Libri

“I divoratori”

81js4VHZ-EL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

Io sono solo un pasto da divorare…

I divoratori, Stefano Sgambati, Mondadori. Tutto in una sera, fra i tavoli di un ristorante prestigiosissimo, all’interno di un albergo tra i più celebri e celebrati di Milano, laddove il lusso vorrebbe simboleggiare raffinatezza ma è spesso solo emblema di laccata ostentazione, drappo che vela miserie allo stesso modo con cui in tempo di quaresima si celavano allo sguardo dei fedeli le immagini sacre con scampoli viola dalla nomea infausta e portatrice di scalogna per chi, attore, non poteva più per mesi dunque lavorare. Ed è proprio un divo l’ospite d’onore della cena a cui partecipa a suo modo la più varia umanità, un caleidoscopio di cattiverie, piccinerie, occhi azzurri di stoviglia, laceranti inadeguatezze e ingenuità teneramente agrodolci: Sgambati, se è vero come taluno sul web scrive che tifi per la Lazio dimostra l’adagio reso immortale da uno dei più riusciti explicit di una delle più riuscite pellicole di quel genio di Wilder, ossia che nessuno è perfetto. Ma non importa, e si consenta lo sfottò tra opposte rive della passione calcistica capitolina: è perfetta la sua prosa, ed è questo quel che conta. E non si tratta nemmeno di una novità, bensì di una maestosa conferma. Deflagrante, feroce e insieme lirico, come e più di un film di Lanthimos, I divoratori è il ritratto di ciò che non vogliamo vedere e di chi non vogliamo essere, eppure spesso siamo. Nonostante tutto. Nonostante noi, talmente affamati di tutto che ci ingozziamo senza assaporare. Eccellente.

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