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“Una democrazia in pericolo”

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Provocatori, teppisti, estranei alla tradizione della classe operaia, strumenti della reazione. La strategia linguistica sindacale collima con quella del Pci.

Una democrazia in pericolo – Il Lavoro contro il terrorismo (1969 – 1980), Francescopaolo Palaia, Il canneto. Sono stati gli anni più bui della repubblica, quelli definiti di piombo. Perché capitava spesso e malvolentieri che si rischiasse di non tornare nella casa dalla quale si era usciti a causa di una pallottola, o di un attentato. Il baluardo della democrazia non poteva, come ancora oggi non può, contro ogni violenza e ogni sopruso, non essere la solidità del tessuto sociale, fatto di impegno, condivisione, dignità. E nulla dà più dignità a una persona che il lavoro. Che dev’essere onesto. Tutelato. Garantito. Adeguatamente ricompensato. Tra il millenovecentosessantanove e il millenovecentoottanta l’Italia, i sindacati, la politica hanno vissuto cambiamenti fondamentali, le cui conseguenze si riverberano ancora oggi, a decenni di distanza, nell’organizzazione dello stato, che, è bene ricordarlo, si compone di tutti noi. Perché ciò che è pubblico appartiene a tutti, e quindi tutti debbono averne cura, non si tratta di una terra di nessuno, senza padroni, senza diritti, senza, soprattutto doveri. Del resto, però, siamo un paese che ha scientemente deciso da anni di non insegnare più educazione civica di fatto, sicché… Il saggio, ampio e interessantissimo, di Palaia è un vivido e importante affresco d’un’epoca, e non solo. Da leggere. Monumentale.

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“L’oscura primavera di Sottoripa”

51FzHm+gKKL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando io venni al mondo Genova era una delle più belle e tipiche città italiane.

L’oscura primavera di Sottoripa – Scritti su Genova e Riviere, Eugenio Montale, Il canneto. Contro il logorio della vita moderna spesso e malvolentieri, purtroppo, non è sufficiente un bicchiere di amaro al gusto di carciofo, per quanto certamente, per chi ne ama il gusto, possa essere l’occasione di una piacevole pausa dallo stress che tutti ci avvelena, per ricominciare a vedere la vita un po’ più rosa. Perché la sola natura dell’essere è il divenire, e dunque tutto si corrompe, si erode, scorre in una direzione sola e mai e poi mai può tornare uguale a com’era prima, amato, vagheggiato, rimembrato. La nostalgia è il dolore del ritorno, soprattutto della risacca dei ricordi che ancora una volta lambisce con forza sciabordante la soglia della nostra coscienza, mettendoci inesorabilmente di fronte a quello che poteva essere e non è stato, che era e non è più, alla bellezza ferita, agli amori perduti, alle amicizie deluse, offese, tradite: Montale osserva la sua Liguria e non può celare la malinconia, che qui si fa canto lirico e solida narrazione. Da non perdere.

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“Flora che fece finire la guerra”

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In autunno la raccolta di funghi e castagne nei boschi placa la fame…

Flora che fece finire la guerra, Fiorella Caraceni, Il canneto. Ambientato a Genova, città bella e ferita, oggi come durante la seconda guerra mondiale, quando il suo volto non mancò di essere orrendamente butterato dalle bombe, e tratto da una storia vera, quella di una donna coraggiosa migrata col marito nel capoluogo ligure in piena era fascista, nel millenovecentoventotto, il romanzo, avvincente, convincente, coinvolgente, travolgente, trascinante, emozionante, entusiasmante, ben scritto e assai curato in ogni dettaglio, attuale oggi come forse non mai, racconta una storia di impegno, autodeterminazione e speranza: da non perdere.

