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“Il bene comune”

COSMI-Il bene comune-Cover 14 x 20.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che posto hanno competenza e onestà? Sono vere solo quando vanno insieme. Altrimenti c’è il successo, quello può arrivare persino in totale assenza di entrambe. E c’è un problema di che società vogliamo, che società subiamo e soprattutto che società siamo capaci di costruire. (Da che società scappiamo, invece ne abbiamo già parlato, in questi termini: per 100 che vanno via ne arrivano 8). Per esempio il nostro paese ha dei valori collettivi incredibilmente importanti. Quelli che non permetterebbero mai di diventare un Paradiso fiscale. L’Italia attira investimenti esteri diretti per un valore pari al 19% del PIL. Olanda e Lussemburgo in virtù del dumping fiscale attraggono investimenti esteri pari rispettivamente al 535% e al 5.670 del loro PIL. Per non parlare del resto. Gli stessi valori che probabilmente hanno spinto a rinunciare alle centrali nucleari, nonostante accanto abbiamo quelle francesi. E continuiamo ad importare e quindi comunque ad alimentare la domanda senza voler far parte però dei produttori. Ipocrisia si dirà. Predica bene e razzola male. Quei valori che ci spingono a considerare i problemi etici sugli OGM. Eppure è una delle industrie più forti nel mondo, spinge la ricerca. Viene in mente la banca del seme, e il caso di Bibbiano. Paesi nei quali single o in coppia si può accedere alla PMA (procreazione medicalmente assistita). In Belgio, Danimarca, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna. In Italia no, appunto, ma sono lunghissime già le fasi per l’adozione e l’affidamento, ogni cosa (della vita verrebbe da dire) è resa una trafila, difficile, e questo non dà maggiori garanzie, affidabilità, fiducia, efficienza, speranza, crea solo lo spazio e il tempo per sbagliare. Fino adesso non avevo voluto neanche mai parlarne. Proprio perché onestamente non credo di esserne capace. (Poi sono abituata a troppe cause che finiscano ridimensionando, la stampa deve iniziare a prendersi cura del prima. E del dopo). Potremmo parlare poi dell’Italia che “ripudia la guerra”. L’Italia che non prevede la pena di morte. (E spesso molti concittadini si impegnano per difendere altri esseri umani condannati nel mondo). Per quel suo atto estremo. Irreversibile. Che non contempla il recupero. Potremmo proseguire. Ma ne esce un quadro esaustivo. Certo si noterà ci sono differenze. Alcune limitano le libertà e quindi vi è un dibattito più acceso. Altre sicuramente contribuiscono a dare un’idea di Paese etico (cristiano). Il tema dell’immigrazione si immette in questo scenario. Persino quello “dell’insicurezza”. Insomma vedete ci sono davvero troppi temi che ci toccano da vicino per lasciare che a occuparsene siano gli altri, coloro che magari arrivano prima, si fanno meno scrupoli, hanno obiettivi più semplici dei nostri. Le nostre leggi interiori parlano troppo forte, ma devono essere da motivazione in più, non accettiamo di stare fermi. Onestà e competenza sono la Politica. Il resto è un volubile like.

Il bene comune, Benedetta Cosmi, Armando editore. Bentivogli, Resta, Franzini, Bonini, Noseda, Alfieri, Maragliano, Vigliani, Quaglieni, Pacifici, Sabatini, Messa e Rocchietti: è con queste conversazioni con rappresentanti del mondo della cultura, dell’istruzione, della politica, dell’economica, dell’università, della ricerca, del sindacato che si chiude il testo di Benedetta Cosmi, saggista, giornalista, innovation manager, direttrice del primo Dipartimento Innovazione del sindacato Cisl Milano Metropoli, con il progetto Scuola lavoro, in passato consulente della Finanziaria della Regione Lombardia, Finlombarda, regista di una web serie dedicata ai giovani, un volume bello e importante, che indaga ciò che più d’ogni altra cosa e d’ogni altro valore dovrebbe starci a cuore, ossia il bene di tutti, perché solo così possiamo trovarne anche per noi, in una società che è invece sempre più proterva, razzista, invidiosa, egoista, materialista, cattiva. Da non perdere.

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“Il bene comune”

download (1)di Gabriele Ottaviani

Era una specie di gioco, tra loro due, lui che le mandava un biglietto. Solo che stavolta non stava giocando. «Starai benissimo». Franny stava attenta a non dire niente di importante nelle conversazioni di questo tipo. Domani lui non si sarebbe ricordato una parola. «E a me fa bene. Ho bisogno di lavorare ogni tanto». «Tu hai già lavorato! Sei stata la mia ispirazione instancabile quando nessun altro era disposto a farlo. Ti pago uno stipendio. Ti faccio un assegno. Che cazzo, Franny, il libro è tuo. Sei tu». Naturalmente, mentre lo scriveva diceva che non era così. Che quello che lei gli aveva raccontato non era altro che un trampolino di lancio per la sua immaginazione. Quelli non erano i parenti di Franny. Nessuno li avrebbe riconosciuti. E invece eccoli lì. A parte la differenza d’età, la moglie da cui Leo era separato, e il romanzo che lui aveva scritto sulla famiglia di Franny, romanzo che una volta finito le aveva fatto venire il vomito, anche se prima le era sembrato straordinariamente eccitante, tra loro due andava alla grande. Non che lei gli rinfacciasse il romanzo, era un libro geniale, era l’opera geniale di Leon Posen: se la prendeva solo con se stessa. Ma se si fosse trattato di fare una lista, un altro problema meritava una segnalazione, anche se Franny si rifiutava di considerarlo tale: lei non beveva. E anche se per lei non aveva importanza, Leo sentiva quell’astinenza come un giudizio. Ci faceva caso quand’erano in compagnia di amici, e ci faceva caso quando lei si metteva al volante dopo il pranzo in città perché lui aveva bevuto tre schifosi bicchieri di pinot grigio. Ci faceva caso quand’era da solo, quando lei era all’altro capo del Paese. Lei gli aveva detto solo che era stata coinvolta in un incidente, molto tempo prima, un incidente causato da lei perché aveva bevuto, e allora aveva smesso.

Il bene comune, Ann Patchett, Ponte alle grazie, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini. Domenica. California. Franny è un’infante. È stata battezzata. Per l’occasione viene data una festa. Bert arriva al party. Senza invito. A fine serata bacia Beverly. La mamma di Franny. Che naturalmente ha un marito. Che altrettanto naturalmente non la prende bene. È l’inizio della dissoluzione. Un effetto domino che coinvolge anche gli altri parenti. Passano gli anni. Franny ha vent’anni. Inizia una relazione con Leon Posen. Non un semplice scrittore, praticamente un padreterno. Che ha scritto un capolavoro. Un romanzo. Che è la storia della famiglia di Franny. Che Franny gli ha raccontato. Una storia che però di fatto nessuno sapeva del tutto. E con la quale ora tutti sono costretti a fare i conti. Nel bene e nel male… Come l’acqua per chi ha sete: un libro semplicemente perfetto. Sotto ogni punto di vista. Il bene comune è un’opera magistrale. Da non lasciarsi sfuggire.

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