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“I dirimpettai”

idirimpettaidi Gabriele Ottaviani

  • Sai chi li manda i curriculum? I terroni che sognano di scrivere le fiction Rai con cui sono cresciuti. I morti di fame che non hanno idea di come funziona il mondo del lavoro, figuriamoci la televisione. Italiana, per giunta. Me ne arrivano a pacchi. Li butto tutti senza leggerli. Non c’è niente di più umiliante che scrivere un curriculum.
  • Lo so benissimo. Ne ho visti un bel po’ anch’io, alcuni sono buffissimi. Ma io lo manderei da interno. È diverso.
  • Senti, piccola Dorothy, se vuoi “fare carriera” ne parli col tuo capo, da uomo a uomo, gli dici che idee hai e quello decide se gli servi o se devi restare a passare carte da una redazione all’altra. È così che si fa. Ci lavori da anni, Cristo, e ancora non sai come funziona.

Il più giovane è perplesso. – Ma il mio capo, il produttore, è una donna.

  • Allora parlaci da donna a donna, magari qualche chance ce l’hai -, tronca il più anziano, poi fa ripartire il film.
  • Sul serio è inutile? Non mi va di fare l’arrivista…

Il più anziano mette di nuovo in pausa. – Ma ti ricordi come sei entrato alla Rai, idiota? Ti ci ho messo io. Non avevi nessuna qualifica, nessuna esperienza, non avevi neanche un briciolo di talento, di attitudine, niente. Eri l’ennesima tabula rasa di periferia che faceva provini per Professor Sex, cazzo. Io ti ho preso e ti ho messo lì. Se non era per me ora stavi a vendere i Gratta e Vinci in tabaccheria. O peggio, in giacca e cravatta in un negozio di telefonia.

  • Perché non mi dai una possibilità? Voglio fare l’autore. Sono sicuro che pot-
  • Ma se non sai neanche scrivere! Pure i tuoi tweet sembrano scritti da un undicenne dislessico!

Feroce. Dunque bellissimo. Irresistibile. Ricorda certe pagine di Aldo Busi e Walter Siti, nonché La presentatrice morta, deflagrante romanzo di Peppi Nocera. I dirimpettai sono vacui, arroganti e squallidi nel loro elegante abbigliamento, potenti, ricchissimi, perfidi, spietati. Sembra che nulla possa intaccarli. E quando però capiterà loro qualcosa, sarà il meno disumano a salvarsi. Un guardone dal palazzo di fronte (la copertina è semplicemente splendida), di cui chi è meno preso da sé ogni tanto si accorge, o perlomeno ne sospetta la presenza, li osserva e racconta. Ha l’attenzione certosina di un ricercatore al microscopio. I dirimpettai passano il tempo in una casa che sembra la location di uno spot o di uno sceneggiato ambientato nell’altissima borghesia, un non-luogo da catalogo di arredamento di lusso, dove anche il gatto pare un prodotto di design e la domestica – hanno tutte lo stesso nome, quindi nessuna ha identità… – continuamente vessata è considerata poco meno di un panno sporco, tra terrazzi su cui scegliere, in base alla luce giusta, dove sorbire il proprio cocktail o il centrifugato energetico indispensabile per il benessere del corpo e forse anche della mente, chissà, feste su feste, cocaina, psicanalisi, sesso, anche con terzi uomini, attori di soap o gente reclutata in chat, per ravvivare la monotonia della vita di coppia fondata principalmente sul mero e reciproco utilitarismo (il più anziano si è comprato un giocattolo erotico in carne e ossa, il più giovane si gode l’opulenza per cui certo non si uccide di lavoro), abiti e biancheria di marca in cui si muovono fasciati, lucidi come modelli di intimo durante uno shooting fotografico. O come cernie appena pescate. E poi, naturalmente, c’è la Rai. In generale, il mondo della nostra televisione. Un mondo sospeso. Le cui regole seguono una sola legge, quella del più forte. Se ti comporti male finisci a La7. L’ex sindaco di Roma si arrabatta a chiedere favori. Lo scherzo che si fa a tutte le nuove reclute è mandarle a cercare Giancarlo Magalli al presidio antifascista. E poi ci sono cognati bifolchi, sorelle New Age con prole che vanno in giro con gonne decorate alla maniera africana e si fanno mettere incinte da tassisti dallo sguardo speciale in una piazzola di sosta del Grande Raccordo Anulare di Roma più o meno all’altezza dell’Ardeatina, mentre raggiungono l’osservatorio di Monte Porzio Catone dove il loro gruppo di viaggi astrali si riunisce per meditare intorno all’Occhio del Cielo… Una satira amara, pubblicata da Baldini & Castoldi, scritta in stato di grazia da Fabio Viola.

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