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“Il colibrì”

41eQAJlAOWL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Domenica 23 agosto 1981. Il luogo è Bolgheri, o meglio quel tratto di costa a sud di Marina di Bibbona che alcuni chiamano Renaione, altri Palone, e la famiglia Carrera chiama invece genericamente Bolgheri, intendendo non già il vicino borgo stretto attorno al castello della Gherardesca, bensì direttamente la pineta e la spiaggia sottostanti – anch’esse, peraltro, ancora quasi per intero appannaggio di quel nobile casato. In questo selvaggio tratto di costa, all’inizio degli anni sessanta i coniugi Carrera hanno trovato il modo di comprare un piccolo casale diroccato subito dietro le dune, con un pezzetto di pineta intorno. La loro intenzione era di farne il luogo-simbolo della felicità che, con due figli piccoli e un terzo in arrivo, erano convinti di poter spargere per il mondo. La ristrutturazione del rudere è stata curata da entrambi, in armonia, Letizia per la forma e Probo per la crescita, giacché negli anni esso è stato costantemente ampliato e abbellito, con e senza permessi, e perciò trasformato, dal piccolo rustico che era, in un elegante buen retiro nel cuore della Maremma. Peccato che nel frattempo l’armonia fra Letizia e Probo si sia esaurita…

Il colibrì, Sandro Veronesi, La nave di Teseo. L’Accademia degli Scrausi è un’associazione di studenti e studiosi sorta in seno alla cattedra di Storia della Lingua Italiana della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma nel settembre 1992. Scrauso significa propriamente ‘di scarso valore’ ed è attestato per la prima volta nel 1527 nella confessione autografa di una strega del contado romano, Bellezze Ursini da Collevecchio. Solo da pochi anni questo termine è riemerso nell’uso dei “coatti” della periferia romana. Utilizzando in maniera antifrastica questo nome, l’Accademia ha voluto seguire la scia di ben più celebri associazioni sorte in modo altrettanto giocoso… Così la definizione dell’accolita, per lo più composta in principio da alunni del professor Luca Serianni, linguista d’impareggiabile competenza con cui chi scrive ha avuto il privilegio di sostenere due esami all’università, che ha proposto per l’edizione del duemilaventi del premio Strega il già vincitore – con Caos calmo (da cui poi il film di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti, Alessandro Gassmann, Isabella Ferrari, Valeria Golino e tanti altri, nell’anno, il duemilasei, in cui è stata insignita di un riconoscimento onorario anche la Costituzione della repubblica italiana – Sandro Veronesi, amico fraterno di un altro grandissimo della nostra letteratura come Edoardo Albinati, con una motivazione scritta in forma di acrostico e che sottolinea la splendida figura del protagonista Marco Carrera, di cui si evidenzia la forza commovente, che induce a pregare per lui, e per tutte le barche in mare. Marco Carrera è infatti la quintessenza di quella parola, divenuta ormai da qualche anno di moda e dunque abusata e usata sovente a sproposito, che è resilienza, ovvero la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà: di prove ne ha dovute superare tante, ma non si è mai arreso, come il colibrì, che vola sempre, resta sospeso, non si ferma. Anche Marco è così: almeno finché non incontra lo sguardo d’una bimba, e tutto inesorabilmente muta. Emozionante.

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