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“La sera per il fresco”

Giannarelli frdi Gabriele Ottaviani

Violette allo zucchero – Raccogli 150 grammi di corolle di viola mammola appena sbocciate, immergile per pochi istanti in abbondante acqua, poi stendile ad asciugare su un canovaccio. Quando sono asciutte disponile a strati in un vaso largo coprendo ogni strato con lo zucchero. Chiudi il tappo e lascia macerare per dieci giorni circa in un ambiente arieggiato, ogni giorno scuoti delicatamente il contenitore in modo che lo zucchero aderisca bene a tutti i fiori. Trascorso questo tempo, travasa le violette e lo zucchero in un  vaso più piccolo, chiudilo ermeticamente e riponilo in luogo fresco e buio. Consumare dopo 15 giorni circa.

La sera per il fresco – Tradizioni contadine in Val di Cornia, Antonella Giannarelli, Il foglio letterario edizioni. L’Italia ha un sostrato contadino, lo si vede nella mentalità, che non spreca, che conserva, custodisce, cura, si arrangia, si rimbocca le maniche, non si arrende, si lamenta neghittosa ma poi nell’emergenza si dà da fare, lo si nota persino quando giochiamo a pallone: il catenaccio non potevano inventarlo i brasiliani… Antonella Giannarelli, nativa di Campiglia Marittima ma da tempo trasferitasi a Piombino, conosce, ricorda e sa descrivere la campagna e i suoi riti, tasselli del mosaico del nostro immaginario collettivo: il testo, introdotto dallo storico locale Gianfranco Benedettini, è una cornucopia di preziose primizie da non far estinguere.

 

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“È un giorno a Piombino”

GIANNOTTI2di Gabriele Ottaviani

Avevano bisogno l’uno dell’altro e non di processi per trovare i colpevoli.

È un giorno a Piombino, Stefano Giannotti, Il foglio letterario edizioni. L’amore è amore, ha mille volti e può avere mille soggetti e soprattutto oggetti, può essere rivolto a un uomo, a una donna, a una città. Stefano Giannotti ama il mare e la sua terra, Piombino, che ha di fronte l’Elba e nelle ossa il vento, il sale, l’acciaio e il lavoro: liricamente, come un impressionista dinnanzi alla sua tela, all’aperto, racconta la storia di una comunità, conducendo con mano sicura il lettore per vicoli bellissimi. Da leggere.

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“Ieri, Eilen”

15400923_1226405267398146_3266309228500036255_ndi Gabriele Ottaviani

Lui diventerà padre.

Successe tutto in Italia, sul mar Mediterraneo, quella notte che decisero di sposarsi, sfidando la sorte e il destino, tutto e tutti.

Andando contro i piani di Twardoski e del diavolo stesso in persona.

Se sarà maschio sarà come Kurt Cobain.

Pensa.

Ci vuole un altro Kurt al mondo.

Sono passati sei anni da quando ha pianto quel giorno. Da qualche parte pioveva. I suoi ricordi sono stati contaminati. Cosa stava facendo? Guardava MTV. Era notte. Le prime pagine dei giornali. Fu così che perse l’innocenza. A Roma quando fu ricoverato non ci volle credere. Ma poi il 1994 fu l’anno dell’America scossa da Kurt che poi non si curò dei mondiali di calcio e del rigore sbagliato da Roberto Baggio. Eilen è bionda. Ci sono possibilità che suo figlio possa essere biondo? Ricorda che a scuola durante l’ora di biologia insegnavano certe cose, tipo i cromosomi o mangiare la pasta senza pane, non usare gli stuzzicadenti, ricorda questo tra una canzone dei Nirvana e l’altra, ascoltata proprio durante l’ora di biologia. Ah se fosse stato più attento ora saprebbe se suo figlio può essere biondo, ma se non avesse ascoltato i Nirvana forse oggi non avrebbe un figlio. Era un’altra epoca, un’epoca innocente fatta di canzoni di rabbia vera, grezza, grossolana, delle periferie, che si spostava al centro, riprodotta su mangia cassette piratate in casa. Il potere delle compilation. La fantasia della ricollocazione. Io questo album me lo rifaccio come voglio. Quando sto giù “Come as you are” deve precedere “Lithium”. Poche storie e poi per saltare a “Polly” dovevi consumare le pile e riavvolgere il nastro scappato tutto a matita. Quelle Hb che in fondo servivano più per quello che per altro. Questa era la sua innocenza.

Grande e perduta.

Padrona della tecnologia.

