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“Il mare è rotondo”

71J+gGtKu7L._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

Flori faceva le gare clandestine con la sua macchinetta tra i mobili del salotto, costringendo Ujkan a sollevare i piedi ogni volta che passava di lì. Il sonnellino pomeridiano lo aveva rinvigorito e in quel momento era al culmine della frenesia. Finora ci era andato di mezzo solo il vaso di una pianta che non voleva saperne di fiorire…

Il mare è rotondo, Elvis Malaj, Rizzoli. A undici anni c’era quasi riuscito, ma poi la madre l’ha trovato in mezzo ai profughi del Kosovo fra cui aveva cercato di mimetizzarsi e se l’è riportato a casa di corsa: per Ujkan però il sogno dell’Italia si è mantenuto più pressante che mai, una brama quasi ossessiva che lo porta a compiere numerosi tentativi di fuga ed evasione, sempre miseramente falliti. Cosa lo spinga però così incessantemente e inesorabilmente a rivolgere la sua attenzione oltre il mare è però ora un mistero di cui non ricorda più l’origine e i contorni. Ansia, paura, attesa, angoscia, speranza e frustrazione: forze contrapposte dibattono dentro la sua anima preda d’un profondo dissidio, sciabordando l’una contro l’altra come flutti da opposte direzioni, mentre la vita prosegue, colorata come il costume d’Arlecchino, ingannevole e sorprendente, come la prosa di Malaj, nato trent’anni fa in Albania, a Malësi e Madhe, trasferitosi quindicenne con la famiglia ad Alessandria e ora bellunese d’adozione, alla prima, riuscita e avvincente esperienza, felicemente caratterizzata sia per quanto concerne i personaggi che in merito agli ambienti e alle situazioni, con la forma del romanzo dopo il debutto con i racconti che nel duemiladiciotto l’hanno portato a essere selezionato per lo Strega. Da leggere.

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