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“Il giorno senza ieri”

il giorno senza ieri.jpegdi Gabriele Ottaviani

Mi piace la sicurezza dell’algebra. La trovo tonificante.

Il giorno senza ieri, Stuart Clark, Dedalo. Traduzione di Cristina Ingiardi. Il vecchio continente è una polveriera sul piunto di esplodere. Manca poco, pochissimo. È sufficiente una scintilla. E arriverà presto. Siamo nel millenovecentoquattordici, a Berlino. E qualcuno si è accorto dell’aria che tira. D’altro canto non è che si nasca geni per caso. Il problema è che ha lo stesso credito della povera Cassandra, che per definizione è sì profetessa, ma inascoltata. Se per lei la colpa che l’ha condannata alla dannazione è il rifiuto a profferte inaccettabili, benché letteralmente divine, per lui l’onta che l’isola è ancora più odiosa. E lui è nientedimeno che Albert Einstein, la cui a dir poco  rivoluzionaria visione dell’Universo viene accolta con scetticismo. A voler essere eufemistici. Non parliamo poi della teoria che sta sviluppando: è proprio il caso di dire che i conti non tornano. E lui invece ha bisogno di prove che costringano il resto della comunità ad ascoltarlo. L’ulteriore complicazione risiede nel fatto che in verità una persona che potrebbe fornirgliele c’è, ma al momento è impegnato. In trincea. Non proprio il posto più sicuro del globo. È un belga. Si chiama Georges Lemaître. È un religioso. E dopo che la Teoria della relatività ha sancito il trionfo di Einstein ipotizza che alla base ci sia un giorno senza ieri. L’inizio. La creazione? Ci si può credere? Einstein decide di ragionarci su, affrontando la questione: e si sa, a ogni azione corrisponde una reazione… Il capitolo conclusivo della trilogia di Clark tiene fede una volta di più ai tradizionali compiti della retorica (docere, movere, delectare) e non solo istruisce, appassiona e dà piacere, bensì intriga e conquista, con un ritmo da spy story che lascia piacevolmente colpiti.

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