergenza, il raggiungimento di un livello di guardia estremo, in una situazione sociale esplosiva. Matura la tentazione eretica, lo spirito di insubordinazione, lo si sappia o no.

Guido Zingari, Il pensiero in fumo – Giordano Bruno e Pier Paolo Pasolini: gli eretici totali, a cura di Marco Caponera, Rogas edizioni. Due ribelli, due intellettuali niente affatto ipocriti, due uomini profondamente diversi, per tempo, storia, vita, esperienze, ideali, uniti da un sentire comune che trascende i secoli: l’anelito, la ricerca incessante del vero, della chiave di volta per sovvertire un’ortodossia, un ordine costituito sterile, falso, bugiardo. Due uomini che per le loro scelte, e per il loro essere, hanno pagato. Un prezzo. Alto. Il saggio di Zingari, appena ripubblicato, si legge con grande facilità, è semplice senza banalità, e propone moltissimi interessanti spunti di riflessione.

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