Fisicità. Emozioni che si potevano toccare in qualcosa, misurare mentalmente come gli 84 secondi rumorosi di avanzamento nastro veloce che ci volevano per arrivare a “Smells Like Teen Spirits”. Perché no, quella canzone non poteva, al suo tempo, aprire l’ascolto, anche se spalancò un’epoca.

Flashback

La luce in camera è assente. Viene da fuori. Proviene da fuori come loro. Tutto lì è estraneo. Le tende lasciano filtrare quel poco di luce che apre alla visione dei contorni, lasciando spazio alla fantasia e alla memoria per i dettagli.
– Mettiamo un po’ di musica?
– Musica?
– Si.
– Chi?
– I Nirvana!
– Chi?
– I Nirvana, la band di Kurt Cobain. Non li conosci?

Fine flashback

Ora, come potremmo chiamare nostro figlio. Il nome è importante. Vorrei che fosse qualcosa di comprensibile sia in Italia che in Polonia, che non dia altri problemi alla sua infanzia.

Ieri, Eilen, Fabio Izzo, Il foglio letterario. Lui viene dall’Italia, lei dalla Polonia. Si incontrano in Finlandia. Benedetto sia l’Erasmus, che ti fa studiare e conoscere posti che altrimenti forse non avresti visto mai, incontrare persone che in caso contrario non avresti incontrato mai. E invece il caso, il destino, il fato, l’imponderabile, ignoto e inaspettato, ti regala una storia d’amore bellissima. Ma si sa che il destino, il fato, l’imponderabile ama anche percorrere sentieri impervi, irti, pungenti di rovi che possono graffiarti la carne e farti male… Con una scrittura come sempre capace di raccontare senza melensaggini i sentimenti con asciuttezza, rispetto, decoro e credibilità, Fabio Izzo offre ai suoi lettori il racconto di una vicenda umana che appassiona e induce alla riflessione. Da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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“Doppio umano”

doppio umanodi Gabriele Ottaviani

Il razzismo è sempre un’arma a doppio taglio sia per chi lo usa che per chi lo sfrutta.

Doppio umano, Fabio Izzo, Il foglio letterario. Il poeta è l’albatro, diceva Baudelaire, maestoso in volo, nella dimensione che gli è congeniale, a disagio, goffo e fuori posto sulla nuda terra. È altra la realtà che gli appartiene. In verità però il fulcro del gran bel romanzo di Fabio Izzo non è nemmeno questo, ma un altro: attiene infatti all’etica, alla morale, a cosa renda possibile che chi sa toccare le corde dello spirito, andando oltre quel che appare, scrivendo poesie, lottando per le sue idee, che gli costano una vera e propria persecuzione, tanto che dal Camerun è costretto all’esilio, all’asilo e alla precarietà in Polonia, a ricostruirsi altrove un nuovo qui, una nuova casa, sappia anche scientemente, volontariamente, lucidamente compiere il male? Non è solo avvincente Doppio umano, scava profondamente nell’anima.

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“To jest”

toJestdi Gabriele Ottaviani

Il mio nome è Pieter Bruegel. Ogni giorno pennello qualcosa di diverso. Il tempo è il mio arrogante compagno che esige fretta nel lavoro, in questo mondo immobile e taciturno dove il fumo dei comignoli si dissolve, e in lontananza il volo degli uccelli cerca nuovi auspici, mentre le donne del villaggio rivolgono le loro attenzioni al fuoco calante della sera. Sarà nuovamente triste il ritorno dei cacciatori, vista la poca selvaggina che questa stagione può regalare. I miei occhi però cominciano a essere stanchi, non solo di questo, ma di tutto. Sono cominciate ad essere troppe le mattine che mi sveglio con un pensiero fisso. Un pensiero solo. Un quadro appeso a un chiodo nella mia mente. Ho un quadro da terminare. Non da spiegare. Né tanto meno da capire. Semplicemente da terminare. Un quadro semplice da finire, impossibile da concepire. ancora qualche pennellata d’’nima e l’opera sarà conclusa.

To jest. Ossia, in polacco, questo è. In inglese, scherzare. È il titolo di un romanzo originale e bello, che nell’edizione del duemilaquattordici del Premio Strega rientrò nel novero dei ventisette papabili da cui furono poi estrapolati i cinque che si contesero la vittoria andata in conclusione a Francesco Piccolo. Edito da Il foglio letterario, è scritto, molto bene, da Fabio Izzo. E parla di un uomo e di una donna, Piero e Laura. Due fotografi. Laura, per giunta, non vede dalla nascita, per un errore in sala parto, eppure è come se la pellicola dei suoi occhi fosse rimasta impressionata per un istante sufficiente a catturare tutta la luce del mondo. Un romanzo fuori dal comune, che parla di arte e bellezza. E della ricerca di un senso.

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