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“Ischia Capri Procida”

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L’eccentrica marchesa Luisa Casati Stampa era un’ospite fissa di Villa Lysis…

Ischia Capri Procida – Guida romanzata in sette giorni delle tre gemme del golfo di Napoli, Alessandro Rubinetti, Iacobelli. Si tratta di tre fra le più belle e note perle del Mediterraneo, ma forse in realtà non sono poi così conosciute, quantomeno non nel dettaglio, come invece ci si aspetterebbe, visto anche che il fatto stesso di essere delle isole indurrebbe a presupporre che, col giusto tempo a disposizione, se ne possa scoprire davvero ogni recesso. Non è invece così, il turismo, soprattutto quello frettoloso dei nostri tempi, in cui il concetto di villeggiatura è interpretato, sovente per oggettive problematiche inconciliabili tra di loro, in maniera molto diversa rispetto al passato, conduce spesso alla superficialità: questo volume invece insegna, senza mai essere cattedratico, diverte e appassiona. Da leggere.

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“Chi si firma è perduto”

51iPv9wvPsL._AC_UY218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La prima volta che incontrai Kubrick a Londra mi chiese se ero d’accordo con lui nel sostenere che il lavoro degli sceneggiatori non serve a niente. Io risposi: “Sono perfettamente d’accordo ma, secondo me, non conta neanche il regista. Il cinema è un evento casuale.”

Chi si firma è perduto, Jonathan Giustini, Iacobelli. Il sottotitolo è chiaro e perfetto, così come bellissima è la copertina: Ennio De Concini – Memorie di un fallito di successo. Vissuto tra il millenovecentoventitré e il duemilaotto, premio Oscar per il soggetto e la sceneggiatura di quel capolavoro di Pietro Germi che è Divorzio all’italiana, collaboratore finanche del genio cui si debbono Barry Lyndon e Lolita, solo per fare due titoli, oltre che di Soldati, Bava, Zampa, Antonioni, Cottafavi, Sala, De Felice, Vancini, Leone, Tessari e tanti altri, De Concini è dappertutto nel bel testo, brillante, dotto e divulgativo, chiaro e avvincente, di Giustini, giornalista e scrittore, che per il tramite del protagonista della sua biografia, avendo questi avuto un’esistenza che lo ha portato a incontrare in ogni ambito i più significativi personaggi del suo tempo, riesce anche a comporre un policromo mosaico artistico, culturale e sociale. Ma soprattutto questa torrenziale confessione è in verità una sorta di potenzialmente infinita seduta di analisi nella quale esplode fragoroso e incontrollabile il boato d’una realtà dura da accettare, ma della quale non si può non prendere atto, a meno di volersi ostinare a stare come gli struzzi con la testa sotto la sabbia per non doversi prendere la responsabilità di maturare: il successo in fondo non esiste, e se c’è qualcosa che gli rassomiglia certo sovente non è dove lo cerchiamo. Da leggere.

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“Voce di sale”

51LNgLIalSL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che poi mi chiedevo chi fosse l’insindacabile arbitro della situazione?

Voce di sale – Un viaggio nel mondo dell’autismo, Luisa Sordillo, Iacobelli. Le parole sono importanti, si sa. Se ne usano spesso troppe. Soprattutto a sproposito. E parlando di autismo i lemmi usati fuori contesto sono nella maggior parte dei casi predominanti nel computo generale, come sovente accade, in questo modo sempre più approssimativo, specie quanto più il tema è delicato, con una proporzionalità inversa e inquietante, rispetto a quelli adoperati con proprietà, consapevolezza, conoscenza, equilibrio, misura: Luisa Sordillo, da San Severo, in provincia di Foggia, avvocato e madre di tre figli, di cui uno con autismo, invece sa di cosa parla. E lo sa comunicare. Raccontando una storia di amore, amicizia, paura, memoria, solitudine, lotta, speranza.

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“Così parlò la Gioconda”

