Libri

“Il formaggio e i vermi”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ancora una volta l’ardente memoria di Menocchio aveva fuso, trasposto, riplasmato parole e frasi.

Il formaggio e i vermi, Carlo Ginzburg, Adelphi. Ha quarantatré anni, ma come ogni classico – oltretutto in questo caso si è aggiunta una nuova postfazione – non invecchia mai, tutt’altro, anche perché nel frattempo ha avuto una fortuna formidabile in tutto il mondo, fuori dall’ordinario com’è la figura protagonista di questa intensa, avvincente, avvolgente, ammaliante, trascinante, poderosa narrazione tradotta in decine di lingue. La storia, raccontata senza avere remore nell’attingere dagli archivi di una delle più feroci istituzioni della storia, che quasi paradossalmente danno proprio loro in prima persona voce a coloro che non solo non l’hanno mai avuta ma si preoccupavano di tacitare, un grande e raffinato intellettuale, è quella di Domenico Scandella detto Menocchio, un umile mugnaio del Friuli messo a morte dall’Inquisizione alla fine del sedicesimo secolo. Imprescindibile, oltre che splendido sin dalla copertina.

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