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“I misteri di Borgoladro”

91ah1ozesBL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Quando riaprì gli occhi, era buio. Niente più sole caldo e accecante. L’odore di chiuso e di polvere aveva sostituito in modo egregio quello di sterco, e l’unica fonte di luce arrivava da un rettangolo lontano, una porta abbastanza grande da far passare un carretto. Elise ricordò tutto. Tentò un movimento, ma la tensione delle corde attorno a polsi e caviglie, insieme allo scricchiolio dei nodi, ristabilirono l’ordine delle cose. Era ancora sul carro, legata come un salame. Delle ombre si mossero intorno a lei, poi qualcuno la prese e la scaricò a terra. Ora vedeva con chiarezza il posto in cui si trovava: una specie di magazzino poco illuminato, ingombro di cianfrusaglie e attrezzi da lavoro. Uomini e donne le giravano intorno senza dire nulla, come spettri, osservandola in silenzio. Il tempo degli schiamazzi era finito. Cercò di strisciare sul pavimento alla ricerca di un rifugio che non esisteva, qualche angolo buio in cui sgattaiolare. 

I misteri di Borgoladro, Filippo Semplici, Newton Compton. Orlando ed Elise vagheggiano da tempo la vacanza in un piccolo borgo toscano: hanno davvero bisogno di rilassarsi e non pensare a nulla di impegnativo, godendosi, da ogni punto di vista, la bellezza, che è salvifica per definizione. Il problema è che quando giungono a Borgoladro, che in effetti lascia un po’ interdetti sin dal nome, dopo un po’ non possono non constatare che non sono ospiti graditi. E… Accattivante, avvincente, piacevolissimo.

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