71jED+A4sWL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La mia, personale e pubblica, si compone di più di cinque secoli di apprezzamenti, chiacchiere, commenti, film, canzoni, spettacoli e libri tediosi scritti da serissimi studiosi, ma ha solo pochi punti fermi che cominciano e finiscono nel nome del genio che mi ha voluto, il mio amato Lionardo. Il resto è nell’uso e nell’abuso della mia immagine. «Detesto chi fa i baffi alla Gioconda, ma non ho niente da dire a chi la prende a pugnalate» aveva scritto citandomi con la sua consueta ironia, Ennio Flaiano. In realtà mi aveva semplicemente usata (come fanno tutti) per recensire lo spettacolo teatrale Salomè di Carmelo Bene, liberamente tratto da un lavoro di Oscar Wilde. Superfluo dire che oltre alla tazza del gift shop della mia sfortunata amica russa, nei secoli mi sono presa anche i baffi, le sassate, l’ironia, il sarcasmo, le metamorfosi, la pubblicità e molto altro. Eccomi qui dunque, tutto e niente allo stesso tempo, Eros e Thanatos, donna dal sorriso enigmatico, musa affascinante, grassa come una pagnottella, prototipo dell’eterno femminino, testamento spirituale dell’artista, interpretazione della sua mamma ma anche ritratto di un amore omosessuale da nascondere al mondo. Che ci crediate o no, sono stata altro. Mi chiamo Lisa Gherardini e posso dirlo ad alta voce, sono nata sotto il segno dei Gemelli, il 15 giugno del 1479 a Firenze, in una piccola casa all’angolo di via Sguazza e via Maggio. Porto il nome della prima moglie di mio padre, morta di parto così come la sua seconda sposa. Complici le stranezze della vita e quelle del destino sono passata alla storia… 

Così parlò la Gioconda – Autobiografia non autorizzata di Lisa Gherardini, la donna più dipinta e rivista della storia, Carla Cucchiarelli, Iacobelli. Bella, enigmatica, sensuale, intensa, affascinante, elegante, raffinata, intelligente, il suo sguardo è il più celebre della storia, tutti la conoscono bene anche se non l’hanno mai vista “di persona”, ma è un sentimento autentico, non per millantare credito come faceva viceversa chi ripeteva la medesima frase nel capolavoro cinematografico di Pietrangeli che da essa trae il titolo e che ha eternato il personaggio di Adriana Astarelli, una Stefania Sandrelli da premio. Dinnanzi al suo ritratto chiunque ne abbia avuto occasione si è soffermato, impossibilitato dal procedere oltre senza prima incrociare gli occhi con i suoi, cercarne di capire e carpire il segreto, il mistero, l’inconnu che si cela, si vela e si svela, come una luminescente scaglia di mare per il tramite d’una breccia creatasi nel muro d’un orto, sotto il suo sorriso che sorriso non è, o forse sì, chissà: Carla Cucchiarelli, giornalista e scrittrice da sempre attenta alle questioni che riguardano l’arte e le figure femminili nella storia e nella contemporaneità, in cui sovente, purtroppo, le donne sono vittime di violenze e pregiudizi, dà voce, corpo e anima a Monna Lisa, suo nume tutelare cui ha dedicato anche un’opera teatrale, emblema, simbolo, sintesi, quintessenza, metafora, allegoria, persona, icona e personaggio, antica, contemporanea, sempiterna e concretissima astrazione dell’inesausta umana ricerca di una vera modernità, sotto ogni aspetto. Da non perdere per nessuna ragione.

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“Il tempo breve”

il-tempo-breve-1.pngdi Gabriele Ottaviani

Il linguaggio mente, affabula, dissimula…

Il tempo breve: narrative e visioni, Iacobelli. A cura di Monica Luongo, giornalista e già presidente della società italiana delle letterate così come Giuliana Misserville, saggista. L’antologia raccoglie interventi delle due curatrici e di altre studiose e ricercatrici dell’associazione, ovvero Anna Maria Crispino, Lidia Curti, Elisa Cuter, Federica Fabbiani, cui si deve un magnifico saggio sul cult Sense8, Cristina Giudice, Francesca Maffioli, Valeria Viganò e Maria Vittoria Vittori, che, dando vita a una pubblicazione assai agile e di altissimo livello e rigoroso valore accademico, indagano da più punti di vista, realizzando un’esegesi varia e completa, il tema del tempo, realtà che tutto fagocita e a cui ognuno di noi deve sottostare. Da non perdere assolutamente.

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“Ombre di un processo per femminicidio”

41FdWeXxPXL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che la gente non sappia.

