Libri

“Il canto di Penelope”

41f58qvf9hL._SX333_BO1,204,203,200_di Gabriele Ottaviani

Non mi si dica più che gli dei non volevano vedermi soffrire. Sono dei provocatori.

Il canto di Penelope – Il mito del ritorno di Odisseo, Margaret Atwood, Ponte alle grazie, traduzione di Margherita Crepax. Vent’anni. Una vita. Un’attesa lunghissima. Nella propria casa che si è fatta prigione, mentre il legittimo consorte è alle prese con i dispetti degli dei ma di certo anche con accadimenti niente affatto spiacevoli. Lei è lì. Indomita. Solida. Saggia. Rassicurante. Aspetta, piena di grazia e di dignità, costretta in un ruolo nobilissimo ma asfissiante, iconico, persona e insieme personaggio che subisce in vita numerosi torti, e che poi, finalmente, piombata nell’Ade, è libera, attraverso l’ironia scintillante della prosa della Atwood, cui certo il genio non fa difetto, di parlare, di dire la sua, di raccontarsi, autodeterministicamente, senza che qualcun altro si arroghi il diritto di inculcarle pensieri non completamente suoi: e il ritratto mitico della sposa devota per antonomasia diventa dunque finanche una straordinaria allegoria della società e delle sue proterve meschinità. Da non perdere.

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