Libri

“Il meglio di noi”

61ie+96zfoL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il mio viaggio con Achille comincia così.

Il meglio di noi, Francesco Gungui, Giunti. Quando finalmente tutto sembra essere pronto per arrivare alla concordata e agognata separazione, trampolino di lancio per l’inizio di una nuova vita più serena ed equilibrata dopo anni di stanca infelicità e di buia crisi, un incidente rovina tutto: Sara è incredula, ma non ci sono alternative. Adesso il denaro deve essere impiegato per altre priorità, e quindi non c’è ulteriore opzione che continuare a condividere con Michele, benché non si stia più insieme, lo stesso tetto, quello dove naturalmente risiede anche il figlioletto che si è avuto insieme, Nicolò, sei anni, sensibile, creativo e fragilissimo, con diversi problemi pure fisici, che con difficoltà si era cercato di preparare alla deflagrante disgregazione del nucleo familiare. Sara, però, mentre l’ex coniuge tutto sommato, anche perché impossibilitato a fare molto altro, si rassegna, rischia davvero di andare fuori di testa: e prende dunque una decisione… Non è mai troppo tardi, in effetti, non solo per essere quello che si vorrebbe, dovrebbe, avrebbe dovuto e avrebbe voluto essere, ma anche per impugnare saldamente le redini della propria vita e costruire un futuro che al di là dei problemi contingenti e imprevisti, che sono all’ordine del giorno per chiunque, sia migliore: Francesco Gungui con una scrittura fluida, piacevole e credibile indaga in profondità l’animo umano, la precarietà, la cronaca di un disamore, il desiderio di cambiamento, le relazioni e gli affetti, delicati e indispensabili. Da leggere.

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Libri

“Il meglio di noi”

103443-9788865945964di Gabriele Ottaviani

Vorresti tapparti gli occhi quando ti entrano nel cervello, questi frammenti casuali dei peggiori venti minuti della tua vita, solo che non sono i tuoi occhi a lasciarli entrare, e nemmeno le orecchie. Hanno preso domicilio nel tuo cervello. Il camice bianco. Le sedie di plastica. Jim che scuote la testa. La mia mano che cerca la sua. Lui, che si pulisce gli occhiali proprio in quel momento, come se ci fosse qualche errore che le lenti pulite potevano correggere. O forse solo per avere qualcosa da fare che non fosse urlare. Non che l’avrebbe mai fatto. Non aveva nemmeno pianto, mentre io sì. Ci dicono che si può fare qualcosa per il disturbo da stress post-traumatico. Si va da un terapeuta esperto in una tecnica specifica, e ci si concentra sul momento preciso che ci tormenta di più, quello che continua a ripresentarsi, che non si riesce a cavarsi dalla testa, e mentre uno lo fa, lo psicologo ti fa guardare il suo dito e lo si segue con gli occhi mentre lo muove avanti e indietro. Questo riguarda in qualche modo la fase del sonno Rem, quando si dice che vengano elaborate nel cervello le nostre esperienze più inquietanti. Ho conosciuto alcuni veterani del Vietnam che hanno beneficiato molto da questa tecnica, e alcuni che non sono veterani per i quali questa terapia Emdr ha dimostrato di essere valida. Quei venti minuti nell’ambulatorio quel giorno erano il nostro Vietnam. Niente sarebbe riuscito a cancellarli.

Il meglio di noi, Joyce Maynard, Nutrimenti, traduzione di Anna Mioni. È sempre così: l’amore, quello vero, quello che cambia tutto, arriva quando ormai sopra non ci hai messo solo una pietra, ma tutta Stonehenge. Joyce Maynard, che del sentimento e della memoria – e no, non ci si riferisce, con ogni evidenza, solo alla storia d’amore vissuta con Salinger quando lei aveva diciott’anni e lui il triplo delle primavere sul groppone – ha fatto la materia della sua produzione letteraria che non ha mancato di divenire anche filmica, incontra il vero amore quando ormai ha quasi sessant’anni: insomma, un’età verde ma non verdissima, oltre il cinquanta per cento della vita terrena, se si vuole dar retta all’aspettativa media sulla durata dell’esistenza, è ormai alle spalle, non ci si può far nulla, indietro non si torna. Quando ci si rassegna a pensare che la coppia non faccia per noi ecco invece che arriva l’altra metà della mela: nel caso di Joyce, fieramente indipendente, è Jim. Con cui si mette insieme. Si sposa. Festeggia il primo anniversario. Poi a lui diagnosticano il cancro al pancreas. È l’inizio di un calvario. Di una tenace resistenza. Di una celebrazione assoluta dell’indomita potenza dell’amore. Commovente e splendido.

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