Matteo Cagnoni, dermatologo, rampollo di una famiglia di alti papaveri di Ravenna, nonno gerarca fascista, padre professore, tutti potenti, attenti alle apparenze e massoni, è imputato dell’omicidio, con l’aggravante della crudeltà, della moglie e madre dei suoi figli, Giulia Ballestri: al processo di primo grado, dipanatosi attraverso trenta udienze in cui ogni parola ha un peso e drammaticamente fa riecheggiare, testimoniando una volta di più di come il problema sia culturale, l’immonda fanfara dello stereotipo e del pregiudizio di genere, per la prima volta oltre alla famiglia anche le istituzioni si costituiscono parti civili. Dottoressa in sociologia, giornalista e scrittrice, Carla Baroncelli in Ombre di un processo per femminicidio – Dalla parte di Giulia (Iacobelli) indaga un fenomeno che infetta la nostra società. E che uccide. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“La donna capovolta”

51Kh8sxGf0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Eppure, tanto tempo fa, anche a lui fu letta la promessa fragile del finché morte non ci separi…

La donna capovolta, Titti Marrone, Iacobelli. Sono l’una lo specchio dell’altra, il reciproco, come una frazione in cui numeratore e denominatore s’invertono, si scambiano di posto, e questo è per loro inaccettabile, intollerabile, ingiusto, insopportabile, si detestano ma sono fra loro rovesciate e avvinte, hanno entrambe bisogno della propria controparte, contrario eraclitianamente e inevitabilmente unito, voci alterne che si avviluppano in questo romanzo che parla di crisi e identità, perché tra la donna occidentale che avrebbe in fondo quasi tutto e quella che viene dall’est e deve occuparsi della madre malata dell’altra, terza figura fulcro e perno tra le due troppo simili, più di quanto siano disposte a riconoscere, le dinamiche che vengono a comporsi, e che sono raffinatamente e credibilmente descritte, indagano da vicino e nel profondo l’anima e le sue contraddizioni. Da leggere.

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“Passeggiando nella periferia romana”

51TaxUzd-fL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La situazione della borgata nel dopoguerra era difficilissima.

Passeggiando nella periferia romana – La nascita delle borgate storiche, Irene Ranaldi, Iacobelli. San Basilio, Trullo, Tor Marancia, Primavalle, Acilia, Prenestino, Tiburtino III, Pietralata, Tufello, Val Melaina, Gordiani, Quarticciolo: sono questi i quartieri della capitale, una città che è cinta da un anello, il GRA, di oltre sessantotto chilometri di lunghezza – dunque ben più di venti di diametro – che però già da tempo non la contiene tutta, anzi, una metropoli sempre più maltrattata, sempre più frequentata, da residenti e non, sempre più spostata, a livello di baricentro, dalle aree monumentali verso la periferia, sempre più congestionata e sempre più dimenticata, tranne quando ne occorrono i voti per incollarsi su qualche poltrona. Una città che ha mille e più cose da dire: Irene Ranaldi conduce con mano sicura e competenza il lettore in un viaggio nel tempo, nella storia e per le strade, raccontando di mondi e persone. Da non perdere.

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“I primi ventiquattro cruciverba più difficili del mondo”

51NEdnhAjgL._AC_US160_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I primi ventiquattro cruciverba più difficili del mondo (con tutte le soluzioni e relativi chiarimenti), Ennio Peres, Iacobelli. Il CruciPeres è la gara annuale del cruciverba più difficile del mondo, e questo volume raccoglie le due dozzine di prove, dal millenovecentonovantaquattro al duemiladiciassette, ideate da Ennio Peres, enigmista, giocologo, matematico, informatico, attore e persino importante collaboratore della giustizia in alcuni dei più terribili misteri della storia contemporanea italiana, per comprendere bene i quali l’aiuto di chi sa decifrare i codici più complessi può rivelarsi senza dubbio decisivo e salvifico: il testo in questione è stimolante, affascinante, istruttivo, geniale. Da non perdere: un regalo straordinario per tutti gli appassionati di rebus, anagrammi, enigmi, giochi, parole crociate, sciarade e non solo.

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“Centocelle”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

E così le demolizioni delle baracche cominciarono…

Centocelle – Storie e luoghi del quartiere dalla A alla Z, Pancrazio Anfuso, Iacobelli. Accattone, aeroporto, archi dell’acquedotto Alessandrino, Baglioni (inteso come Claudio), Battaglia di Centocelle, Brigata Centocelle, Coatti, Dominici, elenco, Forte Prenestino, fungaie, Giaquinto, Hitler e Mussolini, mercati, negozi, punk, quartiere, resistenza, rivista per Guglielmo II, spesa proletaria, teatro, ustascia e vie: uno dei quartieri più popolosi e dalla storia più viva e intensa di Roma, benché la sua formazione non sia tra le più antiche, è raccontato mirabilmente dalla penna chiara e asciutta di Pancrazio Anfuso, che, con un corredo di belle immagini, prende per mano il lettore in una passeggiata nel tempo e nello spazio per fargli conoscere e capire meglio, attraverso la periferia, che diviene centro solo quando i politici vogliono accaparrarsene i numerosi voti, molto di sé e della società. Da leggere.

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