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“Il paese degli abeti aguzzi”

41k2mEYfjwL._AC_UY218_QL90_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Metà del piacere della mia visita sarebbe andato perduto se non avessi potuto fare la sua interessante conoscenza.

Il paese degli abeti aguzzi, Sarah Orne Jewett, Elliot. Introduzione a cura di Anna Vari, traduttrice della prima edizione italiana (Neri Pozza, anno millenovecentosessantadue) di quest’opera della prolifica, nonostante un incidente ne abbia interrotto anzitempo la carriera, scrittrice statunitense vissuta pressoché sempre nell’idilliaca ed evocativa South Berwick, tra Maine e New Hampshire, a cavallo fra Ottocento e Novecento, che ebbe tra i suoi più cari amici non solo Willa Cather e Rudyard Kipling, al cui genio appartengono gli scritti che accompagnano quest’edizione, volta in italiano da Letizia Emberti Gialloreti, ma anche William Dean Howells, Henry James, Harriet Beecher Stowe, Alfred Tennyson, Mark Twain, Henry Wadsworth Longfellow, Nathaniel Hawthorne, John Greenleaf Whittier, James Thomas Fileds e sua moglie Annie, alla quale Sarah Orne Jewett (che non si sposò mai né mai ebbe figli), la cui necessità di passeggiare, a causa dell’artrite reumatoide dalla quale fu afflitta per tutta la vita, affinò oltremodo la sua passione per la natura, restò tanto legata che le due, quando Annie restò vedova, vissero assieme tenendosi compagnia per il resto della vita. In questo romanzo splendido sin dalla copertina Sarah Orne Jewitt dà vita a una commedia umana formidabile, fatta di personaggi dalle vite comuni, ma niente affatto anonime, come la signora Todd, esperta raccoglitrice di erbe medicinali, il capitano Littlepage, che dicono abbia il cervello sconvolto dalla troppa letteratura con cui è entrato in contatto, la signora Blackett e… impeccabile e imprescindibile.

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