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“I sonnambuli”

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Joachim trovò fastidiosa la cortesia di routine che ognuno dei due esercitava nei confronti dell’altro…

I sonnambuli – I. 1888 – Pasenow o il romanticismo, Hermann Broch, Adelphi, traduzione di Ada Vigliani. Con un saggio di Milan Kundera. Scrittore e drammaturgo austriaco troppo poco noto nonostante il talento sopraffino, vario, articolato e complesso, naturalizzato statunitense e vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento, Hermann Broch, nel millenovecentotrentotto arrestato e rinchiuso in un carcere nazista da cui fu liberato grazie all’intercessione e all’aiuto di alcuni amici fra i quali poteva essere annoverato nientedimeno che James Joyce, docente di tedesco a Yale e autore, tra l’altro, di un celebre saggio sul comportamento di massa oltre che, naturalmente, del suo testo più famoso, La morte di Virgilio, resoconto delle ultime ore di vita dell’autore dell’Eneide, che nel delirio di Brindisi voleva (per fortuna non è stato ascoltato) che fosse bruciata, in questo volume, primo di una trilogia, prende le mosse dall’inizio della fine. Del secolo decimonono. Dello stato liberale. Del decadimento. Della corruzione. Della corsa forsennata del vecchio continente verso l’oblio della guerra e l’abominio della persecuzione. Paradigma di tutto ciò è il personaggio straordinario di Joachim von Pasenow, giovane prussiano smarrito, antieroe sveviano, che vive il sempiterno dissidio fra essere e dover essere, incarnato da due donne, di diversa estrazione sociale, una che ama, l’altra che dovrebbe amare. E… Intenso.

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“I sonnambuli”

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L’eredità della storia serba pesò fortemente sull’atteggiamento che Belgrado assunse nell’estate del 1914…

I sonnambuli – Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Christopher Clark, Laterza. Traduzione di David Scaffei. Finché i problemi non ci toccano da vicino, si sa, è difficile, per non dire impossibile, averne piena coscienza: è decisamente umano, accade di continuo, e chi ha più strumenti di norma paradossalmente è spesso il primo a sottovalutare azioni, reazioni, conseguenze. La società della belle époque si è dunque neghittosamente ritrovata immersa nella ribollente carneficina della prima guerra mondiale, in apparenza dalla sera alla mattina, mentre i segnali, in verità, c’erano eccome, come questo testo semplicemente straordinario, un vero e proprio paradigma della ricerca storica, racconta con dovizia di dettagli. Da leggere, assolutamente. Per conoscere, riflettere, capire, imparare, migliorare; la storia è una grande maestra, facciamo in modo di smentire Gramsci: che non le manchino gli allievi…

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