Libri

“Il paese delle meraviglie”

51beosenC4L._SX354_BO1,204,203,200_di Gabriele Ottaviani

Le urla della donna.

Urla.

Una bottiglietta di succo di frutta incastrata verso l’utero.

Il paese delle meraviglie, Joyce Carol Oates, Il saggiatore. Traduzione di B. Alessandro D’Onofrio, Giulia Poerio e Alessandro Vezzoli. Jesse è un bambino. Apre la porta di casa. È appena tornato in macchina insieme al papà. Che è dietro di lui. E sta aprendo il bagagliaio. Deve prendere qualcosa. Magari prima ha comprato l’albero di Natale, chissà… Appena è sulla soglia lo investe un odore forte, dolce, intenso. Poi vede Bobby. Jean. Shirley. La mamma. Il sangue. Dappertutto. Sono tutti morti. Poi sente il suono di un grilletto. E corre. Corre. Corre. Fino a diventare adulto, neurochirurgo – del resto cos’altro poteva cercare d’indagare, se non il cervello? – di fama mondiale alle prese con i problemi di tutti, più di tutti. Perché vive oppresso da un dolore che non può far tacere. E perché vive in un Eden che del paradiso ha solo l’apparenza, mentre la sostanza è infernale. Con tutte le contraddizioni di oggi, tra nitore e squallore, l’America di oggi. Ha letto di tutto, con ogni evidenza, e forse ha scritto ancor di più: per la fortuna di tutti i lettori. Perché una prosa come quella di Joyce Carol Oates, sempre impeccabile, sempre potente, mai retorica, sempre piena di senso e di spessore, è un regalo e uno stimolo. Ad andare oltre la superficie, perché il mondo è più complicato di quel che sembra a un primo sguardo. È questa la sua forza. È questo il suo fascino. È per questo che nonostante tutto vale la pena di impegnarsi, anche quando tutto sembra vano, per renderlo, ognuno per quanto è nelle sue possibilità, migliore. Imprescindibile.

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