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“I formalisti russi nel cinema”

unnamed (2).jpgdi Gabriele Ottaviani

Ma in seno all’inquadratura anche la mimica può essere irrelata come le nuvole possono anche non passare. La relazionalità e la differenziazione possono essere trasferite in un’altra zona: dall’inquadratura alla successione delle inquadrature, al montaggio. E le inquadrature immobili, poste in un particolare rapporto di successione, consentono di ridurre al minimo il movimento all’interno dell’inquadratura stessa. Il montaggio non è il rapporto fra le inquadrature, è la loro successione differenziale, ma proprio per questo possono entrare in successione inquadrature che siano in qualche modo relazionate fra loro. Questa correlazione può essere non solo una caratteristica della fabula, ma, a un livello molto più dispiegato, un carattere di stile. Noi, nella pratica, abbiamo solo il montaggio della fabula. Per questo motivo, lo scorcio e le luci si risolvono abitualmente in un caos. Ciò è sbagliato. Noi conveniamo che lo stile è un fatto semantico. Per questo la non organizzazione stilistica, l’ordine casuale degli scorci e delle luci è pressappoco come la variazione di intonazione nel verso. Tra l’altro, in forza della loro natura semantica, lo scorcio e la luce sono indubbiamente contrastanti, differenziali, e per questo la loro successione costituisce anch’essa un “montaggio” delle inquadrature (le rende referenziate e differenziali) come lo svolgimento della “fabula”. Nel cinema, le inquadrature non si “svolgono” l’una dopo l’altra, in ordine graduale, ma si alternano. Questa è la base del montaggio. Si alternano proprio come un verso, un’unità metrica, viene sostituita da un’altra in un punto determinato. Il cinema compie dei salti da un’inquadratura all’altra, come il verso li fa da una riga all’altra. Per quanto possa sembrare strano, a voler tracciare un’analogia fra il cinema e le arti verbali, unica analogia legittima non sarà quella con la prosa, ma quella con il verso. Una delle conseguenze principali del carattere “a salti” del film è la differenziazione fra le inquadrature, il loro esistere quali unità autonome, e le singole inquadrature, in quanto altrettante unità, hanno uguali diritti. A un’inquadratura lunga ne succede una brevissima, ma la sua brevità non la priva della sua autonomia, della sua correlazione fra le inquadrature.

I formalisti russi nel cinema, Pietro Montani, Mimesis. Filosofo, critico cinematografico e accademico, allievo di Emilio Garroni, Montani, esperto di ermeneutica e settima arte sovietica, sostenitore dell’idea che l’estetica non vada considerata, come d’abitudine, come filosofia dell’arte, bensì alla stregua di una vera e propria teoria della sensibilità umana, che ha la peculiarità di essere aperta agli stimoli del mondo esterno, realizza una raffinata, poliedrica e approfondita, dotta ma mai ostica o meramente cattedratica esegesi nella quale amalgama alla traduzione di alcuni testi classici sulle tesi formaliste nell’universo del cinema del più esteso paese del globo gli approfondimenti di veri e propri numi tutelari come Jakobson, Mukarovsky e Lotman: da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

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