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“Il lato oscuro dell’amore”

9126ZIb4ufL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

L’uomo, che si chiamava Gibran, era seduto ubriaco sui gradini di una piccola casa, e intorno a lui si ammassavano più di dieci bambini desiderosi di ascoltare le sue storie. Di giorno passeggiava per i vicoli di Damasco alla ricerca di persone da cui elemosinare cibo, sigarette e arak. In cambio raccontava. «Ancora una», stava dicendo Suleiman quando Farid e Josef arrivarono nel vicolo. Videro il loro amico dare all’uomo una sigaretta spagnola, che di certo aveva rubato a suo padre. Il vecchio marinaio la annusò. «È rinforzata?» chiese diffidente. «Io non sopporto l’hashish.» Era ubriaco, ma non balbettava. Soltanto i suoi occhi sembravano non trovare pace, vagavano irrequieti nello spazio e nel tempo. «Macché. È solo profumata, per raffinati diplomatici. E adesso racconta un’altra volta del franco e di sua moglie. A Josef piacciono queste storie.» «È una vecchia storia che ho letto su una nave, nel Mar dei Caraibi. Eravamo bloccati in un porto per una riparazione, e scacciavamo sia i topi sia la noia con tutto quello che ci capitava per le mani. Nella stiva trovai un libro strappato senza copertina. Dentro c’erano molte storie. Citava anche il nostro quartiere qui a Damasco, e l’hammam Bakri, vicino a Bab Tuma. Tutto vero», sottolineò, e fece un tiro dalla sigaretta. «Un tempo qui nel quartiere ci deve essere stato un franco. I franchi erano combattenti valorosi. Partirono dalla loro patria e marciarono per tremila chilometri per salvare i cristiani, ma quando arrivarono non furono in grado di distinguere i cristiani, gli ebrei e i musulmani gli uni dagli altri e così, per sicurezza, uccisero chiunque trovassero sulla loro strada. Poi conquistarono parecchie città, anche Gerusalemme; ma Damasco non riuscirono a prenderla. In una guerra così lunga, che durò più di duecento anni, ci furono anche molte pause…

Il lato oscuro dell’amore, Rafik Schami, Garzanti, traduzione di Rossella Zeni. La vicenda di quello che per noi europei è il vicino e medio oriente è da sempre, almeno, da quando ne abbiamo memoria, attraverso la storia, che ci insegna, ricorda e testimonia, essendo sempre e comunque, per sua natura, attuale, una narrazione che procede per il tramite di numerosi conflitti, etnici, politici, sociali, culturali, economici, religiosi, o che in ogni maniera trovano in una o più di queste tematiche una giustificazione di facciata: è un racconto complesso, che indaga numerosi livelli, e che nel caso dell’opera di Rafik Schami, solida, raffinata e coerente, non è semplicemente un fondale o un sostrato, bensì parte integrante di quella che, oltre a essere la biografia di un popolo martoriato, quello siriano, e la descrizione di una città, Damasco, perla gettata nel fango dal potere protervo, è in primo luogo un viaggio lungo tre generazioni che prende le mosse da una storia d’amore. Un sentimento proibito, quello che avvince il giovane Farid e Rana, sensuale e bellissima… Maestoso.

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