Libri

“I vivi e i morti”

0x300 (1).pngdi Gabriele Ottaviani

Italia: feto oscuro. Italia: che tagli senza asce e coltelli l’anima mia.

I vivi e i morti, Andrea Gentile, Minimum fax. Finalista al premio Volponi, al premio Bergamo e non solo, e non si fa alcuna fatica a capire il perché, visto che si tratta di una prosa solenne, monumentale, epica, incantata, policroma, fantasmagorica, caleidoscopica, leggendaria, dal sapore antico e insieme modernissima e futuristica, allegorica, preconizzatrice e visionaria, articolata ma mai ostica, ottima, unica, ampia, elegante, originale, sorprendente, potente, destabilizzante ma non respingente, che non vuole piacere per forza e che dunque proprio per questo conquista in senso pieno e assoluto: spiazza, confonde, persuade, ammalia, non ha falsi timori né remore, narra di un meridione viscerale con icasticità immersiva e persino erotica, ricchissima di riferimenti (in primo luogo, verrebbe da dire, il sostrato biblico della cultura occidentale che ammanta con l’ortodossia rassicurante della fede turpitudini atroci che agitano e vellicano incubi). In un luogo che non esiste e che pertanto è credibilissimo, lontano e vicinissimo, Masserie di Cristo, lungo le pendici del Monte Capraro, i vivi e i morti, incontrandosi, si mostrano l’un l’altro per quello che non sono, e una giovanissima, Assuntina, scompare. Cachinni disperati si levano al cielo dalla comunità: ma non è che l’inizio…

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