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“Sottoripa”

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…distracting you from the drumbeat of the heart…

Sottoripa – Poesie genovesi, Julian Stannard, Il canneto, a cura di Massimo Bacigalupo, foto – bellissime – di Martina Bacigalupo: sessanta componimenti con testo a fronte tratti da quattro raccolte composte fra il duemilauno, anno in cui l’autore torna nella sua terra d’origine per conseguire un dottorato in letteratura, e il duemilaquattordici raccontano con toni delicati e vividi la vita e le esperienze di un bohémien inglese che giunge nel capoluogo ligure, che in questi giorni sta attraversando momenti tragici, nel millenovecentoottantaquattro, divenendo ben presto non solo uno dei tanti lettori madrelingua precari che affollano i corridoi delle università italiane ma anche uno dei moltissimi che hanno subito il fascino ineguagliabile della città della lanterna, di cui è qui testimoniato lo spirito indomito. Da leggere e rileggere.

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“Quaderno di traduzioni”

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In te si fa profumo anche il destino…

Quaderno di traduzioni, Eugenio Montale, Il canneto, a cura di Enrico Testa. Edito per la prima volta completamente – una versione parziale risale addirittura al millenovecentoquarantotto – nel millenovecentosettantacinque, l’anno in cui il poeta che ha eternato la figura di Esterina, avvolta nella grigiorosea nube dei suoi vent’anni, leggiadra e spavalda tuffatrice, aliena alla razza di coloro che invece restano a terra, viene insignito del Nobel per la letteratura per, così recita la motivazione dell’accademia, la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni, questo quaderno raccoglie le traduzioni fatte da Montale di opere di Shakespeare, Blake, Dickinson, Hopkins, Melville, Hardy, Maragall, Joyce, Milosz, Yeats, Barnes, Pound, Eliot, Guillén, Adams, Thomas e Kavafis. E leggendolo si può avere la distinta percezione della forza di una voce lirica autonoma che sa farsi veicolo per il canto delle altrui parole, regalando un’esperienza intellettuale totale, raffinata e bellissima.

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“Donna di passione”

51tGOt5P0dL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sono un’adultera.

Donna di passione, Camilla Salvago Raggi, Il canneto. Camilla Salvago Raggi, che è scrittrice dalla prosa brillante, intelligente, elegante, raffinatissima, ricercata, accurata, tanto che l’intreccio, senza mai risultare arduo oppure ostico, è sempre prezioso, classico e allo stesso tempo più che contemporaneo, gradevolissimo, racconta, come già di norma le accade nei suoi romanzi, la storia al femminile di un intrigo e di un amore tormentato. Un amore vero. Una passione contrastata, testimoniata da un carteggio epistolare intensissimo. Anna Schiaffino Giustiniani è figlia di un console generale di Francia, appassionata di musica e di politica, vivace salottiera e finanche patriota. Si fa chiamare Nina. È ribelle. È colta. È passionale. È sposata. Il matrimonio è infelice. E Dio mette sulla sua strada lui. Camillo. Benso. Conte di Cavour. E… Si legge in un baleno, conquista e coinvolge.

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“Le morti felici”

41MVUNSNbFL._SX311_BO1204203200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una volta scelto il Silenzio non si torna indietro.

Le morti felici, Giorgio Galli, Il canneto. Ugo d’Orléans, il Santo Bevitore, Wittgenstein, Tintner, Icaro, Turoldo, Leonino, Perotino, Kafka, Toscanini, Cioran, Desprez, Dowlan, Chagall, Brel, Vigo, Petronio, Cohen e molti altri: l’arte è il lessico della bellezza che strappa l’eternità alla morte. Eppure proprio di morte si parla in questa pinacoteca di vividissimi ritratti: il titolo, quasi un ossimoro, farebbe presupporre che nel momento del trapasso i protagonisti vivano un istante di gioia, ma non è esattamente così. Allo stesso tempo non si può definire ognuno di questi ultimi attimi come un frammento di dolore, perché carico del senso stesso dell’attesa e del compimento di una promessa. Ci si attende, infatti, dalla morte, di trovare il ricongiungimento con chi si è amato, o il senso di un’intera esperienza esistenziale. Giorgio Galli, in queste istantanee, cattura con abilità la pagliuzza d’eterno su cui si fonda il ricordo e la persistenza del sentimento. Da non perdere.

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